Guasto

7-8 marzo 2018 ore 20.30

Guasto

di Marcello Chiarenza
liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Christa Wolf
con la partecipazione del musicista Carlo Cialdo Capelli

Lo spettacolo è frutto di una residenza artistica con giovani attori e studenti diretti da Marcello Chiarenza 

Biglietti e contatti 


Il risveglio all’indomani del disastro nucleare di Černobyl': uno spettacolo sull'uomo e la Natura e sulla possibilità che l’uomo stesso ha di guastare irrimediabilmente questo rapporto. 

Guasto parla del risveglio di alcune persone all’indomani dell’esplosione del reattore della centrale nucleare di Černobyl'.
Lo spettacolo si concentra sul rapporto fra l’uomo e la Natura e sulla possibilità che l’uomo ha di guastare questo rapporto. La vita dell’uomo dipende dal rapporto di simbiosi con la Natura. L’uomo stesso è Natura, ma è anche lʼessere dotato delle capacità di esprimere la poetica.  Gli uomini sanno guardare oltre i limiti della materia. In un granello di sabbia o nella grande montagna, in una goccia di rugiada o nellʼimmensità del mare, gli uomini percepiscono le grandi immagini, lʼinvisibile che li avvicina al mistero.
Il laboratorio residenziale consiste nella messa in scena di uno spettacolo teatrale a partire da un'importante esperienza che risale a trenta anni fa. Allora fui incaricato dal leader dei Verdi al parlamento europeo di Strasburgo, di progettare uno spettacolo ispirato a un romanzo di Christa Wolf (Guasto), con un gruppo numeroso di studenti... fu un successo. Oggi colgo l'occasione dell'invito dell'Università di Venezia, per approfondire quella bella avventura.

Il soggetto  
L'argomento tratta della malattia di un uomo, il fratello della scrittrice e della malattia della natura, che riguarda la collettività, causata dalla fusione del reattore nucleare della centrale di Černobyl'.

Lo spettacolo 
Teatro di coralità, senza ruoli da protagonista, per giovani attori( fino a un numero massimo di venti).
Una scenografia leggera e dinamica pensata per l'azione: soprattutto oggetti di natura simbolica.
Non prevedo l'uso di musiche registrate. La musicalità dello spettacolo sarà il frutto di un  lavoro sulla coralità degli attori: voce, percussione di oggetti e qualche piccolo strumento musicale, come ad esempio un flauto.  Mi avvarrò della consulenza di un musicista (esperto compositore di musiche per il teatro), a lui sarà affidata l'orchestrazione delle voci e dei suoni.
L'esperienza che propongo è quella di un teatro povero e ricco allo stesso tempo. Un esempio di teatro corale in cui il testo non consiste solo nelle parole da recitare, in quanto la scrittura complessiva sarà il prodotto orchestrato di parole, voci, movimenti, immagini, suoni e luci. Aspirando così, sia pure in piccolo, a una forma di teatro sinfonico. [Marcello Chiarenza]