Michele

BUGLIESI

VQR e la protesta nelle università

01. February 2016

Uno dei temi caldi di questi mesi, ancora molto attuale nelle Università italiane, riguarda il prossimo esercizio di valutazione della qualità della ricerca e la protesta che sollecita i ricercatori e i docenti a non parteciparvi.

La protesta e le sue ragioni. Le motivazioni della protesta ben sono note, del tutto condivisibili e da me personalmente condivise. Il blocco delle classi e degli scatti stipendiali ha rappresentato una delle molte evidenze del disinvestimento che l’università italiana ha subito nell'ultimo decennio, con una contrazione di organico e di risorse finanziarie superiore al 15%  che ha contribuito alla progressiva perdita di competitività sul piano internazionale.  
La legge di stabilità approvata a Dicembre 2015 ha in parte invertito questa tendenza, per quanto in misura ancora largamente inadeguata, con una serie di disposizioni che hanno finanziato la riattivazione degli scatti e hanno reso disponibili nuove risorse per il reclutamento e per le progressioni di carriera dei professori associati.
A questi risultati ha contribuito l’impegno della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane  che ha saputo rappresentare la capacità di rinnovamento che il sistema universitario ha messo in atto in questi anni,  e tesorizzarla per ottenere nuove risorse.
Certo rimangono irrisolte molte questioni, e tra queste  il recupero degli effetti giuridici degli scatti. Su questo  la CRUI è impegnata trovare una soluzione sostenibile, che possa prevederne una compensazione progressiva.

La protesta e le sue distorsioni. Nel confermare la mia condivisione dei presupposti della protesta, vi voglio anche rappresentare con chiarezza i motivi del mio netto dissenso rispetto alle modalità con cui essa  viene manifestata.
Osservo innanzitutto che la protesta si rivolge agli interlocutori sbagliati. Si indirizza infatti agli Atenei – gli unici che ne subirebbero gli effetti – quando invece è evidente che le istanze andrebbero poste ai decisori politici.
E' anche chiaro che questa forma di  protesta si presta a una facile strumentalizzazione,  perché  insinua presso i veri interlocutori, così come nell’opinione pubblica, il dubbio che le università e i docenti vogliano sottrarsi alla valutazione (nello stesso momento in cui chiedono più risorse). La strumentalizzazione è infondata, si dirà. Vero, ma nessuno dubita che verrà  utilizzata e avrà conseguenze disastrose, non solo per la credibilità che le università hanno faticosamente (e solo parzialmente) recuperato, ma anche – vale la pena di soffermarsi su questo aspetto – per l’efficacia stessa della protesta la cui forza è evidentemente legata alla credibilità di chi la esprime
Un’ultima conseguenza, non meno grave, è la distorsione dei risultati della valutazione, sulla base dei quali verrà distribuita nei prossimi anni una parte significativa della quota premiale dell’FFO, che per Ca’ Foscari, vi ricordo,  è pari a circa 18 milioni di euro su base annuale.  Di queste distorsioni, e delle conseguenze negative che esse potranno avere sulle assegnazione di risorse al nostro Ateneo, soffriranno tutte le strutture, e con esse tutti i processi e le funzioni a cui esse assolvono, nel reclutamento, nella ricerca, nella didattica, nei  servizi agli studenti e al personale.

Il mio invito è dunque a riflettere. Io spero davvero che alla fine prevarrà in tutti, a Ca' Foscari come negli altri Atenei, la coscienza che il valore del nostro lavoro – che merita di essere rispettato, riconosciuto e valorizzato – deve anche essere sostenuto da azioni e comportamenti sempre pienamente coerenti con principi di responsabilità che attengono al nostro ruolo.

Buona settimana e buon lavoro a tutti.

P.S. L'intera questione sarà affrontato nuovamente nella prossima riunione della CRUI, convocata in via straordinaria il 3 Febbraio 2016.

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