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Ricerche

Elisa Ferraretto, Il delitto di stuprum tra Cinquecento e Seicento. Il caso di Artemisia Gentileschi

This essay is based on the trial for the rape of Artemisia Gentileschi, the famous painter who was raped by Agostino Tassi in 1611. Attention focuses first on the structure of the crime of rape and then on the criminal trial against Agostino Tassi, where the victim had to bravely defend her honor as a respectable woman, even accepting to be tormented. We also reflect on the so-called delictum stupri in the sixteenth and seventeenth centuries.

Questo saggio ricostruisce il processo per lo stupro di Artemisia Gentileschi, la famosa pittrice che fu stuprata da Agostino Tassi nel 1611. L’attenzione si sofferma sull’atteggiamento di Artemisia Gentileschi che al processo dovette difendere il proprio onore di donna rispettabile e sulla concezione del crimine di stupro così come era inteso nel XVI e XVII secolo.

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Bruna Bianchi, Arte, lavoro, domesticità

Starting from the most influential work by John Ruskin, Unto This Last, this essay briefly reconstructs the thought and the influence of the British author on economists, researchers, and above all on social reformers of his time. It focuses on the different understanding of division of labour, sexual division of labour, and domesticity by the men and women who joined those movements, dwelling on their different ethical and gendered visions.

Prendendo le mosse dallo scritto di John Ruskin A quest’ultimo il saggio ricostruisce brevemente il pensiero e l’influenza dell’autore britannico su economisti, ricercatori, e soprattutto sui riformatori e riformatrici sociali del suo tempo. Si sofferma sul diverso modo di intendere la divisione del lavoro, la divisione sessuale del lavoro e la domesticità da parte delle donne e degli uomini attivi nei movimenti Arts and Crafts e nei social settlements, sulle loro differenti visioni etiche e di genere

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Marianna Scarfone, Genere, razza e psichiatria coloniale

This article approaches themes dealing with both the history of colonialism and the history of psychiatry. It starts from a clinical case of which the psychiatrist Angelo Bravi left a trace in his essay Temperamento paleopsicologico e psicosi di civilizzazione presented in the section Documents of this DEP issue. It points out the doctor-patient dynamics, and the peculiarity of this case, in which the subaltern female patient can speak, while the most of them were never given a voice.

Questo saggio affronta temi di storia del colonialismo e di storia della psichiatria. Esso prende le mosse da un caso clinico di cui lo psichiatra Angelo Bravi lasciò traccia nel suo saggio Temperamento paleopsicologico e psicosi di civilizzazione riprodotto nella rubrica Documenti di questo numero della rivista. Particolare attenzione è prestata al rapporto medico-paziente e alla peculiarità del caso in cui una donna “subalterna” può parlare, mentre molte altre donne non ebbero voce.

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Francesco Levorato, L’internamento dei nippoamericani durante la Seconda guerra mondiale

On February 19th, 1942 few weeks after the attack against the American naval base at Pearl Harbor President Franklin Delano Roosevelt, under the pressure of military, issued Executive Order 9066, authorizing the exclusion of enemy aliens from the West Coast. The residents of Japanese ancestry were given little time to sell their homes and close all activities before being interned in relocation centers, where many of them lived until the summer of 1945. In this article, I focus on the internment experience of the Japanese families in the United States and Canada, especially through the narratives of four women.

Il 19 febbraio 1942, poche settimane dopo l'attacco giapponese alla base navale di Pear Harbor il presidente Roosevelt, sotto la pressione delle autorità militari, emanò l’Executive Order 9066 che autorizzava l’espulsione dei cittadini stranieri di nazionalità nemica dalla costa occidentale. Ai residenti di origine giapponese fu concesso un tempo molto breve per vendere le loro case e chiudere le loro attività prima di essere internati nei “relocation centers” dove molti di loro vissero fino al 1945. Questo saggio ricostruisce l’esperienza dell'internamento delle famiglie giapponesi attraverso le narrazioni di quattro donne.

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Dagmar Wernitznig, “It is a strange thing not to belong to any country, as is my case now”

This essay attempts to contextualise Rosika Schwimmer’s political, public, and literary activism, particularly pertaining to her outspoken resistance and protest against emerging European fascisms from the 1920s onwards. At that time, Schwimmer – one of the most transnational feminists – was stranded as stateless exile and dissident in the United States, with no prospects of gaining American citizenship. The essay then concludes with Schwimmer’s endeavours to help victims of fascism in Europe before, during, and after the Second World War.

Questo saggio tenta di contestualizzare l'attivismo politico e letterario di Rosika Schwimmer, in particolare rispetto alla sua aperta resistenza e protesta contro i fascismi emergenti in Europa dagli anni Venti. A quel tempo Schwimmer – una delle più influenti femministe transnazionali – era esule negli Stati Uniti, senza alcuna possibilità di ottenere la cittadinanza. Il saggio si conclude con la descrizione degli sforzi da parte della femminista ungherese di aiutare le vittime del fascismo, prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale.

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Maria Grazia Suriano, La Wilpf. Cento anni di impegno per la pace e i diritti delle donne

This paper aims to illustrate the feminist pacifist experience of the Women’s International League for Peace and Freedom, which stands out from others for longevity and originality. Founded in 1915, It is a non-governmental organization, of which two of its international presidents, Jane Addams and Emily Balch, were awarded with the Nobel Peace Prize. An original characteristic of this organization is its emphasis on investigating the status of women in society, going to show that violence against women is the root of the militaristic culture.

Il saggio si propone di illustrare l’esperienza femminista e pacifista della Women’s International League for Peace and Freedom che si distingue per la sua longevità e originalità. Fondata nel 1915, è una organizzazione non governativa di cui due delle sue presidenti – Jane Addams ed Emily Greene Balch – furono insignite del premio Nobel per la pace. Una caratteristica di questa organizzazione è l'attenzione rivolta alla condizione femminile volta a dimostrare che la violenza contro le donne è alla base della cultura del militarismo.

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Ultima modifica: 15/01/2015 da System Administrators