Hajar Maataoui, studentessa del corso di laurea magistrale in Global Development and Entrepreneurship.

Overseas online: un'opportunità di crescita accademica e professionale

Come altri studenti vincitori del bando Overseas, Hajar Maataoui, studentessa di Global Development and Entrepreneurship, ha sperato fino all’ultimo che la pandemia non le impedisse di partire per la destinazione scelta, la San Diego State University a San Diego (USA). Quando è stato chiaro che partire non era possibile, Hajar ha fatto una scelta: accettare non solo di studiare online, ma di dare il massimo e fare tesoro di questa esperienza, che si è rivelata essere una vera occasione di crescita accademica e personale. Abbiamo chiesto a Hajar di condividerla con noi.  

Raccontaci la storia del tuo Overseas: dalla scelta della destinazione alla scelta di farlo online

Ero stata a San Diego durante uno scambio nel quarto anno di liceo e mi ero innamorata della città, che rimarrà per sempre uno dei luoghi più belli che abbia mai visto. Così, una volta iniziata la magistrale a Ca’ Foscari, ho scelto solamente San Diego come destinazione per l’Overseas. Quando sono uscite le graduatorie ero felicissima! La partenza era prevista ad agosto 2020, ma il COVID ha bloccato tutto. Speravo di poter partire a gennaio 2021, ma quando non è stato possibile, ho scelto di partecipare al programma virtualmente

Chiaramente, se avessi potuto, sarei partita subito! All’inizio c’è stato sicuramente un po’ di sconforto e delusione. La selezione era stata dura e avrei davvero voluto partire. Inoltre, alcuni miei compagni sono partiti per le destinazioni nell’Unione Europea, quindi non è stato facile accettare di dover restare a casa. Tuttavia, dato che credo sia importante prendere le cose in modo positivo, ho cercato di trarre il meglio dalla situazione e dal 21 gennaio al 21 maggio ho studiato con la SDSU. È stato davvero impegnativo ma altrettanto soddisfacente. 

Come è stata la tua quotidianità durante il programma online?

L’esperienza online non è stata semplice, soprattutto all’inizio: ho dovuto adattarmi a ritmi diversi proprio nello studio universitario. Frequentavo due corsi: uno dalle undici di sera a mezzanotte e mezzo, l’altro alle sei di pomeriggio. Visto che c’è un fuso orario di ben 9 ore, ho selezionato i corsi che mi davano la possibilità di seguirli senza andare fuori di testa (non quelli alle tre del mattino, insomma!). In quei cinque mesi mi sono dedicata completamente allo studio: a cercare argomenti per la tesi, e soprattutto a studiare per i due corsi, che erano davvero impegnativi. 

Parlaci dei tuoi corsi: sono stati particolarmente utili o interessanti?

Entrambi i corsi sono stati “challenging” e hanno contribuito molto alla mia formazione. 

Uno dei corsi era International Economic Problems, un corso di economia pura (grafici, matematica, formule, molto concettuale) con un programma interattivo con dei quiz online che ti davano un voto. Ero continuamente sotto esame e sotto pressione.

L’altro era Business Plan Development: il formato di questo corso era in gruppi di quattro persone con l'obiettivo di formare una start-up. È stato il corso più difficile che abbia mai frequentato in vita mia. Ogni settimana, la professoressa aggiungeva una sfida, tant’è che alla fine abbiamo prodotto il “profilo” di un business paragonabile a quello di una start-up vera e propria (con un piano finanziario, investitori, e così via). Il risultato è stato talmente convincente che una mia compagna di gruppo ha deciso che quello sarà il suo prossimo obiettivo: trovare investitori per fondare la start-up che abbiamo sviluppato insieme. Ogni due settimane dovevamo scrivere report di gruppo e individuali, di 10/15 pagine. Il corso mi ha formata tantissimo: questo era management, più che economia, quindi ha aggiunto moltissimo valore alla mia formazione. Anche l’esame era tosto: siamo passati dalla pratica in lavoro di gruppo, alla teoria dell’esame finale. 

Ti sei confrontata con un modo diverso di fare didattica. Quali considerazioni puoi fare? 

Come dicevo, i corsi sono stati molto impegnativi, soprattutto all'inizio. La differenza principale sta nei compiti: in USA bisogna rispondere a dei quiz o scrivere report che vengono valutati ogni settimana. Non sono esercitazioni: bisogna studiare sempre, passo per passo. Al contrario, in Italia nella maggior parte dei corsi c’è solo un esame finale: non sempre sei preparatissimo, magari ti sei messo a studiare tardi, o ti manca qualche nozione. Con i corsi della SDSU, invece, è impossibile arrivare impreparati all’esame: la formazione continua e la verifica in itinere, i compiti parziali, ti danno la preparazione che ti serve.  

Poi ho avuto modo di sperimentare un rapporto più personale con i professori. La professoressa e il professore dei miei corsi sono persone eccezionali: hanno una formazione eccellente, sono giovani e interattivi, preparano presentazioni coinvolgenti, nonostante la modalità online. 

Prendiamo il professore di economia: ci ha fatto fare quattro esami parziali, tra cui una presentazione basata su un podcast dal sito Trade Talks. Ho scelto un argomento per me appassionante, “Come la tecnologia 3D andrà ad influenzare gli scambi commerciali”, tratto dal report di una economista della World Bank che già seguivo da qualche anno. Il professore è stato colpito dalla mia presentazione e mi ha scritto per farmi i complimenti. Non solo: visto che conosce di persona l’economista in questione, si è anche offerto di parlare con lei della mia presentazione! Poi abbiamo parlato per un bel po’ di economia, dello studio dell’economia, e mi ha chiesto di tenerlo aggiornato sulla mia carriera accademica, ricordandomi che ci sono dei master alla SDSU a cui potrei essere interessata.

Questo professore non è un caso isolato: la professoressa di business utilizzava i primi 10 minuti di ogni lezione per parlare con noi (da loro erano le nove del mattino, da me le sei di sera). Era un’opportunità di condividere come stavamo noi: ci diceva sempre, “dovete mettere il vostro benessere prima di tutto”. Sorprendentemente, tanti studenti scrivevano in chat “Today I’m feeling stressed”, “Today I feel overwhelmed”. Questa sua apertura alla condivisione dei nostri stati d’animo è stata una cosa che ho apprezzato molto, anche se la prima fonte di stress era proprio il suo corso! Eppure, nonostante il corso fosse davvero impegnativo, la professoressa ci esortava a lasciare i libri di tanto in tanto, per stare all’aria aperta e combattere la “Zoom fatigue”, cioè la fatica di stare sempre al computer. Per me è stato un momento importante, mi ha aiutata a cambiare prospettiva e a vivere quest’esperienza con maggiore serenità. 

Come hai potuto socializzare e conoscere nuove persone? 

La SDSU era ben organizzata: la persona responsabile degli studenti internazionali è stata sempre disponibile ad aiutarci, collegandosi su Zoom per aiutarci a risolvere problemi. Ogni studente aveva anche un “buddy” con cui sentirsi più coinvolto nella vita accademica: la ragazza che è stata la mia buddy mi ha chiesto come stavo, mi ha offerto aiuto con gli esami, e siamo ancora in contatto. Poi l’università organizzava degli incontri per studenti internazionali una volta al mese, per parlare, conoscerci e confrontarci insieme. 

Per quanto riguarda i miei compagni di corso, vivevano tutti a San Diego: una ragazza era di origini messicane, una era di origini colombiane, tutti studiavano da casa. Il lavoro di gruppo è durato cinque mesi, e trovare degli orari che andavano bene a tutti è stato complesso, ma ce l’abbiamo fatta! 

Come ti ha “cambiata” questo Overseas online? 

Questo Overseas è stato un’opportunità di crescita personale. Sono sempre stata un po’ critica verso me stessa, perfezionista. Questa esperienza mi ha messo così tanto alla prova, sotto tantissimi aspetti, che ha migliorato la mia fiducia in me stessa: ho imparato a prendere le cose con più tranquillità e serenità, perché i frutti li ho colti lo stesso. Ho imparato ad “accettare” le conseguenze delle circostanze: ho fatto tutti gli esami a mezzanotte e anche se non tutti i parziali sono andati come speravo, ho visto che questo atteggiamento di serenità mi aiutava a farli meglio. Ho imparato a mettermi in gioco: non è facile essere catapultati in una realtà che non è affatto come la tua, con una lingua che comunque non è la tua, e cercare di stare al passo. Noi exchange students non avevamo tempo in più o scorciatoie: eravamo trattati come gli altri. 

Riguardo alla lingua, avevo già perfezionato il mio inglese al liceo e con vari scambi, ma durante le prime due settimana mi ero allarmata un po’ perché avevo notato che perdevo alcune parole o concetti. Dalla terza settimana, però, già non perdevo più alcune parole per strada, era come seguire i corsi in italiano. Parlando coi compagni nei lavori di gruppo, scrivendo report, seguendo lezioni, il mio inglese si è consolidato: ora che sto scrivendo la tesi in inglese, mi sento molto più preparata e a mio agio.     

Parliamo del tuo futuro: cosa credi ti abbia dato questa esperienza?

Considerando che non ho un background in business, ho imparato così tanto in questi cinque mesi: nozioni di economia, finanza, gestione dell’impresa. Non mi sarei mai aspettata che quest’esperienza online mi avrebbe dato così tanto! Sono davvero grata di questa opportunità.

Riguardo al mio futuro, sto ancora riflettendo sui prossimi passi. Prima di tutto devo pensare alla tesi e alla laurea. Vorrei fare un tirocinio alla World Bank e vedere se quella è la mia strada, possibilmente all’estero, questa volta di persona! 

Grazie a questa esperienza mi sono appassionata al mondo delle organizzazioni finanziarie europee ed internazionali. I corsi della SDSU mi hanno mostrato delle possibilità diverse, perché ho avuto modo di avvicinarmi alla finanza pura: come fare investimenti, i rischi, gli operatori, cose mai toccate così a fondo. Quindi vorrei proseguire il mio percorso con un master in ambito puramente finanziario, perché no, anche alla SDSU. 

Joangela Ceccon