Addio ad Abbas Kiarostami, laurea honoris causa a Ca' Foscari

Era stato insignito da Ca’ Foscari nel 2003 della laurea honoris causa in Lingue e Civiltà Orientali dalla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere. L’allora Rettore, Pier Francesco Ghetti, e il Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Paolo Balboni, gli avevano consegnato la laurea nel settembre 2003 durante una cerimonia all'Auditorium Santa Margherita
 
La Laudatio tenuta da Riccardo Zipoli, professore ordinario di Lingua e Letteratura Persiana, è stato forse il punto culminante di un lungo percorso di amicizia tra Abbas Kiarostami, il nostro Ateneo e la città di Venezia che ha ospitato le sue mostre fotografiche, le sue lezioni e i suoi film (in alcune importanti retrospettive), dove sono state tradotte per la prima volta in una lingua occidentale le sue raccolte di poesia “Con Il vento” (Il Castoro, 2001) e “Il lupo in agguato” (Einaudi, 2003), grazie al lavoro di Riccardo Zipoli e dove ha ricevuto la consacrazione di regista di fama mondiale grazie al Gran Premio della Giuria vinto alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1999 per il suo “Il vento ci porterà via”, due anni dopo la Palma d’oro a Cannes per “Il sapore della ciliegia"
 
Iraniano, attivo fin dai primi anni Settanta, capace di attraversare e descrivere la società del suo paese dai tempi dello Shah ai giorni nostri, amato e venerato da molti suoi celebri colleghi (da Kurosawa a Godard, da Erice a Scorsese), Kiarostami si esprimeva artisticamente anche come fotografo, pittore, grafico, scultore e poeta. “Kiarostami - ricorda Marco Dalla Gassa, docente di cinema all’Università Ca’ Foscari e autore di una delle prime monografie sul suo cinema in italiano per le edizioni Le Mani (2001) - è una figura che ha segnato la storia della settima arte negli ultimi quarant’anni, uno dei pochi a riuscirci in tutti i paesi dove i suoi film sono arrivati, dalle Americhe all’Europa, dall’Iran all’India, fino al Giappone. Se esiste un cinema universale, o come si dice oggi “ glocal", un cinema in grado di guardare all’infinitamente piccolo - l’abitacolo di una automobile, un paese di montagna nel Gilan, l’espressione di incertezza o curiosità di un bambino - per catturare l’infinitamente grande, questo è senza dubbio il cinema di Kiarostami. Su cui, non a caso, in questi decenni, hanno scritto grandi pensatori come Laura Mulvey, Jean-Luc Nancy, Pietro Montani, Hamid Naficy. E altri sicuramente ne seguiranno perché Abbas aveva l’abilità, anche nei suoi lavori meno noti, come quelli realizzati per l'Istituto Kanun negli anni Settanta o le più recenti installazioni d’arte, di rendere apparentemente semplici le cose più complesse e in questo modo di collegare la nostra più piccola o banale “esperienza" (questo il titolo del suo primo mediometraggio del 1973) ad un orizzonte teorico, spesso dalle coloriture spirituali e filosofiche.

Alle tante parole di affetto che si stanno spendendo in queste ore, non possono che aggiungersi anche quelle di tutta la comunità cafoscarina