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I Tulku. Intervista al Lama Ghesce Lobsang Tenkyong

Nella sede cafoscarina di CFZ alle Zattere saranno esposte, fino al 24 settembre, le fotografie di Giampietro Mattolin e di Vicky Sevegnani che condurranno i visitatori attraverso uno degli aspetti più profondi del buddhismo tibetano: il Tulku.
Attraverso le potenti e suggestive immagini proposte dai fotografi, il visitatore ha l’occasione rara di esplorare la tradizione tibetana dei maestri spirituali, i Tulku, che scelgono di ritornare nel mondo, esistenza dopo esistenza, per essere di aiuto agli esseri senzienti. La tradizione di queste reincarnazioni mistiche è una peculiarità del buddhismo tibetano (Vajrayana) e non trova riscontro nelle altre correnti buddhiste.
La Mostra, a ingresso libero e gratuito, prevede seminari di approfondimento sul buddhismo tibetano.

I prossimi appuntamenti: Antonio Rigopulos - venerdì 15 settembre, ore 16.00, Rinascere e rimorire: la dottrina della coproduzione condizionata (pratitya-samutpada) nel buddhismo antico.
Lama Ghesce Lobsang Tenkyong - venerdì 22 settembre, ore 19.  Nato nella regione tibetana del Kham, nel 1958, Lobsang Tenkyong, nel maggio 1982, è costretto all’esilio in India ove vi rimane fino al 2005. Dal momento dell'arrivo fino al 2001 ha studiato nel monastero di Sera dove, nel medesimo anno, ha ottenuto il grado di Geshe Lharampa, il più alto titolo di studi conseguibile all'interno della tradizione gelug-pa. Successivamente studia nel collegio tantrico del Gyume dove riceve l'educazione Tantrica. Risiede in Italia dal dicembre 2005.

Pubblichiamo un'intervista sui Tulku al Lama Ghesce Lobsang Tenkyong, a cura del Centro Lama Tzong Khapa Treviso


Geshe La, chi sono i Tulku?
La questione riguarda il buddhismo mahāyāna. Come esempi di Tulku possiamo pensare a Buddha Śākyamuni, vissuto in India e noto ai più, e, per quanto riguarda il Tibet, al Dalai Lama e al Karmapa. Hanno l’appellativo di “Tulku” perché sono considerati emanazioni del Buddha e del bodhisattva.

Come si inserisce la tradizione tibetana dei Tulku nel più ampio contesto del pensiero buddista?
C’è una forte relazione tra la tradizione tibetana dei Tulku e la visione filosofica del buddhismo. Innanzitutto, “Tulku” (tib: sprul sku, pronuncia tulku) indica, secondo il buddhismo, emanazioni provenienti da Buddha e bodhisattva, e questo è anche il modo in cui vengono considerati i Tulku secondo l’usanza tibetana. In generale, in “Tulku” (sprul sku) abbiamo due parole. La prima è “sprul”, “emanazione” proveniente da Buddha e bodhisattva finalizzata al bene dei vari discepoli. La seconda è “sku”, “corpo”: i Buddha e bodhisattva, per il bene dei molti discepoli che non sono in grado di vederli, manifestano corpi che siano da questi percepibili e visibili.
Inoltre, nella tradizione tibetana si parla di “Tulku” in relazione al riconoscimento di una reincarnazione (di un maestro, ad esempio). In questo caso la parola è la stessa, “Tulku”, ma non è implicato il significato appena descritto. Questa usanza tibetana si collega all’esistenza delle vite passate e future, un punto importante della tradizione buddhista.

In che maniera la tradizione dei Tulku interagisce con la società e la cultura tibetana?
C’è una stretta relazione tra la tradizione dei Tulku e la cultura tibetana. Il 90% dei tibetani è di religione buddhista e, per tutti i buddhisti, i Tulku sono molto importanti e godono di alta considerazione. La cultura tibetana è principalmente buddhista, quindi tutti nutrono grande fede nei Tulku (ovvero, come già spiegato, nelle emanazioni che provengono da Buddha e bodhisattva) e questi, di conseguenza, possono essere di grande beneficio per l’intera società tibetana.

Ci può parlare di alcuni Tulku contemporanei?
La maggior parte dei Tulku è veramente di grande aiuto per la società: tra questi basti pensare al Dalai Lama, che è di aiuto non soltanto ai tibetani ma al mondo intero. Possiamo pensare ad un altro esempio: il Karmapa, che è ancora giovane ma penso proprio potrà essere di grande aiuto. Bisogna dire, però, che ci sono anche alcuni Tulku che non agiscono in modo virtuoso e non sono mossi da buone intenzioni.

Lei è andato via dal Tibet abbracciando la via dell’esilio; che ricordo conserva del suo Paese?
Sono in esilio perché non potevo restare in Tibet: quando vivevo lì non avevo alcuna possibilità di studiare né il buddhismo né la lingua tibetana (scritta e parlata). Al giorno d’oggi molto stati si stanno trasformando e si stanno evolvendo; spero quindi, un domani, di poter tornare in Tibet, anche se penso che sia molto difficile. Se fosse possibile potrei non solo prendermi cura del luogo da cui provengo ma anche essere di aiuto al mondo, attraverso il buddhismo.

Ci indica un valore proprio del buddhismo di cui ritiene che l’Occidente abbia assoluta necessità?
Questa è una domanda che ritengo essere importante. Buddha Śākyamuni ha dato insegnamenti in tre diversi campi: la pratica buddhista, la filosofia o scienza, la logica del ragionamento. Non è necessario che tutto quanto sia insegnato a voi occidentali ma la filosofia (o scienza) e la logica sono per voi estremamente importanti. Tutti voi mettete molto impegno nello studio e nell’acquisire nuove competenze. Si rivela molto importante affiancare a queste lo studio della logica e della scienza o filosofia e questo, come vedremo, è in relazione con la felicità. La felicità è di due tipi: fisica e interiore e lo stesso discorso si applica alla sofferenza. Nel nostro mondo tutti noi pensiamo soprattutto al benessere fisico e per ottenerlo ci impegniamo molto. Per questo, voi occidentali godete di ottime condizioni esteriori (beni, comfort), ma poiché non pensate alla felicità della mente interiore avete tutti intense sofferenze psichiche. Spero vivamente di poter chiarire questo punto quando ci incontreremo, perché in fin dei conti è la ragione principale del nostro incontro.

Che cosa può insegnare a noi occidentali una cultura millenaria come quella tibetana?
Non c’è motivo perché voi occidentali dobbiate imparare tutto della cultura tibetana; il punto principale è, piuttosto, l’antica cultura buddhista del Tibet: è dal buddhismo della cultura tibetana che potete trarre preziosi consigli. Voi occidentali, in generale, avete sviluppato ottime conoscenze in direzione dell’eliminazione della sofferenza fisica e quindi vi trovate a godere di condizioni molto favorevoli: la sofferenza della malattia è ridotta e non avete problemi rispetto ai beni di prima necessità, quali cibo e vestiario. Se al contempo poteste apprendere dalla cultura tibetana i consigli per realizzare la felicità attraverso il proprio modo di pensare, non soltanto continuereste a progredire nella ricerca di un’attenuazione della sofferenza fisica, ma potreste studiare e applicarvi anche per eliminare le sofferenze interiori trasformando il vostro modo di pensare e questo ritengo possa essere di enorme beneficio per voi occidentali.

Quale messaggio intende regalare agli studenti di Ca’ Foscari che verranno ad ascoltare il suo insegnamento?
Anche questa è una domanda importante ed è in stretta relazione con le due domande precedenti. Sono arrivato in Occidente da poco più di una decina d’anni, e nel tempo ho avuto modo di conoscere, almeno in generale, le condizioni esteriori e interiori nelle quali vivete. E, sulla base di questo, ripeto sempre che il buddhismo non riveste, per voi Occidentali, un ruolo di grande importanza. Però tutti noi non pensiamo molto a trasformare il nostro modo di pensare: ci preoccupiamo soprattutto, invece, di eliminare le sofferenze fisiche e realizzare il nostro benessere fisico. In questo modo, però, non potremo mai annullare le nostre sofferenze. È di estrema importanza, infatti, trasformare e migliorare il nostro modo di pensare e questo è un punto decisivo soprattutto per voi, studenti dell’università: in futuro questo Paese sarà nelle vostre mani; se riuscite a rendere positiva la vostra attitudine mentale, in futuro potrete essere di grande aiuto per tutta la popolazione. Tutto dipende molto dal nostro modo di pensare ed è per questo che è importante trasformarlo e migliorarlo. Finché noi tutti siamo schiavi dei nostri pensieri, se questi sono positivi agiamo positivamente, se invece sono negativi agiamo negativamente. Spero di avere l’opportunità di chiarire insieme a voi questo punto, durante il nostro incontro. Vi ringrazio e vi saluto.

Sono previste visite guidate alla mostra, della durata di circa 45 minuti: martedì 12 settembre, ore 16.00, e venerdì 15 settembre, ore 15.00. Prenotazioni scrivendo a  tani@unive.it, con oggetto Mostra Tulku.

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