"Krishna, il divino amante" al MAO di Torino. Intervista ai curatori

Il 27 maggio 2021 alle 17:00 il professor Thomas Dähnhardt del Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea terrà una conferenza presso il MAO - Museo d’Arte Orientale di Torino dal titolo “Krishna, personificazione dell’amor divino”. La conferenza si svolgerà nell’ambito della mostra “Krishna, il divino amante” curata dalla dott.ssa Claudia Ramasso, Conservatrice per l'Asia meridionale e Sud-est asiatico per il museo torinese, e dal professor Dähnhardt stesso. Alla conferenza presenzierà anche il Console Generale d’India, il Dr. Vinoy George.

In occasione della mostra, visitabile fino al 26 settembre, e in anticipazione della conferenza abbiamo intervistato i curatori.

Krishna è una delle divinità hindu più note, anche al di fuori dell'India. Come si sono sviluppati la sua importanza e il suo culto?

DÄHNHARDT: La figura di Krishna (lett.: "scuro" o "blu scuro") rappresenta senz'altro una delle divinità più note, nella stessa India ma anche, grazie ad alcuni movimenti devozionali moderni dal richiamo internazionale, oltre i confini geografici e culturali del Sudasia. Sebbene si tratti di un culto antico, già attestato nel testo epico del Mahabharata e nel Bhagavad-gita, che ne costituisce parte integrante, la devozione a Krishna si diffonde principalmente a partire dal secolo XV, a partire dalla regione storica del Braj-mandala (lett.: "recinto delle vacche") e dei suoi centri di Mathura e Vrindavana, associati dalla Tradizione alla vita di questa divinità. Soprattutto in epoca Mughal (1526-1857), la figura di Krishna, considerata dai suoi seguaci come manifestazione tangibile, umana, di un Principio di ordine trascendentale, appare al centro di un ricca e variegata tradizione in cui la devozione e la speculazione intellettuale sono complimentate da elaborazioni in campo artistico quali la letteratura, la pittura e la scultura, che esplicitano la natura del dio venendo così incontro al bisogno della popolazione di avere un punto di riferimento che renda manifesto il sacro tramite tratti distintamente umani. Il fascino di Krishna risiede, a mio avviso, nell’abbinamento di questi elementi così deliziosamente umani, quali l’apparente l’apparente frivolezza, la giocosità e le maniere spensierate che caratterizzano la giovinezza con la possibilità di relazionarsi a lui tramite un amore coniugato nelle sue molteplici articolazioni, come quello nutrito dalla madre per il figlio, quello coltivato fra amici oppure, facilmente condivisibile da tutti, dall’amore fra amanti. È forse quest’ultima la componente che potremmo definire in qualche modo ‘moderna’, anche se la coltivazione dell’amore, invero, costituisce ciò che di più primordiale risiede in tutte le creature viventi.

Perché questa mostra e perché ora? 

RAMASSO: Il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino è stato inaugurato nel dicembre 2008. Il lungo lavoro che ha portato negli anni precedenti al 2008 alla riunione di collezioni pubbliche e private presenti nel territorio cittadino è stato integrato con l’acquisizione di alcune opere dal mercato antiquario. I quattro dipinti esposti in mostra sono entrati a far parte del patrimonio museale tra il 2004 e il 2005. I due progetti di allestimento museale del 2007 e del 2015 non hanno previsto l’esposizione a rotazione dei dipinti nelle collezioni permanenti, sia per la difficoltà di trovare un adeguato spazio allestitivo nel percorso museale, sia soprattutto per problemi conservativi. La conservazione dei picchavai, dipinti su tessuto, è infatti estremamente delicata: la tela libera, montata su telaio in periodo successivo alla loro produzione, e i pigmenti che li compongono, tempera ad acqua, permettono la loro esposizione solo per brevi periodi, seguiti da intervalli significativi di tempo in cui i dipinti devono stare a riposo in deposito per non essere soggetti a degrado. Fino ad oggi non si era presentata un’opportuna occasione per presentare i dipinti al pubblico, anche grazie alla ricca programmazione di mostre presentate al MAO. In concomitanza con la lunga chiusura del 2020 il museo, oltre al consueto monitoraggio periodico delle opere, ha provveduto a eseguire interventi di manutenzione conservativa sui dipinti, con il consolidamento di alcune parti che risultavano meno adese. A seguito di questi interventi e con la predisposizione di un nuovo spazio museale dedicato a piccole esposizioni, dotato di pellicole anti-UV sulle parti vetrate, è stato possibile inserire l’esposizione dei dipinti nella programmazione di mostre temporanee del MAO del 2021, anno in cui la Repubblica dell’India inizia le celebrazioni del 75° Anniversario dell’Indipendenza che cadrà il 15 agosto 2022.

Come avete selezionato i dipinti e i componimenti, che risalgono a periodi diversi?

RAMASSO: Tre dei dipinti presentati in mostra appartengono alla tradizione dei picchavai, grandi dipinti devozionali su tela libera della tradizione pittorica del Rajasthan consacrati al dio Krishna. Il quarto dipinto, di dimensioni minori, proveniente nello specifico dall’area di Kishangarh, raffigura lo stesso soggetto iconografico (nello specifico Krishna, Rādhā e le gopī) e si inserisce a pieno titolo nel progetto di mostra che si propone di mostrare al pubblico questo tipo di produzione pittorica accompagnata da una selezione di componimenti poetici ascrivibili alla corrente devozionale della bhakti. La distanza temporale tra i dipinti, risalenti al XVII-XIX secolo, e i componimenti poetici del XV-XVII secolo è dovuta alla quasi totale assenza di dipinti coevi alla produzione letteraria, non preservatesi nei secoli. I dipinti in mostra tuttavia raffigurano temi cari alla letteratura devozionale dell’India nord-occidentale iniziata a fiorire dal XIV secolo e incentrata sul dio Krishna. Il dialogo tra rappresentazioni pittoriche e componimenti poetici permette di esaltare attraverso la visita il concetto di esperienza estetica cara alla tradizione indiana, denominato rasa. Il termine rasa, che significa “succo”, “essenza” o “gusto”, indica un particolare stato emozionale che è intrinseco all’opera d’arte, sia essa visiva, letteraria o musicale, e che riesce a suscitare nello spettatore la corrispondente disposizione d’animo. Le poesie presentate in mostra accanto ai dipinti, oltre a essere una chiave di lettura evocativa delle raffigurazioni pittoriche, intendono invitare a un pieno godimento estetico dell’esposizione attraverso il linguaggio universale dei modi dell’arte. 

Professor Dähnhardt, come ha integrato la sua ricerca nell'attività di curatela?

Per me si tratta della prima esperienza di questo tipo, anche se in passato sono stato coinvolto in collaborazioni nell’allestimento di mostre, soprattutto in Inghilterra. È senz'altro un’esperienza gratificante perché si tratta di un’attività che lascia molto spazio alla creatività e richiede un tipo di expertise diversa da quella che caratterizza la ricerca accademica e la didattica in ambito universitario. In questo caso specifico, il mio contributo è stato quello di selezionare dei versi tratti dalla letteratura di devozione in lingua hindi, che illustrassero in maniera semplice le immagini esposte nella mostra, nel tentativo di renderle più vive e condivisibili anche per l’osservatore occasionale. Si trattava, quindi, di individuare nel mare magnum di questo tipo di letteratura dei versi che non soltanto fossero riferibili alle scene dipinte sui drappi, ma di cercare di creare un legame fra le figure e l’ambiente oggetto di attenzione e la realtà contingente e soggettiva del visitatore di un museo in una città europea. Sebbene i pezzi della mostra siano relativamente pochi, o forse proprio per questo motivo, la necessità di creare sintonia fra rappresentazione visuale e auditiva risulta ancora più importante perché l’attenzione, si spera, rimarrà concentrata su questi pochi dipinti esposti in modo da poter avvicinare e conoscere la divinità tramite questa duplice modalità. Se questo per i devoti che si recano in pellegrinaggio presso i templi e i santuari in India è spesso sottinteso, ricreare qualcosa di simile in un museo in Europa per me è stata la parte più stimolante. Saranno poi le testimonianze dei visitatori a dirci se ci siamo riusciti o meno. 

Per iscriversi alla conferenza "Krishna, personificazione dell'amor divino" e ricevere il link Zoom per la partecipazione online, è sufficiente mandare un'email a  mao@fondazionetorinomusei.it.

Rachele Svetlana Bassan