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Perchè il C.I.S.E.

 

 

Negli ultimi anni le questioni di etica sono diventate particolarmente importanti non solo per i singoli, ma anche per strati diversi della società civile e della società politica. Molte certezze ereditate sono state messe in discussione e forme nuove di sensibilità, quanto ai costumi, si sono imposte con una rapidità che non di rado ha prodotto, e ancora produce, imbarazzo e disorientamento. Basti qui accennare alle questioni sollevate dalla difficoltà di indicare valori comuni nella civile convivenza, ai delicati problemi sorti con la medicalizzazione della nascita e della morte umane, alle insistenti richieste, da parte di un numero crescente di cittadini, della salvaguardia dell'ambiente; per non dire dei drammi provocati dal risorgere di spietate forme di odio razziale, dalle voglie di pulizia etnica, dall'immenso groviglio delle contese intorno alla produzione, alla distribuzione e al consumo planetario delle risorse, dalla irruzione delle comunicazioni mediatiche, dai risorgenti fanatismi religiosi, dalle manifestazioni collettive di aggressività. Ma anche la vita degli esseri umani nella loro privatezza singolare pone domande intorno alla convivenza e al senso della quotidianità. I costumi sessuali, i rapporti generazionali, il ruolo dei vecchi e dei bambini nel tessuto della vita urbana hanno subito mutazioni considerevoli e chiedono di essere illuminati.

Persino molti fenomeni di crescita civile e culturale sono da tempo oggetto di perplessità: che dire della cura del corpo, a volte perseguita ad ogni costo, e in generale della ricerca della qualità della vita, a volte guadagnata con scarsa attenzione per la qualita' della vita altrui? O come intendere le forme di solidarismo o di garantismo, che stranamente producono anche effetti perversi nel sociale. Quale sono i limiti dei tentativi di integrazione di altre culture. Che pensare dei poteri dei media in termini di etica pubblica? Che cosa offrire di regolativo al mondo delle relazioni che passano attraverso Internet? Come orientare il nuovo cosmopolitismo? E si potrebbe continuare ancora per un po'.

Se si pone mente alle domande di etica che salgono dalla comunità politica e civile e si guarda alle elaborazioni scientifiche che dovrebbero contribuire a dare risposte a queste domande, ci si avvede di certi ritardi della cultura etica in Italia. Né a tal proposito le responsabilità del mondo accademico possono essere facilmente sottovalutate. Non che manchino tra noi figure di notevole valore, ne si può tacere di generosi tentativi per colmare alcune vistose lacune della ricerca. Eppure, si ha l'impressione di una certa difficoltà nel trovare un sufficiente coordinamento degli sforzi e quindi nell'offrire una risposta adeguata al bisogno crescente di indicazioni di natura morale. E' come se la cultura italiana di filosofia della pratica, dopo la ricca stagione del dibattito politologico de gli anni sessanta e settanta, non riuscisse ad attrezzarsi in modo adeguato alle domande degli anni ottanta e novanta, e alle attese del nuovo millennio, che indubbiamente sono rivolte, in modo prevalente, allo spazio teorico proprio dell'etica, anche quando si trovano a gestire i nodi irrisolti della politica e in generale dell'uso pubblico del potere.

Sintomo di questa condizione di ritardo e l'imponente presenza, intorno a questi temi di lavori stranieri nel contesto italiano, lavori forse troppo prontamente tradotti, almeno in alcuni casi, e troppo corteggiati nei contributi di nostri studiosi.

Ad una situazione che accusa questi ritardi non si può certo rispondere in tempi brevi, né solo da parte dei singoli. Di essa può tuttavia prendere acuta coscienza, anzitutto; si può poi lavorare realisticamente per correggerne gli aspetti meno felici; la si può infine arricchire di elementi nuovi, che valgano a metterla in pari con il compito socialmente assegnato. In altri termini, si può tentare di coordinare le forze, di reperire delle risorse, di sensibilizzare i responsabili,di avviare un programma di ricerche e di studi che gradualmente restituisca alle dottrine di etica l'importanza una volta comunemente loro riconosciuta e dai decenni che ci han preceduti, poco onorata.

La costituzione del Centro Interuniversitario per gli Studi sull'Etica è nata dalle motivazioni appena addotte e dalla semplice constatazione che una struttura siffatta manca nel panorama accademico del nostro Paese.

 

 

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Ultima modifica: 27/11/2007 da System Administrators