Home > Ricerca > Innovazione > Riviste telematiche > DEP Deportate, Esuli e Profughe > Numeri pregressi > n. 7, 07/2007 - Internamenti e deportazioni femminili tra storia e memoria > Ricerche > A. Vardy, Forgotten Victims of World War II: Hungarian Women in Soviet Forced Labor Camps

A. Vardy, Forgotten Victims of World War II: Hungarian Women in Soviet Forced Labor Camps

Tra la fine del 1944 e l'inizio del 1945 migliaia di giovani donne dai 15 anni in su furono deportate dall'Ungheria orientale verso campi di lavoro sovietici. Per periodi dai due ai quattro anni furono obbligate a vivere nelle condizioni più primitive ed atroci, lavorando in miniere di carbone ed in fattorie collettive. La maggior parte di queste donne non sopravvisse. Quelle che vi riuscirono ritornarono con infermità, malattie fisiche e psicologiche. Al loro ritorno furono trattate dal regime comunista come criminali di guerra e fu proibito loro di parlare di questa terribile esperienza. Fu soltanto dopo la fine del regime comunista, quando il loro destino fu rivelato grazie ad interviste e studi pubblicati in Ungheria, che poterono ottenere risarcimenti.

 

In late 1944 and early 1945 thousands of young women aged 15 and up were deported from Easte Ungary to Soviet forced labour camps. For two to four years they were forced to live under the most primitive and excruciating circumstances while working in coal mines and on collective farms. The majority of them did not survive. Those who did, returned with both physical and psychological illness and disease that lasted a lifetime. Upon their return they were treated as war criminals by the reigning communist regime. They were forbidden to speak about their horrid experiences for over forty years.  Not until after the fall of communism did they receive any compensation when their fate was fully revealed through interviews and studies published in the Hungarian press.

 


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Ultima modifica: 12/07/2007 da Rivista DEP