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Vita al campo

 
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Interno di baracca in legno
   Interno di baracca in legno


Una vita di stenti e tormenti toccava in sorte a chi era risparmiato dalla selezione. Fame, freddo, promiscuità e sporcizia s'intuiscono fin troppo bene davanti all'esiguità della razione, alle sottili divise indossate dai prigionieri, alle cupe condizioni degli interni delle baracche (foto 1 e 2), dove su ogni riquadro dei castelli di tavolacci dovevano trovar posto dai 4 agli 8 prigionieri (foto 3, 4 e 5), alle latrine, cui del resto era possibile accedere solo in momenti prestabiliti (foto 6). Nulla si può vedere oggi a testimonianza delle pesanti condizioni di lavoro cui erano sottoposti i prigionieri, ma ce lo raccontano in modo eloquente le loro schede di registrazione, meticolosamente compilate e conservate dai nazisti: pochi giorni, un mese, tre mesi, sei mesi. Sono rari gli internati sopravvissuti per più di un anno.

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