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23/11 fermo Esse3

Al campo profughi

 
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Tutto ha avuto inizio dalle famiglie che abitano i villaggi limitrofi al confine che, vedendo il flusso di migranti, hanno dato una prima assistenza fornendo cibo, acqua e ospitalità nelle proprie case. Poi è partita una gara di solidarietà anche dal resto della Tunisia per portare aiuti e medicinali. Le condizioni nei campi, infatti, sono drammatiche; basti pensare all’affollamento e alle sue conseguenze gravissime sulla salute e la dignità delle persone.
Per dieci giorni i tunisini hanno fatto fronte da soli ad un flusso di oltre 10.000 persone al giorno; il 5 aprile erano circa 150.000 persone. Solo dalla seconda settimana sono intervenute le organizzazioni internazionali.
Facciamo subito i conti con la complessità delle migrazioni interafricane; migrazioni dieci volte maggiori, per quantità, dell’allarme costruito dai ministri degli interni europei. Troviamo conferma dei dati che ci ha fornito la protezione civile tunisina dai medici volontari: la maggioranza degli arrivi, nell’ultimo mese, riguarda l’Africa centrale, la Somalia e l’Eritrea. Molti erano in Libia per lavorare regolarmente o, da clandestini, in attesa di metter da parte il “gruzzolo” necessario per raggiungere l’Italia e quindi l’Europa.

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