Home > Ricerca > Innovazione > Riviste telematiche > DEP Deportate, Esuli e Profughe > Numeri pregressi > n. 8, 01/2008 - Donne in esilio. Esperienze, memorie, scritture > "Auschwitz oggi" immagini e commento di Emilia Magnanini > Mucchi

Mucchi

 
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Scarpe
   Scarpe


Migliaia e migliaia di scarpe ammucchiate, una montagna di occhiali, tonnellate di capelli, centinaia e centinaia di protesi, una caterva di valigie sulle quali stanno scritti col gesso il nome, la città, la data di nascita di chi vi aveva riposto le sue, spesso povere, cose: la vera percezione dello sterminio si ha qui, nelle sale del museo di Auschwitz I. Un paio d'occhiali è una persona; una valigia è un'intera vita; le scarpe sono un mare ormai polveroso e quasi indistinto, ma qua e là spuntano una scarpa da donna rossa o bianca, che avevano la pretesa di essere eleganti, indossate, immagino, da una giovane donna per andare a ballare o nei giorni della festa, oppure piccole scarpette nelle quali hanno corso dei piedi di bambino. Gli esseri umani che hanno posseduto quelle cose sono stati tramutati in cenere, cancellati, ma l'abiezione dei loro carnefici, che non si sono fatti scrupolo di voler trarre profitto fino in ultimo dalla loro aberrante volontà sterminatrice, ha impedito loro di cancellare anche quest'ultima traccia: le cose. Certo, è penoso rappresentarsi un uomo attraverso un oggetto da lui posseduto, ma la quantità spropositata di tutti quegli oggetti riuniti costituiscono oggi la più eloquente, e visivamente violenta, testimonianza dell'olocausto.

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