Solaris

8 maggio 2018 ore 20.30

CTB Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con ScenAperta Altomilanese Teatri

Solaris

drammaturgia di Fabrizio Sinisi
da Solaris di Stanislaw Lem (Sellerio editore) e da Andrej Tarkovskij
e con il contributo dell'atelier d'écriture diretto da Laura Tirandaz all'Université d'Avignon
con Debora Zuin, Giovanni Franzoni, Antonio Rosti
regia di Paolo Bignamini
scene e aiuto regia Francesca Barattini
costumi Gerlando Dispenza
disegno luci Fabrizio Visconti
con le musiche originali di P.I.G.

Biglietti e contatti 


Un astronauta proveniente dalla Terra giunge sulla stazione orbitante che ruota intorno al misterioso pianeta Solaris. Il solo ospite dell’astronave appare angosciato e stravolto: un suo collega è appena morto in circostanze oscure, mentre spaventose presenze popolano le stanze.

L’astronauta, costretto a confrontarsi con il fantasma della giovane moglie morta anni prima, deve interrogarsi: queste “apparizioni” hanno una qualche spiegazione? Sono reali o mentali? Immagini della memoria o del desiderio? E in che rapporto sono con “l'oceano pensante” che ricopre il pianeta?

Ciò che (ci) manca è ciò che più incombe su di noi: sono proprio le rappresentazioni dei nostri fantasmi ad apparirci più vere della realtà. L'assenza diventa così presenza ed è quello che è irrimediabilmente perso a chiamarci.

Scritto da Stanislaw Lem nel 1961 e portato sul grande schermo nel 1972 da Andrej Tarkovskij, Solaris è senza dubbio il capolavoro della fantascienza filosofica. Un mistero che turba e destabilizza lo spettatore sui temi dell’identità, del soggetto, del rapporto fra le percezioni dei sensi e quelle della memoria, ponendo la sempre radicale domanda su cosa sia veramente la realtà – e su chi siano davvero le persone che amiamo: ciò che esse sono, o ciò che vogliamo che siano? Inquietante eppure intensamente lirico, visionario e poetico, Solaris ci conduce nel punto più remoto dello spazio così come nell’abisso più profondo del nostro essere. 

Note di regia
I contenuti di Solaris sono noti soprattutto agli appassionati di cinema, per via del capolavoro di Andrej Tarkovskij,  e ai lettori di Stanislaw Lem e dei romanzi di fantascienza.
Raccontare questa storia a teatro significa per noi innanzitutto provare a riflettere sul valore di verità della rappresentazione: cosa è “vero” sulla scena? E quanto? Che natura hanno i misteriosi “visitatori” che compaiono sulla stazione orbitante agli astronauti? E per lo spettatore che sta assistendo a una messinscena, sono meno “veri” degli altri “veri” personaggi?
Abbiamo cercato di far convergere sul palco, in un percorso incrociato, le differenti nature dei personaggi: quella umana da una parte, e quella fittizia, composta da neutrini, dall'altra. Tutto lo svolgimento del nostro lavoro ruota intorno a questa esigenza di confronto con l'Altro, a questo reciproco avvicinamento.
Così è Harey, “doppione” sempre più umano della moglie dell'astronauta Kelvin, a chiedere agli uomini “veri” che cosa significhi essere “umani”. [Paolo Bignamini]