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La musica del subcontinente indiano

La produzione musicale del subcontinente indiano si articola in varie categorie e livelli diversi di complessità e comprende due grandi stili: hindustani (area del nord) e karnataki (area del sud). Si basa su canoni non legati ad una particolare etnia, di origini molto antiche e fondati su un corpus vasto e complesso di trattati. Costituisce un sistema musicale a se stante e come tale va preso in esame, evitando di applicare ad esso categorie occidentali

LA MUSICA DEL SUBCONTINENTE INDIANO:A MO' DI INTRODUZIONE

 

Con il termine 'musica indiana' si intende la produzione musicale del subcontinente indiano. Tale produzione si articola ovviamente in varie categorie e livelli diversi di complessità, ma ha un substrato musicale sostanzialmente simile nelle costanti che riguardano sia il ritmo e la melodia sia il modo della creazione.

Comprende due stili: hindustānī e karnātakī. Il primo, che è anche quello più complesso e più conosciuto, comprende l'area del nord fino al Maharashtra ad ovest e l'Orissa ad est; il secondo, l'area degli stati del sud. Tra i due stili, che saranno trattati separatamente, ci sono parecchie differenze che dipendono dalla diversa evoluzione storica delle due aree.

In generale, si può dividere la musica indiana nelle seguenti categorie, secondo la classificazione di Ashok Da. Ranade, uno dei più importanti musicologi indiani contemporanei.

1) Musica ādim o primitiva: un esempio di questa è la musica tribale. La sua caratteristica è l'essere legata a vari tipi di eventi e di possedere un grande potere evocativo atto a rivolgersi non ai singoli ma alla comunità. In questo tipo di musica non c'è distanza tra musicisti e fruitori e ambedue costituiscono una sola identità, la quale è parte costituente della comunità (un esempio nella musica occidentale è il rap per i gruppi giovanili americani). In questa categoria il fattore ritmico è predominante su quello melodico.

2) Musica folclorica: è legata al gruppo linguistico di ogni regione ed ha caratteristiche regionali. La predominanza è data al fattore melodico il quale deve essere semplice (ovviamente per il tipo di orecchio musicale della regione in questione) e cantabile. È il genere musicale di un gruppo legato da un'identità culturale specifica che comprende lingua, locazione geografica ed eventi sociali.

3) Musica popolare: è il prodotto di molte sottoculture che coesistono e interagiscono in una società. Il fattore fondamentale è la fruibilità e l'intrattenimento e l'autore ci indica come fondamentale per lo sviluppo di questo tipo di musica lo sviluppo della classe media e l'espandersi dei mezzi di comunicazione di massa. Come fa notare Da.Ranade, la caratteristica di questa musica è l'aver bisogno di una 'clientela' come referente e di conseguenza riflette il fattore sociologico più che quello culturale di una popolazione. Un noto esempio di questa categoria è la musica da film.

4) Musica devozionale: nata dalle composizioni dei santi-poeti e dai loro seguaci, diffusa e tramandata in ogni parte dell'India originariamente nelle lingue regionali. Le sue caratteristiche strutturali sono la presenza del nome del compositore nell'ultima riga del canto, l'uso di ritmi che derivano dalle forme metriche del prakrito caratterizzate da estrema flessibilità (in genere in quattro o multipli di quattro). Le melodie impiegate sono semplici e adatte anche a essere cantate in coro.

5) Musica artistica: musica il cui intento è la creazione artistica secondo precisi canoni estetici. Questo tipo di musica va in genere sotto il nome di 'musica classica indiana'. Alcuni musicologi indiani hanno fatto notare l'inesattezza di quest'ultima definizione in quanto il termine 'classico' si riferisce alla civiltà greco-romana ed è perciò estraneo alla cultura indiana. Pur condividendo questa opinione, bisogna considerare che la definizione 'musica classica indiana' si è imposta ormai nell'uso comune sia all'estero che in India, perciò sostituire questo termine ormai usato con 'musica artistica' può dar luogo a confusione. Per questa ragione si userà in questa relazione il termine 'musica classica indiana', pur ambiguo nella sua accezione.

Khayāl gāthā
(1988, re. Kumār Shahānī)
Alcune precisazioni sembrano indispensabili in questa breve introduzione. In primo luogo, negli ultimi anni, in Europa e America, lo studio della musica classica indiana è stato condotto nell'ambito dell'etnomusicologia. Questo approccio andrebbe ora rivisto: la musica classica indiana si basa su canoni musicali che non sono legati ad una particolare etnia, così come per esempio la musica classica europea non è bavarese o napoletana o irlandese, e non rientra perciò nella categoria di 'musica etnica'. La musica classica indiana ha origini antichissime, si configura al di là dei particolari gruppi sociali e geografici e possiede una 'grammatica' ed un estetica propria. Si può parlare perciò di un vero e proprio sistema musicale indiano, pari per importanza, complessità e ricchezza a quello occidentale, e come tale va preso in esame.

In secondo luogo, la teoria musicale e la musicologia indiana hanno origini molto antiche e si basano su di un corpus di trattati vasto e complesso. Non si vede perciò alcuna ragione di applicare allo studio della musica indiana la nostra terminologia musicale la quale, vista l'enorme differenza tra i due sistemi, finisce per creare confusione, invece di definire. Per questa ragione si userà qui la terminologia tradizionale così come viene insegnata al Vārānasī Hindū Vishvavidyālay (o Benares Hindu University [B.H.U.]). La musica indiana possiede una propria musicologia ed una propria estetica e il fatto che la maggior parti degli studiosi occidentali continui ad applicare ad essa le nostre categorie induce a pensare ad un subdolo senso di supremazia culturale, denunciato peraltro dal fatto che all'aumentato interesse in occidente per la musica indiana, corrisponde un'esplosione di pubblicazioni da parte di studiosi occidentali, ma poche o nessuna traduzione di testi di musicologi e teorici indiani.

Note
Le lingue 'naturali' (prakrit), rispetto alla lingua 'colta' (sanskrit), sviluppatesi nel periodi MIA (Medio Indo-Ario, 1000 aC-600 dC).

Bibliografia essenziale
Chaitanya Deva, 1974, Indian Music, Indian Council for Cultural Relations, Wiley Eastern Limited, New Delhi.
Jairazbhoy, N.A., 1971, The Ragas of North Indian Music, Their Structure and Evolution, Faber and Faber, London.
Parviin, A.N., 1981, Hindustani Music: A Study of Its Development, Manohar, New Delhi.
Ranade, A. Da., 1977, Hindustani Music. National Book Trust, New Delhi

Giovanna Milanesi