Home > Ricerca > Innovazione > Riviste telematiche > DEP Deportate, Esuli e Profughe > Numeri pregressi > n. 29, 01/2016 - Primo Levi e le scritture della salvazione e del trauma (numero speciale) > Ricerche

Ricerche

Stefania Lucamante, L’eredità ‘indispensabile’ di Primo Levi: da Eraldo Affinati a Rosetta Loy tra storia e finzione

A time lapse separates the first written renditions of survivors’ experience in the camps from recent and distinctly literary works on the Shoah. While such a time lapse might indicate a mending of the fissure that occurred in Jewish culture, Affinati and Loy, heirs to Levi’s legacy, use fictional tools to discuss the behavior of human nature when placed in extreme situations. Today, awareness and knowledge of the events call for a renewed sense of ethics and responsibility. Writing fiction about the Shoah has become the validation of such renewed responsibility.

Un lasso temporale di alcuni decenni separa i primi scritti di testimonianza dai più recenti lavori letterari sulla shoah. Mentre un tale lasse temporale sarebbe indicativo di una riparazione della crepa apertasi nella cultura ebraica, eredi del lascito leviano come Affinati e Loy usano strumenti finzionali per discutere il comportamento della natura umana quando questa è posta in situazioni estreme. La consapevolezza e la conoscenza degli eventi reclama oggi un rinnovato senso etico e di responsabilità, di cui la scrittura finzionale sulla Shoah è divenuta la convalida. 

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Rossella Palmieri, “Solo quando è infelice l’uomo ha gli occhi ben aperti”: Levi e Némirowsky allo specchio

“War is always”: La Tregua’s assumption certainly combines with the works of Irène Némirovsky. Both authors describe the condition of perpetual siege that permeates daily life. They also were able to achieve an idea of “happiness” which in some way coincides with the act of writing. At the same time they are able to represent the animalization of man as well as contemplate the states of rest, where it is possible to live.

“Guerra è sempre”: il famoso assunto de La tregua si addice certamente alle opere di Irène Némirovsky. Entrambi gli autori descrivono la condizione di assedio che permea l'esistenza quotidiana degli uomini. Entrambi furono capaci di conseguire un'idea di felicità in qualche modo coincidente con l'atto dello scrivere. Allo stesso tempo, entrambi sanno rappresentare l'animalizzazione dell'uomo così come contemplare gli stati di quiete, nei quali è possibile vivere.

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Katharina Kraske, Il corpo come testimone. La corporeità come esperienza centrale del lager nelle testimonianze di Primo Levi e Liana Millu

In the camp experience the body is not only the place that stores the memory, but it is also used as a motif for transferring the memory in literary testimony. The present contribution outlines the fact that both Levi and Millu put the topic of corporeality at the center of their testimonies. While Levi explains precisely through the experience of the body the de-subjectification undergone, Millu points at the subjectivity by presenting the feminine body as a means of resistance. Both are narrative forms chosen for the attempt to reproduce the undergone corporal experience through language.

Nell’esperienza del campo, il corpo non è solo il luogo di immagazzinamento della memoria, ma è usato anche come un motivo per trasporre la memoria in testimonianza letteraria. Il presente contributo descrive a grandi linee il fatto che sia Levi, sia Millu mettono la questione della corporeità al centro delle loro testimonianze. Mentre Levi spiega proprio mediante l'esperienza del corpo la de-soggettivazione subita, Millu addita il tema della corporeità, presentando il corpo femminile come mezzo di resistenza. Entrambe sono forme narrative scelte per tentare di riprodurre tramite il linguaggio l'esperienza corporea subita.

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Gianfranco Ferraro, Il corpo postumo. Note sulla sopravvivenza ne “Il Portiere di notte”

Primo Levi's severe criticism of Cavani’s The Night Porter (1974) is basically founded on the dangers to which an aesthetic representation of power relationships could lead, as in the case of the Holocaust. But in actual fact the problem of an aesthetic representation of camps, and of the power relationships in the camps, especially after the death of the last survivors, does not lose its complexity. Cavani’s film, as we try to explain, does not reject this complexity, and even produces further considerations about the impossibility of escaping to a widespread totalitarianism.

La severa critica di Levi a "Il portiere di notte" (1974) della Cavani si basa in fondo sui pericoli ai quali può condurre una rappresentazione estetica dei rapporti di potere, come nel caso dell’Olocausto. Ma in realtà il problema di una rappresentazione estetica dei campi e dei rapporti di potere al loro interno, specialmente dopo la morte degli ultimi sopravvissuti, non ha perso alcunché della propria complessità. Il film della Cavani non rigetta tale complessità e produce anzi ulteriori considerazioni circa l'impossibilità di sfuggire a un totalitarismo diffuso. 

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Jonathan Druker, Il percorso e la fossa: la storia e la memoria traumatica in “Se non ora, quando?” di Primo Levi

The principal claim of this article is that If Not Now, When? succeeds as a work of Holocaust historical fiction because it subverts its own narrative flow—its path—by constantly invoking the pit, the site of trauma that threatens to block the partisans’ access to the future. In support of this claim, the article not only analyzes the literary strategies Levi uses to engage his fictional characters in the documented history of World War II, but also uncovers his techniques for representing their memories of the Holocaust, a collective trauma that violently interrupted the course of history.

La tesi principale di quest’articolo è che Se non ora, quando? è un’opera riuscita di finzione storica sull’Olocausto poiché sovverte il proprio flusso narrativo – il proprio sentiero - invocando costantemente la fossa, il sito del trauma che minaccia di bloccare l'accesso dei partigiani al futuro. A supporto di tale affermazione, l'articolo non analizza solo le strategie letterarie usate da Levi per inserire i caratteri finzionali nella storia documentata della seconda guerra mondiale, ma scopre anche le tecniche da lui adottate per rappresentare le loro memorie dell’Olocausto, un trauma collettivo che ha violentemente interrotto il corso della storia.

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Antonio R. Daniele, Sopravvivere nel documentario. Il “corridoio” della storia e della memoria nella “Strada di Levi” di Davide Ferrario e Marco Belpoliti

Ferrario’s and Belpoliti’s La strada di Levi is the film adaptation of a season of our best “reducismo”, in which the individual case embodies both the civic point of view and the perspective of social and historical changes. Despite some aesthetic and syntactic limitations, La strada di Levi is that moment during which the veteran can repeat the experience of pulling up his roots, of the tragic preeminence of the unreal over the real, thanks to a film that, although based on reconstructions and testimonials, maintains the fictitious halo, typical of similar products, even the most documented.

La strada di Levi di Ferrario e Belpoliti è l’adattamento filmico di una stagione del nostro migliore “reducismo”, in cui il caso individuale incorpora il punto di vista civile e la prospettiva dei cambiamenti sociali e storici. A dispetto di qualche limite estetico e sintattico, La strada di Levi è il momento nel quale il veterano può esperire nuovamente l’estirpazione delle sue radici e la tragica preminenza dell’irreale sul reale, grazie a un film che, sebbene basato su ricostruzioni e testimonianze, mantiene l’alone fittizio tipico di questi prodotti, anche dei più documentati.

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Massimo Giuliani, Primo Levi tra etnologia e pietas

Among scholars of Primo Levi, the necessity is perceived of a global evaluation of his literary work, especially in light of a Wirkungsgeschichte full of ethical implications. This essay explores Levi’s humanistic education as a basis for his “moral resistance” to the fascist doctrine and propaganda, as well as for his attitude toward understanding human beings in a more philosophical perspective. Such an approach is an anthropological vision that is inspired by a balanced combination of skepticism and pietas, ethnology and sympathy, detachment and solidarity.

Tra gli studiosi di Primo Levi si avverte la necessità di una valutazione globale della sua opera letteraria, specialmente alla luce di una Wirkungsgeschichte piena di implicazioni etiche. Questo saggio esplora la formazione umanistica di Levi come base sia per la sua “resistenza morale” alla dottrina e alla propaganda fasciste, sia per la sua attitudine alla comprensione degli esseri umani in una prospettiva più filosofica. Un tale approccio è una visione antropologica ispirata da un’equilibrata combinazione di scetticismo e pietà, etnologia e simpatia, distacco e solidarietà.

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Ultima modifica: 15/01/2015 da System Administrators