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Dal Giappone a TikTok: come vivere l'Università secondo @fabianamanager

Abbiamo incontrato la “zia” Fabiana di orientamento e lavoro…ed è stato Reel a prima vista.  Fabiana Andreani, Career Mentor e Digital Content Creator, è stata ospite mercoledì 8 giugno a Ca’ Foscari per il Summer Lab del Career Service Pronti al Futuro!

Specialista in orientamento e carriera per under 35, Fabiana si occupa da anni di orientamento e formazione ed è anche un fenomeno social con centinaia di migliaia di followers. I video di @fabianamanager su Instagram e TikTok offrono ogni giorno consigli pratici per chi sta muovendo i primi passi nel mondo del lavoro, dal CV al primo colloquio, raccontati da una che ‘sa molto bene cosa vuol dire cambiamento e rimettersi in gioco’. 

Ma cosa c’entra, questo, con una laurea in Relazioni Internazionali e un dottorato in linguistica giapponese? Qual è il segreto per spendere al meglio gli anni dell’Università in vista di un mondo del lavoro sempre più fluido? Ecco i consigli di “zia” Fabiana per CafoscariNEWS, ma prima guardate il reel con le tre parole chiave per far fruttare al meglio l’esperienza universitaria

Hai alle spalle un percorso di studi in lingua Giapponese e un dottorato in linguistica, ma lavori nell’ambito della consulenza, dell’orientamento e della creazione di contenuti. Come reinventarsi?

A me piace molto parlare del mio percorso perché aiuta a capire che la vita lavorativa è cambiata. Sia perché i rapporti lavorativi durano meno, sia perché noi stessi cambiamo e cresciamo e abbiamo molta più possibilità di reinventarci.

Nel mio caso io ho avuto un comune denominatore in tutti i cambiamenti della mia carriera: fare qualcosa che mi piacesse e che al contempo rispondesse alle mie priorità. I cambiamenti intrapresi, quindi, non sono stati “violenti”, non ho voluto cambiare a tutti i costi o fare un salto nel buio, ma quando mi sono resa conto che quello che stavo facendo non rispondeva più alle mie priorità, non mi appassionava più come prima o avevo trovato qualcosa di meglio, allora ho cambiato. Per esempio, ho dato le dimissioni dall’attuale lavoro una settimana fa perché farò un altro tipo di lavoro. Questa è stata una decisione un po’ sofferta all’inizio, ma mi sono chiesta “se io non cambiassi starei meglio?” e la risposta è stata “no”, quindi mi sono sentita di assecondare questo nuovo percorso. Quindi quello che dico ai ragazzi è che la vita è molto più grande di quello che ti fanno credere, che sicuramente non finisce a trent’anni e che ci sono davvero tantissime possibilità da esplorare.

Cosa ti ha segnato in particolare della tua formazione? Sulla base della tua esperienza, quale pensi che sia il valore aggiunto della formazione universitaria, anche quando non in linea con il percorso lavorativo che si intraprende?

Io dico sempre che ho trovato lavoro grazie al Giappone e al Giapponese, ma non perché io abbia mai lavorato con la lingua. Anche se ho studiato giapponese per quindici anni, infatti, non ci ho mai lavorato. Però andando a fare i primi colloqui rimanevano tutti stupiti delle esperienze all’estero che avevo fatto e della conoscenza di una lingua così poco nota allora - anche se adesso magari più conosciuta. Inoltre, anche il fatto di andare all’estero e mettermi alla prova è qualcosa che mi ha formato molto: mi ha dato anche la possibilità di prendermi un pochino meno sul serio e, al contempo, di prendere veramente coscienza di quello che mi piaceva. L’esperienza in Giappone mi ha insegnato anche ad avere attenzione ai dettagli, in quello i giapponesi sono i migliori.

Come content creator, lavori con il digitale tutti i giorni, quali sono stati secondo te i cambiamenti maggiori del mondo del lavoro post-pandemia? Quali strumenti bisogna possedere per affrontarli al meglio?

Direi che i cambiamenti principali sono due. Naturalmente uno riguarda la modalità del lavoro: il lavoro ibrido, infatti, è diventato molto diffuso e anche qualcosa che le nuove generazioni chiedono. Quindi se un’azienda cerca giovani talenti - e c’è bisogno di giovani talenti - deve offrire un ambiente che sia in qualche modo flessibile e anche portato a formare il personale. I giovani si aspettano anche di avere un impatto in azienda e portare una crescita, non è solo un  “ti do il mio tempo tu mi paghi”, ma “ti do il mio tempo per costruire qualcosa insieme che possa avere un impatto positivo su tutti noi”. 

Un’altra novità dal lato giovani, invece, è l’emergere del social recruiting che è ormai fondamentale. Questo vuol dire che le aziende non guardano semplicemente il curriculum ma guardano chi sei tu in generale: l’identità digitale è quasi in continuità con quella reale. Questa è anche una buona cosa: puoi emergere divulgando sui social, essendo presente su LinkedIn o facendo delle attività online che, anche se non sono strettamente inerenti al tuo lavoro, ti fanno conoscere per le tue competenze trasversali o mostrano la tua competenza in altri ambiti. Quindi attenzione: non conta soltanto il curriculum ma anche tutto quello che facciamo intorno con i nostri profili social. Divulgare le proprie passioni non è un male, anzi, ci rende più rilevanti e a volte può fare la differenza in una selezione.

Anche se non ci vivi, forse avrai una tua personale idea di Venezia, cosa pensi di questa città? E secondo te, quali sono le potenzialità dello studiare a Venezia per i cafoscarini?

Venezia è un colpo al cuore! Sono venuta da sola ma avrei voluto qualcuno vicino per dire “guarda che bella!”. Per me che sono nata in Umbria dove non c’è il mare vedere Venezia è ancora più di impatto. Al di là di questo, poi, Venezia è una città strategica: rappresenta un ponte con l’oriente e in generale è nota per la sua apertura internazionale e per una tradizione commerciale antichissima. Ho sempre stimato Ca’ Foscari proprio per il taglio commerciale che ha dato ai suoi corsi, in particolare quelli di lingue. Non solo lingua, letteratura e linguistica, ma le lingue applicate in contesti commerciali e lavorativi, un aspetto che magari manca altrove. 

Federica Scotellaro/Federica Biscardi