Venezia, ‘hub’ di lingua ebraica dalla Bibbia alle serie TV

Ca’ Foscari è una delle pochissime università italiane dove si insegna l’ebraico affrontando tutte le evoluzioni della lingua nei secoli, dall’ebraico biblico e postbiblico a quello moderno. Gli studenti possono così spaziare dalla Bibbia – per intenderci – alla letteratura rabbinica, fino alla lingua di grandi romanzieri contemporanei come Grossman, Oz e Yehoshua, a quella dei film e delle serie tv (la nota Shtisel - per esempio - che racconta la vita di una famiglia di ebrei ultraortodossi a Gerusalemme è una serie ‘cult’ in Israele e ora anche all'estero, per la distribuzione Netflix).

Si tratta di un approccio completo che coinvolge lingua e cultura, come è ‘nelle corde’ dei dipartimenti linguistici di Ca’ Foscari, e che permette di esplorare la civiltà ebraica sia attraverso i suoi legami con il mondo e in particolare Europa e Italia, sia attraverso la storia dello Stato d’Israele.

Dopo una laurea in Lingua e Letteratura Ebraica a Ca’ Foscari, un dottorato in Storia allo European University Institute di Firenze e alcuni anni di ricerca tra Israele e la Francia, Dario Miccoli è tornato a Ca’ Foscari per insegnare Lingua e Letteratura Ebraica Moderna. I suoi filoni di ricerca comprendono in particolare la letteratura israeliana contemporanea e la storia, letteratura e memoria delle comunità ebraiche dei paesi arabi.

La cattedra di ebraico ha a Ca’ Foscari una tradizione di lunga data e probabilmente avere sede a Venezia, dove si trova il Ghetto più antico al mondo e una solida comunità ebraica, ha influito su questo legame duraturo (ricordiamo che nel 2016, per i 500 anni del Ghetto di Venezia, è andato in scena nel campo del Ghetto Il Mercante di Venezia, una importante produzione nata da un’idea dell’Università Ca’ Foscari curata dal prof. di anglistica Shaul Bassi e dalla Compagnia de’ Colombari, in partnership con il Comune di Venezia  e il brand The Merchant of Venice).

L’insegnamento dell’ebraico prende il via a Ca’ Foscari alla fine degli anni ’40 e continua fino ai primi anni ‘50 con un lettorato di ebraico sia biblico che moderno tenuto dal rabbino capo di Venezia Elio Toaff. Dopo una pausa, l’insegnamento dell’ebraico è ripreso nel 1964 con il prof. Franco Michelini Tocci e i vari docenti che da allora si sono succeduti, perseguendo nell’unione tra storia, lingua e cultura, tra ebraico biblico e moderno.

Prof. Miccoli, quali sono le caratteristiche della lingua ebraica?
È una lingua semitica – cioè dello stesso gruppo cui appartengono arabo e aramaico – a carattere alfabetico, che si legge e si scrive da destra a sinistra. L’ebraico moderno, rinato nell’800 dopo secoli in cui l’ebraico era utilizzato quasi soltanto in ambito religioso e non veniva parlato nel quotidiano, ha anche mutuato una serie di vocaboli da altre lingue, come russo e yiddish. Per insegnare l’ebraico moderno, a Ca’ Foscari usiamo un metodo che si rifà a quello dell’ulpan, inventato in Israele proprio per far imparare la lingua nel più breve tempo possibile agli ebrei di recente immigrazione. Si privilegia la lingua parlata e la conversazione. Rispetto ad altre lingue semitiche, l’ebraico moderno ha il vantaggio di non avere sviluppato dialetti e quindi di non essere declinato in diverse varianti.

Lei studia la letteratura israeliana contemporanea e quella delle comunità ebraiche dei paesi arabi
La storia ebraica è da sempre una storia di migrazione, che ha coinvolto ampiamente l’Europa, più di recente gli Stati Uniti, ma anche il mondo arabo-islamico. Cito sempre a lezione Appena ieri (ed. Einaudi), un grande romanzo del 1945 di Shmuel Yosef Agnon, scrittore israeliano autore di romanzi e racconti e Premio Nobel per la letteratura nel 1966. Il libro descrive un viaggio - tra il reale e il fantastico - dall’Europa dell’est alla ‘Terra promessa’ prima della nascita dello Stato di Israele. Racconta i sogni e le prospettive di chi partiva verso una terra immaginata e sognata. La realtà, come sappiamo, era ben diversa da quella di ‘una terra senza un popolo per un popolo senza terra’, dove – come si legge nella Bibbia – scorrevano ‘latte e miele’. La Palestina non era un paese facile, anche dal punto di vista climatico e ambientale, e ovviamente non era disabitata.
Interessante è anche la letteratura prodotta dagli ebrei originari dei paesi arabi – ebrei sefarditi e mizrahim - emigrati dal Medio Oriente e dal Nord Africa sia verso Israele, sia verso l’Europa. Si tratta molto spesso di una letteratura che parla di nostalgia, esilio, dolore per ciò che si è perduto nella migrazione: penso per esempio a Romanzo egiziano (ed. Giuntina) di Orly Castel-Bloom, appena tradotto in italiano. Anche dal punto di vista linguistico sono romanzi interessanti, che mescolano l’ebraico all’arabo e a lingue europee, in particolare il francese.

Israele quindi si può definire un Paese a metà tra ‘Oriente’ e ‘Occidente?
Le vicende dei mizrahim, gli ebrei dei paesi islamici, sono poco conosciute fuori da Israele, mentre sono al centro di un grande dibattito interno alla società israeliana.
Subito dopo la fondazione dello stato e in seguito all’inasprirsi del conflitto israelo-palestinese, negli anni ’50 e ’60, gli ebrei dei paesi arabi furono in molti casi costretti ad allontanarsi dai paesi d’origine e spinti a emigrare verso Israele o verso l’Europa e gli Stati Uniti. In Israele, però, inizialmente vennero percepiti come comunità arretrate, tradizionali, molto legate alla pratica religiosa. Si verificò quindi un processo di marginalizzazione di queste comunità che durò fino agli anni ’70, quando la società israeliana divenne più multiculturale e con tratti propri sia della cultura europea che di quella mediorientale.
Politicamente, i mizrahim sono ritenuti elettori della destra israeliana di Likud, il partito guidato oggi da Biniyamin Netanyahu. Negli anni, alcuni hanno però militato anche in formazioni riformiste e di sinistra, altri hanno sostenuto la nascita di partiti a stampo religioso.

Perché studiare ebraico oggi?
L’Italia intrattiene con Israele rapporti culturali ma anche politici ed economici. Nel corso dei secoli la produzione letteraria in lingua ebraica è stata ricchissima, dalla Bibbia al Talmud, fino ai romanzi dei grandi scrittori di oggi. Aldilà di questo, Israele è un Paese che nonostante i conflitti che hanno caratterizzato la sua storia – il conflitto irrisolto con i palestinesi e la crescente polarizzazione interna della società israeliana, che ha inciso pesantemente anche sulle ultime vicende elettorali – ha un’economia in grande sviluppo, soprattutto nei settori del digitale e della new economy.

Federica SCOTELLARO

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