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La pasta italiana in Oriente: cotta nel wok e condita col miele

17/08/2012

In Cina la cucinano ‘fusion’, in Giappone può essere l’ingrediente di una cena romantica, i turchi la considerano esotica. Un gruppo di 25 studenti cafoscarini, sotto la “guida” del colosso della pasta Barilla spa e coordinati dai docenti del Dipartimento di studi sull’Asia e l’Africa Mediterranea, hanno esplorato per mesi blog e siti web di cucina, hanno preparato ricerche, materiali e idee, per indagare gli aspetti relativi al consumo di grano e pasta in Asia

VENEZIA – I cinesi la cuociono nel wok per poi condirla con miele, yogurt, soia; i giapponesi la inseriscono nel menù settimanale delle scuole d’infanzia proponendola con salsa al pomodoro o con sugo di carne, gli adulti del Sol Levante la gustano al ristorante nelle occasioni speciali.

Se poi si sbirciano i blog e i siti internet di cucina è facile imbattersi in ricette ‘fusion’ che uniscono la pasta italiana ai sapori e ingredienti asiatici tradizionali, con risultati molto poco mediterranei. I più frequenti consumatori? I single e le casalinghe che hanno più tempo da dedicare ai fornelli. E in Turchia? Qui la pasta di semola di grano duro è considerata un piatto esotico ed è ancora poco consumata, così come il concetto di sostenibilità appare ancora debole in questa cultura.

Curiose le scoperte dei ragazzi sul consumo della pasta:
CINA

GIAPPONE

TURCHIA


E’ questo lo spaccato culturale alimentare asiatico, emerso al termine della ricerca Food and cultural mediation between mediterranean and asian countries realizzata da un gruppo di 25 studenti di lingue dell’Università Ca’ Foscari di Venezia per conto di Barilla, ambasciatrice della cultura gastronomica italiana nel mondo.
Il workshop, affidato al Dipartimento di studi sull’Asia e l’Africa Mediterranea dell’ateneo veneziano, è stato avviato a febbraio, condotto e concluso con il coordinamento di un gruppo di docenti dell’ateneo: Nicoletta Pesaro come coordinatore del progetto, Marcella Mariotti (Giappone), Valeria Zanier (Cina), Vera Costantini e Giampiero Bellingeri (Turchia).

Lo studio condotto dagli studenti di Ca’ Foscari che ha una significativa tradizione nel campo degli studi delle lingue orientali, ha esplorato l’uso del grano e il consumo della pasta italiana in Cina, Giappone e Turchia nei loro molteplici aspetti, culturali e sociologici, con uno sguardo attento alla storia e alle tradizioni dei tre popoli orientali.

Uno studio che ha messo all’opera 25 studenti dell’ateneo veneziano che hanno svolto una dettagliata indagine documentata su fonti bibliografiche, stampa, TV e internet per studiare l’approccio culturale alla pasta italiana di Paesi come la Cina, il Giappone e la Turchia. Ne è nato un report accurato ricco di immagini; fra le curiosità un vero e proprio ‘caso di studio’: una possibile soluzione di ‘pacco di pasta’ per il mercato cinese.

Tiziana Lippiello, Direttore del Dipartimento di studi sull’Asia e l’Africa Mediterranea di Ca’ Foscari: «La forte tradizione di Ca’ Foscari nello studio delle lingue/culture asiatiche si concretizza nella propensione a combinare la necessaria conoscenza della tradizione culturale delle società asiatiche con la comprensione delle dinamiche socioeconomiche e culturali della contemporaneità – spiega Lippiello - I Paesi asiatici oggetto di studio sono realtà economiche diverse, ma tutte fondamentali e strategiche nello scenario contemporaneo; i meccanismi economici, le dinamiche socioculturali e il contesto politico non si comprendono se non si possiede una forte competenza linguistica a culturale di base».

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Ultima modifica: 17/08/2012 da Ufficio Comunicazione