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Finestre

 
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Finestre di un blocco
   Finestre di un blocco


Finestre del campo madre di Auschwitz. Il complesso militare di Oswiecim doveva apparire come un  luogo molto tetro anche quando era utilizzato per i suoi scopi originari. A maggior ragione lo divenne alla sua trasformazione in campo di concentramento. La recinzione è tripla: un muro di cemento e due linee di filo spinato attraversato dalla corrente elettrica. Qui non ci sono baracche, ma blocchi: edifici a due piani di mattoni inscuriti dal tempo, disposti con regolarità geometrica, nei quali vivevano ammassati migliaia di prigionieri condannati al lavoro forzato. Ma qui c'erano anche, nel blocco n. 10, i laboratori dove venivano compiuti mostruosi esperimenti medici, in particolare sulla sterilizzazione delle donne, e il carcere interno al campo, dove venivano processati e condannati alla tortura o alla fucilazione i prigionieri che si ribellavano, che tentavano di evadere o che, semplicemente, commettevano qualche infrazione alla ferrea disciplina del campo. I blocchi oggi ospitano le sale del museo, cariche di tutti quei reperti che testimoniano lo sterminio. Sono rimaste le finestre a restituirci qualche impressione di come doveva essere stato il campo: la tetraggine di un blocco "normale" (foto 1), ma, soprattutto, la percezione tangibile della crudeltà elevata a sistema che si percepisce nel "cortile della morte" (foto 6 e 7). È il luogo, situato tra un blocco comune e il blocco che ospitava il carcere, dove avvenivano le fucilazioni (i prigionieri venivano fucilati nudi per risparmiare sulle divise, che non dovevano essere forate né, tanto meno, macchiate di sangue). Nel blocco comune, sul lato sinistro di questo cortile, le finestre sono oscurate da tavole di legno (foto 2), perché i prigionieri non dovevano vedere, ma certo non potevano non sentire le grida delle vittime e dei loro carnefici. A destra le finestre del carcere presentano un catalogo delle atrocità: finestre quasi interamente murate, finestrini di celle sotterranee, dove non arrivavano quasi né luce né aria, e il finestrino blindato in ghisa con solo pochi fori per l'aria della cella di tortura, in cui venivano richiusi contemporaneamente decine di prigionieri, destinati a morire per asfissia (foto 3 e 5).

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