Parigi e Turku: con i Joint e double degree, lauree che 'valgono doppio'

Un'esperienza universitaria davvero internazionale passa anche attraverso la scelta di un joint o double degree. Si tratta di programmi universitari che prevedono la frequenza presso università italiane e estere e si concludono con un titolo doppio o congiunto, rilasciato dagli Atenei partner del progetto. Ca' Foscari offre svariati programmi di joint e double degree sia a livello triennale, sia a livello magistrale. Per raccontarvi l'esperienza degli studenti, abbiamo intervistato Ilaria Dal Barco, del programma di diploma congiunto Erasmus Mundus in Models and Methods in Economics and Management (QEM), in scambio a Parigi, e Giorgio Diprima, del doppio diploma in European Computer Science con l'Università di Turku, al momento in Finlandia.

Ilaria Dal Barco

Cosa studi e perché hai scelto un percorso di doppio diploma?

Sono una studentessa di economia, ho scelto di intraprendere un percorso di diploma congiunto in Quantitative Economics tra Ca’ Foscari, l’università Autonoma di Barcellona e la Sorbona a Parigi. Ho scelto un percorso di diploma congiunto perché mi piacerebbe intraprendere una carriera internazionale, e perché, anche grazie all’esperienza Erasmus vissuta durante la triennale, ho capito che questa è la mia strada. Amo cambiare le mie abitudini, scoprire nuove usanze, imparare nuove lingue e avere amici sparsi per tutto il mondo.

Perché un doppio diploma è meglio di uno? Raccontaci la tua vita universitaria internazionale.

Ritengo che l’opportunità di conoscere diverse faculties e studenti dalle più disparate nazionalità dia al percorso di studi un valore aggiunto inestimabile. Sono certa che la rete di contatti che sto costruendo durante questo percorso sarà una risorsa che mi accompagnerà per il resto della mia carriera. Vivere in un ambiente internazionale, specialmente universitario, apporta una ricchezza enorme, consente di ampliare le vedute, di conoscere il diverso per rendersi poi conto molto spesso che così diverso non è, e di lanciarsi in una serie di nuove esperienze. Le giornate sono sempre diverse e stimolanti, nonostante lo studio (molto studio) non mancano le occasioni per divertirsi e stare insieme. E nel giro di poco tempo ci si rende conto che è come essere parte di una famiglia.

Cinque cose da “mettere in valigia” per intraprendere questo percorso?

  1. La prima, indubbiamente, lo spirito d’avventura. Partire essendo pronti a tutto è l’ingrediente fondamentale per trarre il meglio dall’esperienza. Il mio consiglio è di non farsi spaventare, di essere pronti a mettersi in discussione e di non evitare quelle situazioni che all’apparenza potrebbero sembrare scomode ma che risultano sempre in un’ottima occasione di crescita. In poche parole: uscire dalla comfort-zone.
  2. Scarpe comode. È indubbio che durante un periodo all’estero si viaggi molto. Lo spirito di scoperta è ciò che accomuna tutto il gruppo ed è bene essere preparati.
  3. Capacità di adattamento. Bisogna ammettere che talvolta vivere all’estero può comportare delle scomodità. Non ci sono tutti i comfort di casa e la convivenza con i coinquilini si può rivelare complicata. Ma niente paura: anche in questo caso imparare ad adattarsi sarà una delle soft skills da vantare in futuro e che, garantisco, viene molto apprezzata, perché rara.
  4. Consiglio pratico: è bene cercare di viaggiare il più leggeri possibile. Non troppi vestiti e il più camaleontici possibili. Pian piano si impara a contenere la propria vita in una valigia. È una grande palestra di decluttering e minimalismo. Un senso di leggerezza immenso.
  5. Per finire vorrei suggerire cosa non mettere in valigia: la vita di prima. Indubbiamente è importante mantenere i legami anche con i vecchi amici e la famiglia, ma il mio consiglio è di partire liberi da vincoli per vivere appieno la nuova esperienza. Coraggio, lasciare tutto indietro e andare!

Gli spazi dell’università: quali sono i tuoi preferiti, a Venezia e all’estero?

Ogni università è organizzata in modo molto diverso ma tutte hanno quel luogo magico dove si prende il caffè: che sia un bar o semplicemente alle macchinette, le pause studio sono fra i momenti più memorabili, un’ottima occasione per socializzare e conoscere nuove persone. E poi, molte università estere dispongono di meravigliosi parchi dove è possibile fare splendidi picnic. Ultimo, ma non per importanza, la biblioteca. Per me è quel luogo magico dove studiare diventa piacevole.

Immagina il tuo futuro: come (e dove) ti vedi tra 5 anni?

Non ho una risposta chiara a questa domanda ma sicuramente mi vedo in un ambiente internazionale, dinamico e stimolante. Mi vedo in Europa, che reputo il mio paese, probabilmente non Italia, almeno per la prima parte della mia carriera. Sicuramente mi vedo in costante contatto con persone in tutte le zone del mondo, perché certi legami sono per sempre. Progetto di fare un dottorato di ricerca al termine della magistrale e ritengo che avere la possibilità di confrontarmi con i miei colleghi sparsi per il mondo possa dare alla mia ricerca una marcia in più.

Giorgio Diprima

Cosa studi e perché hai scelto un percorso di doppio diploma?

Studio computer science e ho scelto Venezia proprio per il programma di doppio diploma. In Italia, il percorso è più teorico, legato soprattutto alla computer science, in Finlandia invece ci si concentra sull'ingegneria dell'embedded system, sulle scienze informatiche. È un'esperienza che permette di conoscere approcci completamente diversi alla didattica: a Venezia si è trattato di lezioni più frontali, a Turku di laboratori.

Perché un doppio diploma è meglio di uno? Raccontaci la tua vita universitaria internazionale.

Da una parte, come dicevo, si possono vedere metodi educativi diversi, cosa che è sempre interessante, a prescindere dal doppio diploma. Le università di scienze applicate, per esempio, non sono come le nostre università, ma sono proprio costruite intorno all'esperienza pratica: anche i docenti, più che fare lezione frontale, supervisionano i laboratori e fanno da riferimento durante le attività pratiche. Sicuramente è il genere di esperienza che viene apprezzata anche nel mondo del lavoro.

Dall'altra, è una buona occasione per conoscere altre culture e tradizioni, e non necessariamente solo quelle del Paese che ti ospita. Per esempio, io vivo in un dormitorio con altre 60 persone e fino a poco tempo fa ero l'unico italiano: sei in un ambiente internazionale e scopri cose nuove, ma vivendo soprattutto con studenti stranieri quanto te ti ritrovi a imparare di più sulle altre culture che non su quella locale - per esempio, scopri le tradizioni pasquali rumene, le feste olandesi, quelle tedesche.

Quattro cose da “mettere in valigia” per intraprendere questo percorso?

  1. Il tenere presente che vale comunque la pena provarci. Per un periodo io stesso mi sono scoraggiato perché credevo di non riuscire a finire gli esami per poter partire, ma anche l'esame di inglese, per cui non sono portatissimo, è andato bene e ora sono in Finlandia.
  2. La voglia di mettersi in gioco: si è da soli quando si arriva all'estero e bisogna avere il coraggio di fare nuove amicizie e nuove esperienze. Vale per tutte le esperienze di questo genere, anche per l'Erasmus.
  3. La voglia di uscire dalla propria comfort zone, di uscire dalla sicurezza della quotidianità e dell'abitudine per scoprire cose e persone nuove. Si dovrebbe cercare di "seek discomfort", cioè ricercare quella difficoltà che insegna ad affrontare le situazioni più diverse.
  4. La moka. Io l'ho dimenticata e l'ho dovuta comprare, è importante.

Gli spazi dell’università: quali sono i tuoi preferiti, a Venezia e all’estero?

Sicuramente Venezia ha il suo fascino tutto particolare. Il campus di via Torino invece è uno spazio più moderno, così come è nuovissimo anche il campus di Turku. Ho "vissuto" entrambi e devo dire che, pur essendo entrambi moderni, i due campus sono pensati in modi molto diversi. Il campus di Mestre è più bello ma a volte meno pratico (per esempio, non c'è la mensa), mentre quello di Turku è pensato in funzione dei servizi, degli spazi "utili" (le aule studio, la mensa)... ma non è Venezia.

Immagina il tuo futuro: come (e dove) ti vedi tra 5 anni?

Vorrei essere parte del mondo del lavoro e mi piacerebbe rimanere in Italia, ma comunque in un'azienda internazionale, una realtà che abbia un ambiente multiculturale.

Rachele Svetlana Bassan