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M. Pisarri, Il campo della Fiera di Belgrado (1941-1942)

Nell'aprile 1941 la Jugoslavia fu occupata dagli eserciti nazista e fascista. Nel paese vivevano circa 75.000 ebrei, di cui 17.000 in Serbia. Nei giorni immediatamente successivi all'occupazione fu creato un corpo di polizia con lo scopo di eliminare la popolazione ebraica. Nell'estate del 1941 gran parte degli uomini oltre i 16 anni furono fucilati o internati in campi a Belgrado e nella Serbia settentrionale. In dicembre iniziò la deportazione delle donne e dei bambini nel campo di Sajmishte presso Belgrado, un campo in cui le condizioni erano terribili. La maggioranza delle deportate e dei loro bambini perse la vita all'interno di un camion attrezzato per la gassazione, inviato da Berlino nell'aprile del 1942. Il saggio ricostruisce le varie fasi dello sterminio e, soprattutto, le condizioni di vita nel campo di Sajmishte, attraverso la storiografia, le fonti ufficiali serbe, le lettere delle internate conservate negli archivi belgradesi.

On 17th April 1941 the occupation of Yugoslavia by Nazi and Fascist forces was completed. The Nazi administration immediately drew attention to the Jewish question: there were about 75 thousand Jews living in the former Yugoslavia; in Serbia alone there were about 17 thousand. After introducing measures of discrimination, in the summer of 1941 it began to eliminate the male Jewish population – about 5 thousand men over 16 – shooting them for retaliation and interning them in concentration camps in the northern part of Serbia and in Belgrade.
Beyond their hatred for Jews, Nazi headquarters in Germany and in Serbia feared that the Jews would join the already strong partisan forces in the fight to liberate Yugoslavia. It was therefore decided to eliminate potential enemies. At the beginning of November 1941 the male Jewish population was completely destroyed.  
In December the destruction of the Jewish female population began. Over 5 thousand women with their children were interned in a camp built at the former fair of Belgrade, called Sajmište, located opposite the city centre, on the other side of the river Sava. Life in this camp was extremely hard: insufficient and poor food, cold, inadequate hygienic conditions and illnesses caused from the beginning a high death rate. This hell lasted for five months: in April 1942 the Nazis decided to eliminate the Jews and to turn Sajmište into a camp for war prisoners. In order to solve this question as soon as possible, the SS headquarters in Berlin sent a special lorry adapted to kill “passengers” with gas during their transport to a new hypothetical camp. When work was completed, dead bodies were dumped and buried in mass graves excavated near the town of Jajinci. Every day between 70 and 300 Jews were killed in this way.
A lot has been written about this camp, but only in Serbian (and something in English). The best work is M. Koljanin's Nemački logor na Beogradskom sajmištu 1941 – 1944 (German Concentration Camp at the Belgrade Fair 1941 – 1944), ISI (Institut za Savremenu Istoriju), Beograd 1992, but other important records are preserved in the Jewish Historical Museum of Belgrade. Here are also housed the letters that some women were able to send out of the camp. These are probably the most important sources for understanding what life in a concentration camp really means.


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Ultima modifica: 14/06/2009 da Rivista DEP