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Torture di Wislawa Szymborska

Torture

Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto ciò si tiene conto.

Nulla è cambiato.

Il corpo trema, come tremava
prima e dopo la fondazione di Roma,

nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,

le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola

e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.

Nulla è cambiato.

C’è soltanto più gente,

alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,

reali, fittizie, temporanee e inesistenti,

ma il grido con cui il corpo
ne risponde
era, è
e sarà un grido di innocenza,

secondo un registro e una scala eterni.

Nulla è cambiato.

Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.

Il gesto delle mani che proteggono il capo

è rimasto però lo stesso,

il corpo si torce, si dimena e si divincola,

fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,

illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.

Nulla è cambiato.


Tranne il corso dei fiumi,


la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.


Tra questi paesaggi l’anima vaga,


sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,


a se stessa estranea, inafferrabile,


ora certa, ora incerta della propria esistenza,


mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è


e non trova riparo.

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Ultima modifica: 22/07/2011 da Rivista Deportate