Le Storie

Autoimprenditorialità

Massimiliano Zane (Filosofia)

Massimiliano Zane è laureato in Filosofia a Ca’ Foscari. Convinto sostenitore del "Brand Italia" e della sua rinascita attraverso l'arte e la bellezza, si occupa di cultura, affiancando musei ed istituzioni come consulente strategico per lo sviluppo e la valorizzazione. Dal 2007 ad oggi si occupa di Museum Management e Gestione Museale come Consulente Strategico affiancando musei ed istituzioni culturali, (sia pubbliche che private) in grandi e piccole operazioni di riordino e rilancio di attività permanenti e temporanee con singoli progetti o strategie più ad ampio respiro.

Come è stato il suo percorso da pubblicista a project manager freelance?

Il mio è stato un percorso eterogeneo fatto di tante specificità diverse. Ho iniziato gli studi presso l’Accademia di Belle Arti a Venezia proseguendo con una laurea in Filosofia a Ca’ Foscari. Ho scelto Filosofia con l’obiettivo di cercare una nuova forma di creatività come approccio alla professione, come gestione del lavoro per acquisire una visione che andasse oltre. Ho iniziato come pubblicista e successivamente ho fatto il curatore di gallerie d’arte. Ho scelto di occuparmi delle dinamiche legate al pubblico perché mi interessano gli aspetti tecnici e pratici del settore culturale. I feedback del pubblico, le relazioni con gli artisti ma anche con coloro che materialmente allestiscono le mostre è stato essenziale e formativo. Da lì il passaggio al mercato dell’arte è stato inevitabile.

Quali competenze sono necessarie per operare come imprenditore nel settore culturale?

È necessario conoscere e capire bene le regole che articolano le professioni e il settore culturale per operare in modo attivo ed efficace. Le regole d’oro sono non fermarsi mai, studiare sempre e stare sul pezzo. Le leggi nell’ambito culturale cambiano in continuazione per cui bisogna rimanere al passo. Soprattutto si deve avere una grande attenzione per i pubblici per renderli attivi e partecipi. Fondamentale è la gestione del tempo di lavoro in modo rigoroso per i preventivi e le analisi, per anticipare i bisogni del pubblico.

Di cosa si occupa? Qual è la sua giornata tipo?

Mi occupo di sviluppo e consulenza alla valorizzazione dell’arte e della cultura. La mia giornata è basa sulla ricerca, sul monitoraggio e sull’analisi per capire come posizionare e preventivamente monitorare quelle che possono essere le conseguenze positive e negative del mio operare. Seguo l’andamento delle progettualità in essere quindi facendo reporting costante. Lavoro su una base ideativa: dall’identificazione delle risorse all’analisi delle componenti costitutive di governance e mission di un’istituzione o progetto culturale. Analizzo le potenzialità dei target e degli stackeholder, pianifico come recuperare le risorse esterne economiche. Il mercato dell’arte è una cosa di cui mi occupo in modo pratico e costante.

Come distinguersi e farsi scegliere nell’imprenditoria culturale?

Comprendere bene chi si è e ciò che si può dare per capire le proprie attitudini. È giusto avere una laurea multidisciplinare, questo serve più che l’ultra specializzato. La specializzazione è utile quando si ha già un meccanismo rodato che funzioni. Seguire la propria mira di specificità ma con coerenza rispetto al proprio profilo, agli studi e al settore in cui si vuole lavorare.

Si può vivere di questo lavoro?

Non è semplice e l’impegno deve essere molto costante ma in generale si può vivere di questo lavoro. Seguo tanti progetti, sono per la progettualità a 360 gradi e sempre continua.

Se un neolaureato le chiedesse da dove partire e come  posizionarsi, cosa gli consiglierebbe?

Scegliete e studiate quello che vi piace e per cui siete portati. Nella cultura il pane quotidiano deve essere l’entusiasmo. Consiglio sicuramente un’esperienza all’estero, ma non per restare, io sono uno dei pochi che dice “restare per combattere”. C’è un po’ la percezione stereotipata che l’erba del vicino è sempre più verde, questo non fa bene all’Italia. L’esperienza all’estero è utile per vedere da vicino altri approcci e organizzazioni di lavoro, per creare contatti diretti e avere un valore aggiunto. Consiglio di studiare bene i Social Media come mezzi e non come fini, di usarli in modo corretto e di non rimanere superficiali. Bisogna saper fare contenuti di qualità con attenzione al come. Essenziale è l’attività pratica sul campo come servizio civile o tirocini presso musei locali ed enti culturali medio-piccoli per capire l’andamento e l’organizzazione. Facendo pratica si capiscono maggiormente le proprie attitudini. Oggi in Italia si guarda alla specializzazione non specializzata quindi bisogna scegliere una specializzazione e capire quali sono le sottospecializzazioni che la rendono speciale rispetto ad altre. Lavorare oggi con la cultura vuol dire masticare anche di economia, giurisprudenza, management, relazioni pubbliche, comunicazione. Non si deve diventare tuttologi tuttavia bisogna conoscere l’intero settore per avere dei risultati professionali. 

Ziva Kraus (Pittrice ed Imprenditrice)

Tra "Le Storie" vi portiamo l'esperienza di Ziva Kraus, una pittrice d'eccezione, una gallerista di fama internazionale nonché un'imprenditrice culturale unica nel suo genere. Lei che ha fondato un'impresa per dialogare con la città che l'ha fatta innamorare, Venezia. L'abbiamo intervistata nella sua galleria, Ikona Photo Gallery al Campo del Ghetto Nuovo.

  1. Quale è stato il suo percorso formativo e professionale?

Sono cresciuta a Zagabria. Dopo essermi diplomata al Liceo Classico, ho fatto una scelta che all’epoca non significava trovare lavoro: ho studiato all’Accademia di Belle Arti. Dopo un paio di anni che avevo terminato l’Accademia, ho fatto la mia prima mostra personale a Zagabria, perché credo che una persona non può dire di essere un’artista (pittrice) se prima non si è confronta con il pubblico. È da 40 anni che vivo e lavoro a Venezia perché ho avuto questa voce interiore che mi diceva di trasferirmi in questa città e, infatti, fin dal primo giorno mi sono sempre occupata di arte: del mio studio, della cultura in senso pubblico, ho lavorato nella Galleria del Cavallino, per la Biennale, ho lavorato al fianco di Peggy Guggenheim e poi nel 1979 ho fondato la galleria IKONA PHOTO GALLERY.

  1. Pittrice, gallerista e fondatrice di Ikona Photo Gallery: un’evoluzione nata da circostanze di fortuna o fatta di obiettivi prefissati?

Tutto ciò che ho fatto e creato è stato dettato da una visione e vocazione interiore. Non ho avuto alcuna opportunità, mi sono applicata alla realizzazione dei progetti.  Ho dovuto risolvere molti problemi, in tutti i sensi, dalla identificazione del luogo alla attuazione delle mostre, quanto alla diffusione. La programmazione inizia dalla scelta delle opere dell’artista da esporre. Il programma crea una  continuità. E’ ovvio che l’attività richiede il consenso di tanti fattori e non solo mezzi economici.

  1. Lei ha dichiarato in un’altra intervista “Ho scelto di creare una galleria di fotografia perché non c’era nulla di simile a Venezia”. Quindi, quale è stato il suo studio prima di aprire Ikona?

Non ho aperto la galleria perché c’è stato qualcuno che aveva bisogno di una vetrina in città, ho aperto la galleria in risposta alla città. All’epoca c’erano gallerie e altri luoghi di esposizione d’arte ma non c’era un luogo che si occupava solo di fotografia. Mi sembrava che la fotografia potesse esprimere al meglio il presente, come il contrappunto a Venezia ‘bel oggetto’ , oltre che un dialogo.  Ho scelto il nome Ikona, perché volevo un nome universale (ne solo italiano ne solo inglese) e anche perché le parole iconografia, iconoclastia, icona etc. si collegano perfettamente alla fotografia.

  1. Che cosa significa essere imprenditrice culturale?

Per essere imprenditrice bisogna avere motivazione, convinzione e iniziativa e costanza. Non si è soli al mondo si devono creare le sinergie effettive nel lavoro con altri e nel risultato, si deve essere utili.

  1. Quanto ha contribuito alla sua attività di oggi aver lavorato al fianco di figure centrali del mondo dell’arte internazionale come Peggy Guggenheim e la Galleria del Cavallino di Paolo Cordazzo?

Il mio primo impiego è stato lavorare per Peggy Guggenheim e, quindi, il fatto di lavorare per mantenermi nello stesso ambito per cui sono venuta a Venezia è stata una fortuna fantastica. Sono stata da Peggy Guggenheim per un anno e ci sono arrivata perché sapevo che lei cercava qualcuno. Ha scelto me perché mi occupavo già di arte oltre a sapere molte lingue; avevo una formazione ampia; già prima di venire a Venezia avevo visto le maggiori opere d’arte del mondo. Anche alla galleria del Cavallino ho contribuito in modo attivo alla produzione artistica: non ero solo un’assistente, ho sempre cercato in tutte le cose di fare e dare il massimo. Questi lavori sono stati molto importanti per la mia formazione professionale perché mi hanno permesso di rimanere nel centro della creatività artistica, a contatto diretto con gli artisti e le opere d’arte, con tutto quello che significa arte e laboratorio.

  1. Come giudica Venezia come città per fare impresa in ambito culturale?

*Venezia è comunicazione in vivo. Molti artisti vengono qui per fare della loro arte una vetrina dal vivo. All’epoca non era così: arte e cultura non erano obbligatorie, mentre oggi per essere un cittadino globale si devono visitare i musei per guardare e conoscere dal vivo le opere. I musei per funzionare devono avere un pubblico. È tutta la macchina del turismo che deve funzionare e ciò permette a un grande numero di persone ad avvicinarsi al settore culturale.

  1. Quali consigli darebbe alle studentesse interessate a investire il proprio futuro in questo settore?

Bisogna prima capire chi si è, e sapere che cosa si vuole,  provare a sperimentarsi  dove il proprio essere chiama. Solo applicandosi, sarà come respirare. L’unico modo di progredire interiormente e professionalmente, è avere una forte e radicata motivazione. Il mio consiglio è di sviluppare al meglio la vostra vocazione, di dare il massimo, di portare avanti quello in cui credete.   

Start Up Program - Team PRESSURE

Presentateci la vostra start-up

Siamo quattro studenti al corso di laurea magistrale di Economia e Gestione dei Beni Artistici che hanno deciso di avventurarsi nel mondo del lavoro concretizzando un progetto di start-up. Pressure si inserisce nel campo dell’abbigliamento con una personalizzazione particolare: facciamo un uso creativo della stampa serigrafica legata alla realizzazione di maglie, felpe e accessori.

Grazie a tale tecnica miriamo a creare pezzi unici e imperfetti, gli effetti propri della stampa artigianale serigrafica permetteranno a ogni pezzo di essere diverso l’uno dall’altro. Sempre più persone sono vestite allo stesso modo e noi vogliamo far sì che ci si possa differenziare indossando uno dei nostri capi unici. Miriamo a un settore di clienti ben definito: amanti della musica, underground, un tipo di clientela ben interessata al nostro prodotto anche sui social.  Non è una cosa innovativa in senso di nuova però abbiamo ripreso ciò che è l’esperienza di molti. Abbiamo reso un prodotto banale, comune a un prodotto unico con prezzi contenuti alla portata di tutti.

Come è stato presentare il vostro progetto a livello emozionale e tecnico?

È stata una bella prova. Avevamo da un po’ l’idea in testa e questa competizione ci ha dato lo stimolo per metterci a tavolino e definirla meglio soprattutto per ragionare su come renderla possibile. Molta emozione ci ha accompagnato in questa giornata perché i giudici sono persone esperte, una commissione vera e propria. È stato gratificante il loro interesse e i loro consigli. C’è parecchia soddisfazione nel vedere che le nostre idee piacciono.

Come avete preparato il business plan?

Il business plan arriva dopo l’idea progettuale di fondo che ha preso corpo con le varie voci che lo caratterizzano. Siamo partiti da definizione precisa del nostro prodotto e di cosa volevamo fare, passando per un’analisi del mercato e dei segmenti di clientela, per concludere con il disegno del nostro modello di business. Dopo una riflessione sui nostri profili, ci siamo divisi le varie voci del business plan in base alle competenze di ognuno.

Quali sono stati i passaggi che vi hanno portato a concretizzare il vostro progetto?

1.La definizione dell’idea. Non solo avercela in testa ma saperla esprimere a parole. Renderla accattivante come un’idea giusta da start-up. 2.La stesura del business plan, prima la parte testuale e poi la parte economica. 3.La presentazione al pubblico, con discorso e slide per la competizione di oggi. Utile è stato il confronto con amici e conoscenti per consigli.

Quanto contano le competenze trasversali nel vostro team?

Sono fondamentali per riuscire a vedere fuori dal proprio cerchio. Mettendo insieme più esperienze di diverso tipo di ognuno di noi ha permesso di allargare la nostra visione e di non fermarci all’idea banale iniziale ma di arricchirla sempre di più.

Come siete arrivati a questa competizione?

Siamo venuti a conoscenza di questa opportunità grazie all’avviso diffuso dall’Ufficio Placement di Ca’ Foscari. Dopo un’attenta lettura e un confronto fra noi, abbiamo deciso di rispondere all’invito di partecipazione. Gli incontri organizzati dal Placement come Pillole d’Impresa sono stati fondamentali per aiutarci ad allargare le nostre conoscenze e competenze in fatto di strategia e marketing, come costruire il business plan e come raccontare la propria idea.

Quali consigli dareste a chi volesse realizzare un progetto simile al vostro?

Non bisogna per forza inventare qualcosa, start-up non vuol dire solamente innovazione. Start-up per noi significa reinnovare un modello di business con un prodotto che già esiste ma rendendolo diverso, unico e vantaggioso rispetto a prodotti analoghi.

Start Up Program - Team CLOTEN

Presentateci il vostro progetto e team

Il nostro team è formato da tre studenti che frequentano il terzo anno del corso di laurea in Economia e Commercio a Ca’ Foscari. La nostra idea si chiama Cloten e consiste nella produzione di scarpe da passeggio casual prodotte al 100% con materiale riciclato. Dare al cliente la possibilità di personalizzare il prodotto che andrà ad acquistare, è il nostro valore aggiunto all’idea iniziale. La personalizzazione avviene al momento dell’acquisto direttamente dal negozio on-line.

Quali sono stati i passaggi che vi hanno portato al progetto finale?

Dopo aver deciso di iniziare, abbiamo cercato all’interno del nostro corso di studi altri studenti potenzialmente interessati fino alla formazione del team attuale. Il secondo passaggio è stata l’assegnazione del mentor: Luca Tomat, Direttore Commerciale di Lotto, che ci ha aiutato attivamente nella realizzazione del business plan fino all’ultima fase della competizione di ateneo.

Come è stato presentare il vostro progetto a livello emozionale e tecnico?

A livello emozionale è stato molto bello e devo dire senza troppa ansia perché i giudici sono stati comprensivi e gentili. Ci ha davvero emozionato poter esprimere a professionisti del settore l’idea creata e sviluppata nel nostro team.

Quali consigli dareste a chi volesse fare un progetto simile al vostro?

Certamente di non avere esitazione: se qualcuno ha un’idea innovativa e importante non deve avere timore nel provare a svilupparla e presentarla perché ci sono forti margini di miglioramento nel settore dell’economia e della produzione. Le idee migliori verranno sicuramente premiate.

Come vi immaginate nel futuro?

Se l’idea dovesse avere effettivo compimento ci immaginiamo futuri soci di una società. Se non dovesse avere compimento comunque è stata un’esperienza importante che sicuramente arricchirà il curriculum di ognuno di noi per potersi magari candidare ad aziende importanti a livello manageriale.

FornaceCFVeniceCamp - Team Livingculture

Danesh Asim, Andrea Casasola, Elisabetta Spaliviero e Monica Zulian con il progetto "Livingculture" hanno vinto la prima edizione del FornaceCFVeniceCamp, settimana di formazione organizzata dal Settore Placement di Ca’ Foscari in collaborazione con La Fornace dell’Innovazione di Asolo e il Gruppo UniCredit, per lo sviluppo di un'idea di business cui hanno partecipato 26 studenti, divisi in sette gruppi. Ai vincitori è andato un premio di 3mila euro per essere "incubati" nella Fondazione La Fornace dell'Innovazione di Asolo. Con il supporto di Gianpaolo Pezzato, direttore de “La Fornace” di Asolo, potranno implementare il loro progetto: un sito che darà la possibilità di accedere a diversi video, con delle guide integrate in diverse lingue, che faranno vivere l'esperienza di visitare un museo o una città direttamente a casa propria, quando si vuole.

Questo permetterà a tutte le persone che sono fisicamente o economicamente impossibilitate a viaggiare di fruire della cultura. Abbiamo deciso di chiedere ai ragazzi cosa li ha spinti a partecipare a questo progetto, quali erano le loro aspettative e se sono stati soddisfatti dell’esperienza.  

Danesh Asim, “capitano” del team Livinculture, ci ha spiegato che hanno deciso di intraprendere questo percorso per capire cosa si prova a iniziare un'esperienza imprenditoriale, mettersi in gioco, lavorare in team e scoprire i propri punti di forza e di debolezza. Le giornate dedicate alla formazione e al coworking sono state per loro fondamentali. Infatti sono riusciti a mettere insieme esperienze, capacità e conoscenze diverse che li hanno portati al raggiungimento di un grande risultato finale. Anche se non erano sicuri della vittoria, credevano moltissimo nel progetto e nelle proprie capacità e queste sono state le chiavi che hanno permesso al gruppo di esporre con successo il lavoro costruito durante la settimana e classificarsi al primo posto. Ora i ragazzi hanno iniziato una profonda analisi del progetto per individuare tutti i margini di miglioramento e per perfezionare “Livingculture”. 

Andrea Lissandrin (Economia e Gestione delle Aziende)

Andrea Lissandrin

Andrea Lissandrin ha conseguito la laurea in Economia e gestione delle aziende, curriculum International Management a Ca' Foscari.

Nel 2014 ha partecipato al Laboratorio di Autoimprenditorialità ed è riuscito a realizzare una sua attività d'impresa.

Andrea, raccontaci la tua idea imprenditoriale

Nasce tutto da una passione per l’informatica e la tecnologia, che ho voluto coniugare in qualche modo al mio percorso di studi ed alle mie principali attitudini e competenze.Sono sempre stato una persona piuttosto concreta, amo portare avanti le mie idee e progetti, cercare soluzioni e portare a termine le cose, realizzarle.

La mia idea imprenditoriale è piuttosto semplice, realizzare la mia digital agency, 14spm. Questo significa sviluppo di software, web e mobile (app) e tutte le attività web marketing connesse. Parliamo di un settore che potrebbe essere definito un “mondo di squali”, ed è per questo che l’idea riguarda certamente l’aiutare le aziende a digitalizzarsi ma anche il differenziarsi dal mercato con dei progetti di nostra ideazione e realizzazione.

Il tutto è partito con un’app sul Fantacalcio, che ha superato i 50000 download, Ultimate Fantacalcio, ma a breve lanceremo un altro importante progetto, in collaborazione con dQube srl, dedicato ai dentisti sul quale lavoriamo da più di un anno.

Ci vogliono tempo e risorse per lavorare a propri progetti che vorremmo fossero la base del nostro lavoro, per questo al momento non ci possiamo limitare soltanto a quelli.
Nel frattempo svolgiamo, con molto impegno e passione, attività di consulenza volta al mondo delle nuove tecnologie, dell’informatica e del web marketing oltre che vere e proprie attività di sviluppo software di ogni genere.

Perché hai deciso di partecipare al laboratorio di autoimprenditorialità organizzato da Ca’ Foscari e quanto ti è stato utile?

 Principalmente sono stato spinto dalla necessità di una formazione specifica riguardante larealizzazione di un business plan completo e Ca’ Foscari mi ha offerto la possibilità seguire un corso gratuito e con relatori molto competenti.
Credo sia stato molto utile avere a disposizione dei professionisti del settore, ai quali poter porre ogni tipo di domanda specifica e con i quali confrontare le idee, oltre naturalmente alle nozioni apprese in materia di business planning e al materiale concesso.
Lo stesso oggetto della mia tesi di laurea magistrale è stato un business plan dedicato alla mia attività, integrato ovviamente con aspetti teorici riguardanti la pianificazione strategica.
La necessità di realizzare un business plan esisteva già per questioni lavorative, sia per accedere ai bandi sia per una necessità operativa per avviare concretamente l’attività dopo la laurea. Solo durante il laboratorio però ho realizzato la possibilità di integrare questa mia esigenza con la stesura della tesi, e così è stato.

 
Quali sono le tue prospettive future?

 La mia prima necessità è lanciare dQube 3Dentistry Store&Share, il nostro software su web e app dedicato al mondo dentistico, con la “presunzione” di voler rivoluzionare il rapporto tra medico e paziente e sostenerne l’avviamento nel miglior modo possibile. Sto inoltre instaurando una rete commerciale per permettermi di raccogliere più contatti nell’ambito del lavoro per terzi, digitalizzazione delle aziende, realizzazione software e web marketing per chi ha la necessità di dare una spinta “tecnologica” al proprio business.
Nel futuro prossimo vedo l’apertura di una srl come startup innovativa, ad oggi lavoriamo con partite iva personali come network di professionisti, sia giovani che senior più esperti.
Nel futuro più lontano vedo la realizzazione di progetti più ambiziosi per cui sarà necessaria un’attenta pianificazione e un ampliamento del nostro business.

 
Cosa apprezzi e cosa invece ti fa più paura dell’essere imprenditore?

 Parto dagli aspetti negativi, o per meglio dire problematici: accesso ai fondi troppo vincolato e problematico, lentezza burocratica, costi troppo alti, tutte componenti che rendono molto, molto e ancora molto complicato investire e fare impresa nel nostro paese.
Tuttavia credo che le cose complicate possano essere un importante stimolo alla creatività e alla realizzazione personale.
Apprezzo la possibilità di scegliere come gestire il mio tempo, talvolta dedicato anche solo all’ampliamento del network di conoscenze, di compiere valutazioni e prendere decisioni in autonomia o con il parere di persone fidate che condividono con me obiettivi comuni. La cosa che per me è più importante è realizzare i miei progetti o quelli di chi collabora con me, in generale rendere concrete delle idee in cui credo, con l’aiuto di persone nelle quali ripongo la mia fiducia.

Che consigli daresti a chi voglia intraprendere un’attività d’impresa?

 Parto da un consiglio secondario: non avere fretta. È fondamentale imparare tanto, ascoltare tanto, fare tanti errori, aspettare le persone giuste con le quali collaborare. Il principale consiglio riguarda però la propria volontà: bisogna credere fermamente in quello che si vuole fare ed essere convinti di volerlo fare. Per quanto si possa avere paura di fallire, le possibilità che questo accada aumentano drasticamente se non si è convinti della direzione intrapresa. Questo non significa che a prescindere ci si debba precludere delle opportunità, ma che una volta valutato il panorama e identificate le nostre priorità va presa una decisione, e quella va perseguita fino alla fine, con tutte le nostre forze. Se si fallirà ci sarà sempre tempo per tornare indietro e cercare nuove opportunità.

Filippo Tognola (Economia Aziendale)

Filippo Tognola

Filippo Tognola ha 35 anni ed è il founder di Mind the Place, una srl innovativa che si occupa di realizzare siti web e applicazioni. Il loro progetto di punta è proprio Mind the Place, una mappa virtuale e interattiva per turisti e per cittadini. Mind the Place è stato incubato nel VEGAinCUBE grazie a un bando vinto realizzando un business plan strutturato grazie ai Laboratori organizzati dal Placement. 

Filippo raccontaci la tua idea imprenditoriale

Il progetto è nato 2 anni fa e l’srl è stata fondata a Novembre 2013. Attualmente siamo circa in dieci persone che ci lavoriamo a tempo pieno tra Mestre, Venezia e Padova. Vogliamo fare del marketing territoriale: far conoscere ai turisti la città, e far conoscere ai cittadini i vantaggi di cui possono godere nel loro territorio.

Abbiamo realizzato l’applicazione per IOS e Android, oltre che la versione web. Iniziamo a collaborare con alcuni comuni ed enti. Con Mind the Place cerchiamo di entrare in un mercato che non è ancora soddisfatto. Noi diamo informazioni istituzionali e l’opportunità agli utenti di interagire con istituzioni e enti per integrare questa mappa virtuale.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Mi sono laureato in Economia Aziendale, con percorso marketing. Ho scritto una tesi che riguardava i social network, la geolocalizzazione e il marketing. Da qui, dopo uno studio approfondito di tutti i social, è arrivata l’idea di creare Mind the Place. 

Quanto ti sono stati utili i laboratori sull’Autoimprenditorialità organizzati da Ca’ Foscari?


Molto. Mi hanno permesso infatti di approfondire le conoscenze che con gli studi universitari ho toccato solo in parte. Con gli esperti dei laboratori ho messo a punto la mia idea imprenditoriale, strutturando un business plan e un business model. È stato grazie a loro che ho vinto il bando che mi ha permesso di entrare nel Vega Park. 

Quali sono le tue prospettive future?

Stiamo cercando di allargarci il più possibile al territorio italiano, puntando poi ai mercati europei e statunitensi.

Cosa ti entusiasma e cosa ti spaventa dell’essere un imprenditore?


Avere una propria attività ti dà libertà: puoi scegliere la strada da percorrere, puoi sbagliare e risollevarti senza dipendere da nessuno. Non hai una certezza, lavoro ed entrata fissa e non riesci a progettare nel medio lungo termine, ma è lo scotto da pagare per essere libero di affermare le proprie attività e le proprie idee.

Gianna Casarin (Filologia e Letteratura Contemporanea)

Gianna Casarin

Gianna Casarin ha conseguito la laurea in Filologia e Letteratura Contemporanea a Ca’ Foscari. Dopo aver frequentato i laboratori organizzati da Ca’ Foscari sul Business Planning, ha scelto di intraprendere una carriera da imprenditrice.
Oggi è socia di Ego Web Studio, una società di consulenza di web marketing. Si occupa di redazione testi e gestione di Social Network per conto di aziende, pmi, e-commerce e altri professionisti, ricoprendo ambiti legati al mondo della moda, del design e del Made in Italy.

Gianna, quanto ti è stata utile la tua formazione universitaria?

Il mio percorso di studi universitario mi è stato molto utile per sviluppare la competenza di redigere testi in forma corretta, in tempi rapidi e declinandoli secondo i registri linguistici dei destinatari. In questo senso mi ha aiutato molto il mio progetto di tesi, focalizzato proprio sulle scritture della rete da un punto di vista linguistico e testuale.

Come hai deciso di aprire una tua azienda e quanto ti sono stati utili i laboratori del Placement sull’autoimprenditorialità?

Fin dagli ultimi mesi del mio percorso di studio ho iniziato a scrivere contenuti per i siti di alcune aziende. Mi sono accorta che c’era spazio e richiesta per questo tipo di lavoro. Anche grazie ai laboratori sull’autoimprenditorialità organizzati dal Placement di Ca’ Foscari ho deciso di investire sul mio sogno imprenditoriale. La partecipazione a questi laboratori ha infatti permesso a una persona come me, con un background umanistico e letterario, di avvicinarsi a temi di carattere giuridico, amministrativo ed economico che non conoscevo e che invece sono indispensabili per chi voglia avviare una propria attività.

Come sta andando la tua attività?

Sono molto soddisfatta. È una scelta molto impegnativa in termini di tempo e risorse ma la rifarei.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Mi piacerebbe riuscire ad accostare al mio lavoro di consulenza l’aspetto formativo. È una passione che mi porto dai tempi dell’università, quando volevo fare l’insegnante per le classi di liceo. Questa non è poi stata la mia strada, ma mi piacerebbe riprenderla in mano.

Cosa apprezzi e cosa ti spaventa dell’ essere imprenditore?

Ciò che mi spaventa è anche ciò che apprezzo: non avere un percorso chiaro davanti a me. Gli obiettivi sono precisi, ma la strada sarà condizionata dalle persone che incontrerò e dai progetti nei quali sarò coinvolta. La cosa mi spaventa e allo stesso tempo mi stimola ad andare avanti.

Che consigli daresti a chi voglia intraprendere un’attività di impresa?

Consiglio di frequentare i laboratori del Placement e di farsi dare qualche consiglio sulla strada migliore per mettersi in proprio, senza farsi spaventare dall’incertezza del futuro. È inoltre fondamentale continuare a studiare e tenersi aggiornati, qualunque sia il risultato che si vuole raggiungere.