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Recinzioni

 
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Recinzione esterna
   Recinzione esterna


Nei giorni 1 e 2 marzo 2007 ho visitato Auschwitz nell'ambito di un viaggio della memoria organizzato dall'Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea (Istoreco) di Reggio Emilia. Già la scelta del verbo di questa frase è stata difficicilissima. Avrei potuto dire "sono stata ad Auschwitz" oppure "mi sono recata ad Auschwitz", ma nessuna di queste soluzioni può adeguatamente esprimere ciò che si prova ad Auschwitz. Anche "visitare Auschwitz" è un'espressione impropria, poiché nella concezione corrente si "visita" una città o un luogo, per lo più interessanti per le bellezze artistiche o per il valore paesaggistico. Auschwitz è un luogo tremendo per le emozioni che suscita e per le riflessioni che induce, ma è anche un non luogo, soprattutto nel territorio del campo n. 2 di Birkenau: una landa desolata, spazzata dal vento e cosparsa di rovine, essendosi conservate integre poche costruzioni in muratura e un numero ancora inferiore di baracche di legno, ma recintata quasi in ogni suo centimetro. La recinzione non solo separa il campo dal mondo esterno, ma all'interno del campo delimita con precisione maniacale ogni settore e divide: le donne dagli uomini, le famiglie dai singoli, gli ebrei dagli zingari e, soprattutto, ciò che è a perdere, gli uomini, da ciò che è da conservare e riutilizzare, le loro cose. Il campo, luogo dello sterminio, all'epoca era circondato da non luoghi: chilometri e chilometri di terra che i nazisti spopolarono perché nessuno doveva vedere i delitti che venivano quotidianamente consumati al suo interno. Oggi i due siti che si sono conservati del complesso sistema concentrazionario che va sotto il nome di Auschwitz: - Auschwitz I, il campo organizzato nel 1940 nelle caserme dell'esercito polacco, disciolto dopo la spartizione della Polonia, nei pressi della cittadina di Oswiecim, e Auschwitz II-Birkenau, il campo costruito nel 1941 dal lavoro dei prigionieri di guerra sovietici, che vi morirono a migliaia, nei pressi del villaggio di Brzezinka - sono circondati da luoghi, i luoghi della nostra vita moderna, e sono essi a sembrarci dei non luoghi, i buchi della nostra coscienza storica. Perciò si può e si deve "visitare" Auschwitz nel senso di prendere conoscenza diretta di ciò che è stato e che non deve essere cancellato.

Le foto sono state scattate a Birkenau e ritraggono la recinzione esterna (foto 1) e le recinzioni interne dei settori maschili e delle famiglie ebree (foto 2 e 3) e del settore dei magazzini in cui venivano smistati gli averi depredati ai deportati, chiamato "Canada" dagli stessi prigionieri.

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