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La "sauna"

 
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Il muro della memoria
   Il muro della memoria


A Birkenau nella cosiddetta "sauna", l'edificio dove venivano avviati i deportati ritenuti abili al lavoro per le operazioni di registrazione, si attraversa lo stanzone gelido della doccia (quella vera, foto 5), si passa accanto a una serie di autoclavi per la disinfestazione degli abiti (foto 6) e, poi, all'improvviso, ti viene incontro un  muro di volti: giovani e vecchi, sorridenti e seri. Sono una piccola parte delle 20.000 fotografie di uomini, donne e bambini non identificati, ritrovate tra gli effetti dei deportati. Il nostro accompagnatore, Henryk Swiebocki, ex direttore del museo di Auschwitz, ora a riposo, ci spiega che in tutto sono state ritrovate ad Auschwitz circa 80.000 foto appartenenti ai deportati scomparsi nelle camere a gas. Grazie al paziente lavoro dei  ricercatori, in circa 60.000 casi è stata ricostruita l'identità delle persone ritratte. Ma delle persone che ti guardano da questo muro della memoria non è rimasto nulla, se non una fuggevole immagine. I loro occhi ti incatenano, guardi questi frammenti di vita e ti prende un'angoscia profonda, un bisogno di restituire a questi esseri umani svaniti nel nulla almeno l'onore della memoria (foto 1, 2 e 3).

In un'altra sala, del museo di Auschwitz I, le cui pareti sono interamente tappezzate delle schede dell'archivio del campo, mi hanno colpito le foto di tre bambine polacche (foto 4), registrate tra i prigionieri del campo il 13 dicembre 1943: Kriszta, di 13 anni, col numero 26868, Czeslawa, di 14 anni, col numero 26947, e Michalina, di 13 anni, col numero 27018. Kriszta è stata trasferita ad altro campo, di lei non sappiamo più nulla; Czeslawa è morta dopo tre mesi, il 13 marzo 1943, e Michalina ha resistito per oltre un anno e mezzo, essendo morta l'8 agosto 1944. Czeslawa ha lo sguardo spaventato, come la maggior parte dei detenuti ritratti nelle schede e, come loro, ha resistito poco alle dure condizioni del campo (la maggior parte dei prigionieri destinati al lavoro sopravvivevano dai tre ai sei mesi), ma Kriszta e, soprattutto, Michalina guardano con aria di sfida il nazista che scatta la foto segnaletica. Nei loro occhi di bambine si legge una voglia di opporre resistenza e di affermare il proprio diritto all'esistenza.

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