Dignità del lavoro: valore e sviluppo nel nuovo scenario economico-sociale

La recente approvazione dell’accordo sul salario minimo a livello europeo, porta ancora una volta in primo piano il tema della dignità del lavoro. La presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, ha commentato così su Twitter il risultato: "Nei nostri orientamenti politici abbiamo promesso una legge per garantire salari minimi equi nell'Ue. Con l'accordo politico di oggi sulla nostra proposta su salari minimi adeguati, portiamo a termine il nostro compito. Le nuove regole tuteleranno la dignità del lavoro e faranno in modo che il lavoro paghi".

A Ca’ Foscari sedici docenti e specialisti di diverse discipline - dal diritto costituzionale, privato, romano, del lavoro e delle relazioni industriali, a filosofia e organizzazione aziendale - si sono confrontati sul tema nel convegno “La dignità ‘del’ e ‘nel’ lavoro”, organizzato dal Dipartimento di Management e dalla Commissione di Certificazione dell’Università Ca’ Foscari Venezia, giovedì 9 giugno in Auditorium Santa Margherita. 

"Quello di oggi è un incontro scientifico, un dibattito ampio, ma dobbiamo ricordare anche l'importanza di soddisfare la dignità dei giovani che entrano nel mondo del lavoro". Così ha aperto i lavori Gaetano Zilio Grandi, docente di diritto del lavoro, Prorettore agli affari generali e legali dell’Università Ca’ Foscari Venezia e promotore dell’evento

La dignità è un tema ampio e un concetto trasversale che attraversa tutto il diritto: "mai come nel nostro tempo si sono manifestate da un lato un'altissima attenzione, dall'altro intollerabili forme di violazione", ha sottolineato Giuseppe Zaccaria, docente dell'Università di Padova e membro dell'Accademia dei Lincei. 

Tenendo conto di esigenze economiche, questioni sociali e necessità personali, si è affrontato il tema in una prospettiva ampia e multidisciplinare che considera i più recenti cambiamenti economico-sociali: dalla dignità dell'uomo alla dignità del lavoratore nella Costituzione passando per la dignità nel diritto romano, ma anche come concetto filosofico e valore umano, strettamente legato alle dinamiche contrattuali e aziendalistiche. 

Che valore ha oggi la dignità nel mondo del lavoro? Quali sono il significato e i risvolti pratici della dignità del lavoro, caposaldo della democrazia richiamato dalle principali Carte dei diritti e, da ultimo, dall’obiettivo n. 8 dell’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile? 

Ne abbiamo parlato con il prof. Zilio Grandi: 

“Il seminario ha inteso ricostruire il percorso storico di un valore che oggi più che mai assume un significato centrale nel passaggio da una società e un mercato del lavoro industriali ad un contesto fluido, difficile ma anche ricco di opportunità. Oggetto della riflessione saranno dunque vecchi e nuovi meccanismi di esclusione sociale, creati dal contesto economico capitalista e da ultimo accentuati dalla rivoluzione tecnologica e dalla crisi pandemica”. 

Professore, come commenta l’accordo sul salario minimo appena raggiunto a livello europeo? Cosa intendiamo oggi per ‘dignità nel mondo del lavoro’ e qual è il valore attuale di questo concetto? 

La dignità dei cittadini e dei lavoratori si pone come baluardo alle recenti modifiche del sistema produttivo e alla globalizzazione dei mercati. La dignità assume inoltre un valore fondamentale, direi primario, nella scala dei valori costituzionali e risulta strettamente correlata proprio al lavoro, come valore a sua volta centrale fin dalla prima norma costituzionale. Insomma, lavoro e dignità costituiscono il binomio sul quale si basa il nostro assetto costituzionale e non a caso emergono ove si affida alla Repubblica la rimozione delle diseguaglianze e dove si afferma una (limitata dalla dignità) iniziativa economica privata. La scelta è stata quindi quella di guardare alla dignità nelle sue diverse accezioni, storica, economica, civilistica. 

L'accordo provvisorio europeo sottolinea l'importanza e la centralità della dignità del e nel lavoro. A livello di impatto sull'Italia si tratterà di compiere  scelte politiche e di ragionare sui vantaggi di un possibile intervento legale soprattutto laddove ci siano distorsioni di sistema come il lavoro irregolare.

Quali sono i vecchi e nuovi meccanismi di esclusione sociale, creati dal contesto economico capitalista e accentuati da rivoluzione tecnologica e crisi pandemica? Chi sono i soggetti più a rischio?

Ovviamente i più esposti alla lesione del valore sono i soggetti che appartengono al mercato del lavoro marginale, se non irregolare. E tuttavia il tema riguarda anche questioni più generali, proprio come la previsione, o meno, di un salario minimo legale. Su questo tuttavia bisogna riflettere a fondo circa il rapporto tra ipotetico intervento legale e suolo della contrattazione collettiva. 

Oggi, in tema di diritto del lavoro, come si posiziona l’Italia rispetto ad altri Paesi europei?

L'Italia aveva senz'altro sviluppato un apparato normativo eccellente se non senza eguali nella tutela delle condizioni di lavoro, ovviamente limitato al lavoro subordinato, vero cardine dell'impresa fino agli anni '80. Nel succedersi di crisi economiche e ripensamenti teorici il diritto del lavoro italiano, ma anche europeo, ha subito un décalage che ha portato, di recente ad una serie di interventi, contenuti nel ‘jobs act’ di riscrittura delle regola, specie per quanto attiene alla flessibilità in uscita. Modifiche che rispondono ad un evidente cambiamento nella struttura del mercato del lavoro nazionale e internazionale e della organizzazione delle imprese. Solo timidi accenni, invece, si sono avuti con riguardo al lavoro autonomo, in verità sempre più diffuso sia nella sua sua accezione positiva, di reale autonomia, sia in quella negativa, di copertura di forme di lavoro non riconosciute come tali dall'ordinamento giuslavoristico e dunque tutelabili dal classico diritto del  lavoro.

La tutela di un lavoro dignitoso, caratterizzato da un’equa retribuzione, dalla sicurezza nei luoghi di lavoro e dalla protezione sociale, è di fondamentale importanza non solo per i paesi in via di sviluppo ma anche per le economie industrializzate. Basti pensare che nel 2021 in Italia le famiglie in povertà assoluta erano il 7,5% (fonte Istat) e che nel 2019 l’11,9 % dei lavoratori rientrava nei parametri della “povertà” contro una media europea del 9,2% (fonte Eurostat). Non solo, guardando alle nuove forme di lavoro, sempre in Italia si registrano fenomeni di overworking e tecnostress, che interessano rispettivamente il 17% e il 28% degli smart worker (fonte Osservatorio Smart Working).

Il convegno è stato organizzato in collaborazione e accreditato con il Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia e l'Ordine degli Avvocati di Venezia, e ha ottenuto il patrocinio dell’Associazione Italiana di Diritto del Lavoro e della Sicurezza Sociale (AIDLASS) e l’Associazione Italiana dello Studio delle Relazioni Internazionali (AISRI).

Federica Scotellaro