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Acqua, verso la rete museale e una Cattedra UNESCO

L’acqua dolce è un patrimonio a rischio. Un patrimonio naturale, fonte di vita e biodiversità, ma anche culturale, aspetto su cui Ca’ Foscari vanta un’intensa attività di ricerca e un vasto network internazionale. Per questo, l’ateneo si candida a una Cattedra UNESCO in Global Network Water Museums e ad ospitare il coordinamento dell’International Hydrological Programme dell’UNESCO, il programma intergovernativo delle Nazioni Unite su tutte le attività di ricerca, formazione e gestione che riguardano la risorsa idrica.

Una Cattedra UNESCO attiva per quattro anni un progetto e un team universitario che lavora con l’UNESCO per far avanzare le conoscenze e le buone pratiche in un’area prioritaria. Grazie alla rete delle ‘cattedre’ le università mettono in comune le loro risorse umane e materiali per affrontare le sfide più pressanti e contribuire allo sviluppo della società.

La candidatura cafoscarina, sviluppata grazie alla collaborazione con il Centro Internazionale per la Civiltà dell’Acqua, sarà esaminata a inizio giugno a Parigi dal Consiglio Intergovernativo UNESCO-IHP.

Nel percorso di avvicinamento a questo passaggio, Ca’ Foscari organizza nella storica cornice urbana di ‘s-Hertogenbosch (Olanda) la seconda conferenza internazionale per l’istituzione di una rete globale dei Musei dell’Acqua (WAMU-NET).

Il gruppo di ricerca diretto da Francesco Vallerani del Dipartimento di Economia è il promotore e organizzatore dell’evento, che punta a un accordo internazionale tra i circa 40 enti governativi e privati che hanno aderito all’iniziativa.

“Il ruolo principale della rete di Musei dell’Acqua è documentare e sensibilizzare sia le popolazioni che i responsabili politici circa la crescente scarsità di acqua dolce nel pianeta - spiega Francesco Vallerani, geografo al Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari - A tale riduzione si associa un altrettanto grave riduzione di biodiversità e di antiche competenze culturali legate alla gestione del patrimonio idrico. Tale sapienza nella gestione dell’acqua è un enorme patrimonio che dovrebbe essere recuperato e integrato con le tecnologie più avanzate in modo da perfezionare un più efficace approccio nell’uso di questa risorsa da preservare per le prossime generazioni”.  

Le adesioni pervenute finora all’hub cafoscarino dei Musei dell’Acqua coinvolgono molteplici realtà da tutti i continenti. Si tratta di istituzioni da anni impegnate non solo nella raccolta e esposizione del patrimonio culturale tangibile e intangibile, ma anche in attività di interpretazione e divulgazione aperte agli specifici territori di riferimento.

Si tratta dunque di una idea di Museo più dinamica e interattiva, a cui contribuiscono molteplici approcci disciplinari: dalla storia dell’arte all’architettura, dall’ingegneria idraulica alle scienze naturali, dall’antropologia alla geopolitica.

Dalla collaborazione internazionale potranno avviarsi specifiche sinergie progettuali per affrontare alcune delle tematiche più urgenti come l’adattamento al cambiamento climatico, i processi di desertificazione, i rischi idraulici, l’eccessiva artificializzazione dei corsi d’acqua, la preoccupante dispersione di plastica nei mari e negli oceani, fino ai conflitti d’uso e alla competizione per l’accesso alle risorse idriche nelle regioni aride.