Collaborazione e traduzione al centro del 'Translating Europe Workshop'

A seguito della pandemia ancora in corso, probabilmente come mai prima d’ora, la cooperazione e il lavoro collaborativo sono diventati una necessità in molti aspetti della nostra società, e la traduzione non fa eccezione.

Da questa riflessione nasce  il “Translating Europe Workshop”, convegno online in programma per il 19 novembre, organizzato dal Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati di Ca’ Foscari in collaborazione con la Commissione Europea.
Il progetto del Workshop è frutto della collaborazione tra la Direzione generale della Traduzione della Commissione Europea e i membri del Laboratorio sulla Traduzione delle Lingue Europee, con il supporto del Campus Universitario di Treviso dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

Dalle ore 09.00, professionisti e professioniste della traduzione si alterneranno a professori e professoresse per riflettere sul ruolo delle nuove tecnologie nelle pratiche di traduzione, sulla collaborazione tra diversi profili professionali e sull’importanza della formazione per preparare gli studenti ai nuovi sviluppi della professione.

In attesa dell’appuntamento di venerdì 19, abbiamo parlato con la prof. Mirella Agorni e il prof. Giuseppe De Bonis per iniziare ad esplorare insieme i temi che verranno trattati durante il workshop e conoscere più da vicino il mondo della traduzione oggi. 

Per consultare il programma completo dell’evento e compilare il modulo di iscrizione, visita la pagina dedicata

Il lavoro di traduzione nel contesto europeo e in quello italiano: quali sono le sfide più attuali e quali i settori che ne fanno più richiesta? Qual è il ruolo della traduzione nell’editoria moderna e nei prodotti multimediali?

Da una parte, si assiste alla costante di richiesta di servizi di mediazione linguistica, soprattutto a livello di istituzioni comunitarie ma anche a livello del settore economico e culturale, dall’altra si registra la crescente richiesta di traduzione specialistica nel settore tecnico-scientifico, economico, giuridico, politico-istituzionale. A questi settori si affianca sempre più di frequente ai nostri giorni anche quello dell’industria culturale e dell’intrattenimento che hanno visto un’espansione nell’offerta di materiali multimediali e informatici (localizzazione di software e siti internet multilingue), ma anche audiovisivi (si pensi alla crescita esponenziale delle piattaforme di streaming).

Lingue, culture, multilinguismo: quali caratteristiche deve avere oggi un buon traduttore o una buona traduttrice?

Un buon traduttore/traduttrice oggi deve avere un’ottima conoscenza non solo delle lingue con cui lavora, ma anche delle culture delle lingue di cui sono espressione. In un contesto globale, dove la promozione del multilinguismo/plurilinguismo è ormai un obiettivo primario, conoscere e lavorare con più lingue straniere e saper operare in un contesto multilingue in traduzione sono la chiave ai cambiamenti in atto. A questi elementi si aggiungono, da una parte, un’eccellente conoscenza della propria lingua materna in tutti i suoi registri e tutte le sue sfumature e, dall’altra, una padronanza della tecnologia, in particolare dei principali software di word-processing, editing e traduzione che sono diventati strumenti essenziali della professione.

Quali sono i vantaggi della tecnologia applicata al lavoro di traduzione e quali compiti rimangono al traduttore o alla traduttrice ‘umani’?

Lo sviluppo tecnologico senza precedenti che ha investito il campo della traduzione negli ultimi anni ha portato indubbi vantaggi alla professione in termini di carichi di lavoro e di gestione dei tempi dell’intero processo traduttivo, in quanto il/la traduttore/ice può spendere maggiori energie nella fase di revisione del lavoro, facendo leva sul lavoro “preliminare” svolto dai software di traduzione assistita. Resta il fatto che la produzione della lingua è per definizione un’attività squisitamente umana e lo stesso vale per il processo di traduzione nel senso più stretto del termine. La tecnologia si è trasformata in una fedele alleata dei traduttori, ma non li sostituirà mai del tutto: le parole d’ordine in questo nuovo scenario sono sinergia e collaborazione.

Quali sono i vantaggi e le sfide della collaborazione?

I vantaggi della collaborazione risiedono, come già detto, in un’ottimizzazione dei costi/benefici non solo in termini economici, ma anche sul piano della qualità del prodotto finale (i testi tradotti). I professionisti del settore, supportati e coadiuvati dalla tecnologia, possono ottimizzare i tempi e le risorse, dedicando più spazio al processo di revisione, centrale per ottenere un lavoro di traduzione all’altezza delle aspettative degli utenti finali. La sfida maggiore consiste nella gestione collaborativa del lavoro d’equipe, in cui al traduttore/traduttrice di sostituisce una equipe in cui collaborano varie figure professionali con competenze traduttologiche, quali team manager, esperti in terminologia, consulenti e post-editor o revisori.

Qual è il ruolo delle Università che formano traduttori e traduttrici e quali sono le nuove competenze da sviluppare?

Come già sottolineato, è necessario conoscere e saper utilizzare le nuove tecnologie per tutti coloro che vogliono inserirsi nel mondo professionale della traduzione e le università oggi devono essere in grado di raccogliere questa sfida nella loro offerta formativa. Il ruolo dell’università è tuttavia quello di offrire una formazione che integri le conoscenze culturali, anzi, interculturali nel senso più ampio del termine, con le esigenze professionali, cioè le esigenze del mercato. La pedagogia della traduzione dovrebbe riuscire ad attivare negli studenti un processo di apprendimento interculturale continuo, cioè sviluppare la loro capacità di applicare le conoscenze interculturali e interlinguistiche nelle situazioni comunicative reali. 

A cura di Federica Scotellaro e Francesca Favaro