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Donne e “primavera araba”. Una prima esplorazione del web, a cura della redazione

L’ondata di sollevazioni e di proteste che ha animato ed anima ancora il bacino Mediterraneo e il MedioOriente, comunemente denominata “primavera araba”, ha suscitato un notevole interesse nei media e nella rete. I siti che si occupano di questo fenomeno sono alquanto eterogenei – dai principali quotidiani online nazionali ed internazionali, ai blog, ai social forum, ai siti di organizzazioni governative e non – mentre le informazioni veicolate hanno un taglio principalmente cronachistico stante la fluidità e complessità del quadro politico, anche se non mancano approfondimenti sociali, economicie antropologici, soprattutto da parte degli osservatori esterni. Data la vastità dell’argomento, si propone qui di seguito una piccola cernita di siti e articoli rappresentativa di quanto è possibile ritrovare nella rete sul tema “mobilitazione femminile e primavera araba”. La selezione, in particolare, pone in evidenza non solo l’alto tributo – in termini di vite umane e violenze subite – pagato dalle donne di ogni età e condizione per riuscire a portare innanzi il vessillo della libertà e della democrazia, ma anche le loro crescenti difficoltà a collocare le istanze specificatamente di genere (parità uomo/donna) all’interno dei diversi processi di riforma costituzionale in corso nel mondo arabo.

  • Un primo quadro delle rivolte, dei singoli episodi e delle proteste che si sono verificate nelle regioni del medio/vicino oriente e del nord Africa a partire dal dicembre del 2010 può essere ricostruito, con specifici rimandi alle cronache (proteste, risposte dei governi, cambi di regime), attraverso una mappa interattiva continuamente aggiornata (http://www.guardian.co.uk/world/interactive/2011/mar/22/middle-east-protest-interactive-timeline).

  • Per un’analisi del ruolo delle donne nelle rivolte della “primavera araba” si veda l’articolo di Natana J. Delong-Bas, Les Femmes du Printemps Arabe: Leurs oréoccupations sont celles de tout un chacun consultabile all'indirizzo: http://awid.org/fre/Actualites-et-Analyses/Enjeux-et-Analyses/Les-femmes-du-Printemps-arabe-leurs-preoccupations-sont-celles-de-tout-un-chacun), mentreutili spunti sull’attivismo delle associazioni femminili possono essere tratti da Le monde diplomatique (www.monde-diplomatique.fr e http://mondediplo.com).

  • Una voce dall’interno, prima e dopo le rivolte in Tunisia, è costituita dal blog di Lina Ben Mhenni, A tunisian girl (http://fr-fr.facebook.com/atunisiangirl), aperto ancora nel 2007. I suoi scritti di denuncia della dittatura hanno accompagnato la rivoluzione tunisina, fornendo commenti ed informazioni frutto di inchieste ed esperienze personali. Il racconto delle vicende tunisine e del suo blog è diventato un libro, recentemente pubblicato anche in edizione italiana (L. Ben Mhenni, Tunisian girl. La rivoluzione vista da un blog, Edizioni Alegre 2011).

  • Un’interessante riflessione sulla realtà femminile tunisina nel periodo di transizione è offerta dalla femminista Sana Ben Achour, presidente dell’Association Tunisienne des femmes democrates” che nel contributo “Femme et rapport de genreau fil de presse tunisienne” (http://femmesdemocrates.org/wp-content/uploads/2011/09/Rapport.-femmes-et-presse-quotidienne.-analyse-de-contenu.pdf) ha investigato il rapporto delle donne con la società civile e con i media ed evidenziatola progressiva scomparsa della componente femminile dagli spazi pubblici e dagli stessi media.

  • Tra il mese di settembre e di novembre del 2011 diverse voci hanno evidenziato come l’attenzione nei confronti delle istanze di democrazia e di parità economica e giuridica delle donne siano state messe in secondo piano e rischino di essere condizionate da un ritorno dell’islamismo integralista; si segnalano, tra i tanti, gli articoli di Jelle Mampaey “Printemps arabe: Les femmes arabescraignent la montée de l'islamisme”, (www.ipsnouvelles.be/news.php?idnews=10920) e Armin Arefi, “Le Printemps arabe oublieles femmes” (http://www.lepoint.fr/monde/le-printemps-arabe-oublie-les-femmes-26-09-2011-1377655_24.php).

  • La primavera araba ha permesso di dare voce e ha valorizzato le spinte alla democrazia, alla lotta contro le discriminazioni e per i diritti umani apportati dalle associazioni femministe, come quella egiziana (New Women’s Foundation), fondata nel 1984 e guidata dall’attivista femminista Amal Abdel Hadi (http://nwrcegypt.org/en/). Uno degli obbiettivi dell’associazione è anche quello di mettere in rete le associazioni femministe egiziane e di dare un contributo alla crescita democratica egiziana.

  • In Marocco è attiva da lungo tempo l’Associationdemocratiquedes Femmes du Maroc, guidata dall’attivista storica Rabea Naciri già protagonista nell’esecutivo dell’associazione non governativa Collectif 95 Maghreb Egalité, una rete di associazioni femminili e di ricercatrici provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia, il cui scopo era prevenire la violenza contro le donne. Rabea è una delle principali e più note attiviste nel Maghreb, conoscitrice del modo femminile arabo, della povertà femminile, delle strategie di promozione di diritti delle donne. L’attività dell’associazione democratica delle donne del Marocco si è notevolmente rafforzata nel corso del 2011, prendendo parte a diverse manifestazioni ed eventi volti ad ottenere un sistema democratico unito a maggiori diritti per le donne, (http://www.adfm.ma/index.php?lang=fr)

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Ultima modifica: 12/01/2012 da Rivista Deportate