Esposizioni

All’interno degli Spazi Espositivi presso Ca’ Giustinian dei Vescovi, l’edifico adiacente a Ca’ Foscari, l’Ateneo ospita prestigiose esposizioni internazionali.
Gli Spazi Espositivi si sviluppano in quasi ottocento metri quadri ripartiti tra l’androne al piano terra, l’ampio salone al primo piano e altre sale più raccolte. Stucchi, travature decorate policrome e dorate, caminetti monumentali e pavimentazioni alla veneziana impreziosiscono i locali.

Altre esposizioni sono ospitate presso gli spazi di Ca’ Foscari Zattere - Cultural Flow Zone.

Spazi espositivi Ca' Foscari

Ultima esposizione
Valery Koshlyakov, Non smettiamo di costruire l'utopia
11 maggio-29 luglio 2017

Mostra a cura di Danilo Eccher
Direzione scientifica: Silvia BuriniGiuseppe Barbieri
Segreteria scientifica: Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR)

Ca’ Foscari Esposizioni ha dedicato un’ampia rassegna all'artista russo Valery Koshlyakov in coincidenza con gli Opening della 57ª Biennale.

Koshlyakov, che vive tra Parigi e Mosca, è presente con le sue opere in molte prestigiose collezioni francesi, come quelle del Louvre e del Centre Pompidou, oltre che naturalmente in alcuni dei principali musei di Stato russi, come il Museo Puškin e la Galleria Tret'jakov (Mosca) o il Museo Russo (San Pietroburgo). Va inoltre segnalato in particolare il Museo dell’Impressionismo Russo (Mosca), che ha sostenuto il progetto di Venezia, in cui di recente l'artista ha allestito una sua mostra personale. Koshlyakov infatti è da molti anni considerato come una delle più autorevoli e interessanti voci dell’arte russa contemporanea.

Nella mostra veneziana sono state presentate opere che fanno riferimento alla città lagunare e alla sua delicata e frangibile bellezza, ma è stato soprattutto il tema dell’architettura del palazzo e del suo interno - sia esso a Mosca o a Venezia - che ha fatto da filo conduttore al percorso di mostra. Opere di grandi dimensioni, che riecheggiano gli studi di scenografia per l'evidente capacità di ricostruire lo spazio, come quando mette in scena le Sette sorelle di Mosca, gli imponenti grattacieli paradigmi del classicismo socialista. Nel lavoro di Valery Koshlyakov si può parlare in un certo senso di “gigantismo”: un gigantismo paradossale che impiega materiali poveri e di scarto come cartoni, colla, scotch, plastica, colori di avanzo – cosicché le bellissime “vedute” diventano esse stesse un allestimento di grande impatto visivo e di sicuro coinvolgimento.

I due piani di Ca’ Foscari Esposizioni hanno ospitato circa 25 grandi dipinti su tela e cartone e 12 sculture. Ha accompagnato la mostra la monografia dedicata all’artista edita da Silvana Editoriale.

Valery Koshlyakov è nato nel 1962 a Sal’sk, nel territorio del Rostov, dove ha frequentato una fra le più prestigiose Accademia d’Arte della Russia. Nel 1988 ha aderito al movimento “Arte Morte”, un’associazione che riuniva i giovani artisti di una nuova stagione espressiva. Il nome, che richiama il motto del Che: “Patria o Muerte”, indicava lo spirito rivoluzionario che animava questi giovani protagonisti, che amavano dipingere le loro opere persino nei gabinetti pubblici. Koshlyakov lascia tuttavia presto Mosca, per lavorare tra Berlino e Parigi, dando così l’avvio al suo successo internazionale. Le sue grandi tele fissano l’immagine di un'intima fragilità, un sofferto stato di ansietà che si fissa nella vuota monumentalità delle rovine classiche. Si alternano simboli di città, di popoli, di epoche: sono gli aspetti visionari di un’arte che non smette di rincorrere l’Utopia, sono memorie e fantasie che confondono la realtà di un paesaggio con il desiderio di un’apparizione. Si tratti del Cremlino o di Notre Dame, del Colosseo o del Pentagono, di Place de la Concorde o di quella del Vaticano, dei frammenti di Pompei o delle architetture staliniane, ciò che ammiriamo sono sempre immagini in perenne bilico fra speranza e realtà. Opere all’apparenza colossali ed eterne nei dipinti di Koshlyakov assumono l’aspetto di meravigliose e fragili macerie. Macerie di grandiose civiltà, dilavate, meglio, ripulite e condotte dall’artista verso la loro vera essenza. Koshlyakov rincorre la fragilità utopica dei sogni artificiali, degli edifici del potere, dell’inevitabile dissolversi di ogni grandezza.

CFZ - Ca' Foscari Zattere

Prossimi appuntamenti

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Appuntamenti trascorsi

Ultima esposizione: HYBRIS - Ibridi e mostri nell'arte contemporanea

MULTIMEDIA EXHIBITION

Curatori: Silvia Burini, Giuseppe Barbieri, Anna Frants, Elena Gubanova
Assistenti curatori: Angela Bianco, Alessia Cavallaro, Varvara Egorova

13.05.17 – 28.06.2017

Artisti, partecipanti: Lucia Veronesi (IT), Alvise Bittente (IT), Valentina Povarova (RU), Irina Nakhova (RU+USA), William Latham (UK), Alexandra Dementieva (Belg), Peter Patchen (USA), German Vinogradov (RU), Alexander Terebenin (RU), Alexei Kostroma (DE), Vitaly Pushnitsky (RU), Ludmila Belova (RU), Ivan Govorkov (RU), Elena Gubanova (RU), Carla Gannis (USA), Anna Frants (RU+USA), Alexander Shishkin-Hokusai (RU), Natalia Lyakh (FR), Boris Kazakov (RU).

Il progetto, organizzato da MediaArtLab CYLAND, comprende opere di 19 artisti che provengono da Italia, Russia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio e Stati Uniti. Il tema del progetto esamina uno dei meccanismi fondamentali della società del nostro tempo: la connessione di ciò che non può essere connesso, i problemi nelle relazioni tra il “proprio” e ciò che è “d'altri”. Nell'esibizione le nuove tecnologie e i vecchi media creano uno spazio dove il territorio personale delle opere non è delimitato, ma dove i segni si uniscono e influenzano a vicenda, creando nuovi “frutti ibridi” della percezione dell'arte. Cyberspazi strutturati, riflessioni post-sovietiche, ibridi tra geometria e classici, arte e vita – tutta questa diversità di oggetti presentata dagli artisti suggerisce come questo tema fosse rilevante 5.000 anni fa esattamente come ora.