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Contro la crisi un nuovo patto di sistema

03/05/2012

Sono 3mila 446 i bilanci analizzati con le più recenti tecniche aziendali di valutazione per capire le reali potenzialità di sviluppo dell’intera Marca Trevigiana. È l’ultimo lavoro che esce dai laboratori del Campus di Ca’ Foscari a Treviso, su commissione della Camera di Commercio di Treviso, sollecitando una nuova sfida: il futuro dipenderà anzitutto dalla capacità di far funzionare in modo coordinato le diverse forme di capitale disponibile (umano, produttivo, culturale, finanziario, ecc.)

Dallo studio infatti emerge un dato chiaro: con la crisi è crollata la distinzione tra piccole, medie e grandi imprese. A caratterizzare un’azienda rispetto ad un’altra è infatti ora non la dimensione, ma la capacità di utilizzare il capitale disponibile.

Nonostante le difficoltà congiunturali, la manifattura trevigiana ha i numeri per reggere la crisi: soprattutto se associa, agli inevitabili cali di fatturato, la capacità di ridisegnare l’architettura dei rischi per categorie di aziende: «Le piccole aziende sono più capaci di gestire i rischi legati ai prezzi, ma sono molto più esposte a quelli di variazione delle quantità; nelle grandi aziende accade esattamente il contrario» spiega Elisa Daniotti, fra gli autori del lavoro.

È il coraggio di andare controcorrente che salva le imprese della Marca: continuando ad investire in capitale fisso e, soprattutto, in capitale umano. Investire in capitale umano fa produrre 11 euro di margine lordo in più ogni 100 euro di fatturato mentre investire in capitale produttivo apre prospettive di crescita superiori al 16% ancora necessario al futuro della manifattura trevigiana per uscire definitivamente dalla crisi.

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Ultima modifica: 03/05/2012 da Ufficio Comunicazione