Sanificazione in periodo di Covid: che effetti su sete e materiali antichi?

In questo tempo di pandemia abbiamo sentito ripetutamente parlare di “sanificazione” disinfezione” e simili, impiegate per rendere gli ambienti che frequentiamo più sicuri. Ma qual è l’impatto di queste sostanze in ambienti particolarmente delicati come musei, dimore storiche e ambienti di culto impreziositi da sete e da materiali verso cui bisogna usare un particolare riguardo?

Il team di ricerca di Scienze e Tecnologie per la Conservazione dei Beni Culturali coordinato da Elisabetta Zendri (Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica)  ha indagato proprio questo particolare aspetto con uno studio sui possibili impatti di alcuni prodotti sanificanti a base alcolica.

La prima fase della ricerca è stata dedicata allo studio delle possibili interazioni chimiche delle soluzioni sanificanti impiegate per la disinfezione di luoghi di culto e ambienti museali.  In particolare lo studio ha preso in considerazione la formulazione suggerita dal Ministero della Cultura (acqua 20%, alcol 75%, benzalconio cloruro 5%) e i test sono stati condotti su tessuti in seta, data la loro diffusione come tappezzerie in molte dimore storiche ed edifici di culto.

I risultati sperimentali ad oggi ottenuti non evidenziano trasformazioni chimiche significative della fibra di seta derivanti dal contatto accidentale tra soluzione igienizzante e tessuto, ma sono state rilevate delle significative variazioni di colore in corrispondenza delle aree di contatto tra la soluzione e la seta. Inoltre si è osservato che il benzalconio cloruro, battericida presente nella soluzione sanificante, può depositarsi sulle fibre del tessuto e modificarne la struttura, facilitando la condensazione dell'acqua sulle fibre. In questo caso non si può escludere l’attivazione di processi di degrado legati alle condizioni microclimatiche di conservazione del manufatto. 

Lo studio è stato oggetto anche di una tesi di laurea magistrale in Conservation Science and Technology for Cultural Heritage, discussa dalla dr.ssa Benedetta Favaro

Questo tema di ricerca ha riscosso particolare interesse, come evidenziato dalla pubblicazione recente di un articolo sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Cultural Heritage. La ricerca ha inoltre ricevuto un finanziamento dal MUR nell’ambito dei progetti FISR-Covid 19. l progetto ISMEE (Impacts of Sanitization on Museum and Ecclesiastical Environments to prevent Covid-19), che partirà il 1 ottobre, coinvolgerà le professoresse Elisabetta Zendri ed Eleonora Balliana e il professor Fabio Aricò del DAIS  ed approfondirà gli effetti a lungo termine dei sanificanti sulla seta, anche attraverso cicli di invecchiamento accelerato in camera climatica. 

Il gruppo di Scienze e Tecnologie per la Conservazione dei beni Culturali sta portando avanti anche il Progetto Thor, che a dispetto del nome minaccioso, studia  sistemi innovativi per la salvaguardia dei monumenti veneziani particolarmente aggrediti dalla salsedine. La novità sta nell’utilizzo di metodi elettrochimici per la rimozione dei Sali presenti in manufatti che non possono essere trattati con i sistemi tradizionali a causa del loro precario stato di conservazione o che non possono essere rimossi dalla loro collocazione. Questo metodo potrebbe quindi ridurre in maniera significativa rischi di danni e i costi di intervento, riducendo anche i tempi di trattamento.

Il progetto, che si avvale del finanziamento di Leonardo, SNAM e di Intesa Sanpaolo, verrà proposto in collaborazione con la Soprintendenza di Venezia, anche per interventi su lapidi pavimentali presenti in numerose chiese veneziane spesso soggette all’ interazione con l’acqua di mare e al degrado provocato dalla salsedine. 

Federica Ferrarin