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B. Vincent, Slaveholding Indians. The Case of the Cherokee Nation

Questo saggio si sofferma su un aspetto spesso dimenticato della storia Americana: sulla diffusione della schiavitù tra gli indiani insediati in molte zone degli Stati Uniti e sul trattamento da loro riservato agli schiavi di origine africana, anche dopo la deportazione di massa nell'Oklahoma (nota come "Il sentiero delle lacrime"). L'esempio più significativo di questa tradizione - una tradizione radicata nella storia indiana, riemersa e incoraggiata dallo sviluppo su larga scala della schiavitù tra i bianchi - è quello dei Cherokee,  nonostante si trattasse della nazione indiana più avanzata, o forse proprio per questa ragione. Tale mutamento non fu soltanto riprovevole sul piano morale, ma si rivelò politicamente disastroso nel momento in cui, i Cherokee e altre tribù deportate che adottavano la schiavitù, per salvare la propria organizzazione sociale, appoggiarono la Confederazione durante la Guerra civile. Il prezzo che dovettero pagare fu estremamente alto.

This essay is about an often forgotten aspect of American history: the existence of slaveholding Indians in various parts of the United States and the way they treated their own black slaves, even after their mass deportation to Oklahoma (known as the "Trail of Tears"). Although - or because - they were the most advanced Indian nation, the Cherokees are the best illustration of that slave-holding tradition - a tradition rooted in the Indian past and revived or encouraged by the large-scale development of slavery among their white neighbors. This cultural evolution was not only a morally blamable change; it turned out to be a political disaster, when, in order to save their social system, the deported Cherokees and other slave-holding tribes sided with the Confederate States during the Civil War. The price they had to pay for that was extremely high.

 


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Ultima modifica: 29/11/2006 da Rivista DEP