Premio nazionale per la traduzione, Stefano Pellò vince l'edizione 2022

Stefano Pellò, docente cafoscarino di Lingua e Letteratura Persiana, è tra i vincitori dell’edizione 2022 del “Premio nazionale per la traduzione”, prestigioso riconoscimento conferito dal Ministero della Cultura alle eccellenze del mondo della traduzione, attività insostituibile nel dialogo tra culture diverse. 

Come espresso nella motivazione della Commissione di Valutazione, il prof. Pellò è l’autore di numerose traduzioni di opere classiche della letteratura neopersiana, “rese con estrema perizia e conoscenza dei complessi risvolti stilistici che questi testi nascondono”. 

Tre le opere oggetto della premiazione: la raccolta dei poemi lirici di Hafez, tradotta (per la prima volta integralmente in italiano) insieme a Gianroberto Scarcia e pubblicata nel 2005. A questo lavoro si va ad aggiungere un raro testo del poligrafo musulmano del primo Duecento, ‘Awfi di Bukhara, “Le gemme della memoria”, sostanzialmente inedito nel panorama europeo e pubblicato da Einaudi nel 2019. La terza opera presentata è “Settecento sipari del cuore” di Rumi (XIII secolo), uno degli autori più noti della letteratura persiana. 

Abbiamo parlato insieme al professor Pellò dei tre testi, approfondendo le sfide e le peculiarità della traduzione di ciascuna di queste opere classiche della cultura persiana.

“Canzoniere” (e “Ottanta canzoni"), Hafez

“Il Canzoniere di Hafez (pubblicato dall’editore milanese Ariele nel 2005) è stato il mio primo grande lavoro di traduzione, portato avanti a quattro mani assieme a uno dei miei principali maestri, Gianroberto Scarcia, con il quale ho avuto il privilegio di collaborare a lungo.

Nell’edizione critica di Parviz Natel Khanlari, sulla quale abbiamo basato la nostra versione, l’opera si compone di 486 ghazal, poemi lirici paragonabili a sonetti. Hafez, attivo a Shiraz nel XIV secolo, è probabilmente il poeta classico più amato in Iran, dove è considerato, appunto, uno dei maestri indiscussi del ghazal

Accanto al lavoro di scavo filologico dei testi, che ci ha accompagnato per più di cinque anni, la sfida è stata arrivare ad una traduzione che rendesse Hafez leggibile all’interno della tradizione lirica italiana, pensando in modo particolare alla voce di Petrarca, suo contemporaneo. Il nostro esperimento di ricodificazione in italiano è stato possibile, naturalmente, solo grazie a una lettura profonda del testo persiano come esito mirabile di sette secoli di grande poesia “islamica”, anche attraverso l’uso di tutti i più importanti commentari classici e di numerose opere esegetiche moderne. 

L’opera ha avuto un’ottima ricezione, tanto che nel 2008 ne è stata proposta nella collana di poesia di Einaudi un’edizione antologica, intitolata “Ottanta canzoni” e contenente, appunto, ottanta ghazal. Per questa edizione ho curato anche, come del resto per la prima, tutto l’apparato critico, l’introduzione, le note esplicative e la bibliografia. 

Una curiosità su questo testo: la nostra traduzione è attualmente molto diffusa in Iran, dove viene venduta (in un’edizione piratata rivolta ai turisti italiani!) anche presso il mausoleo di Hafez a Shiraz, da secoli un’importante meta di pellegrinaggio e oggi divenuto, con il suo meraviglioso giardino, anche una frequentata attrazione turistica.”

“Le Gemme della Memoria”, ‘Awfi

“Nel 2019, sempre per Einaudi (in questo caso nella collana NUE), ho pubblicato questa corposa traduzione antologica di un’opera composta nel nord dell’India nel terzo decennio del XIII secolo.
“Le Gemme della Memoria” è stata una sfida molto diversa dal divan di Hafez, in quanto si tratta di un testo in prosa del quale non esistevano altre traduzioni di qualche rilevanza in lingue europee. 

Queste “gemme” sono una sorta di summa della sapienza narrativa del mondo islamico orientale pre-mongolo. Sadid al-Din Muhammad ‘Awfi, personaggio di provenienza illustre e di cultura vastissima, fugge dalla natia Asia centrale di fronte alle invasioni mongole e trova rifugio presso i primi sultani del subcontinente indiano, portando con sé un patrimonio narrativo che, in quegli anni di crisi, rischiava di andare perduto insieme alle preziose biblioteche che lo conservavano. 

‘Awfi riorganizza quindi circa 2200 storie e aneddoti in 4 libri, ognuno incentrato su un tema diverso: il primo è dedicato al mondo della religione, della corte, dei sapienti e, più in generale, alla gerarchia sacra e politica della società umana, nel secondo e terzo volume vengono trattati rispettivamente le virtù e i vizi dell’uomo; il quarto volume raccoglie invece storie legate a natura, geografia, mirabilia, configurandosi come un’esplorazione narrativa della realtà materiale del rapporto tra l’uomo e il cosmo.

Considerata la mole enciclopedica del testo persiano, la prima sfida è stata effettuare una scelta antologica rappresentativa e, in secondo luogo, individuare uno stile espressivo italiano adeguato, considerati i frequenti cambi di registro dell’originale, che raccoglie e riorganizza materiale eterogeneo in uno sguardo che per molti versi rappresenta ancora la “tardissima antichità” cosmopolita del periodo selgiuchide.
Ho cercato, in questo caso, di restituire una traduzione che fosse fruibile non solo agli addetti ai lavori, ma anche ai lettori non esperti di cultura islamica e persiana, anche con l’aggiunta di un lungo saggio introduttivo e di un ampio apparato critico.

Nonostante si tratti di un’opera risalente alla prima metà del 1200, l’acume con cui ‘Awfi interpreta politica e società è quanto mai attuale: può essere curioso menzionare il fatto che il giornalista Mattia Feltri, per esempio, utilizzò, poco dopo l’uscita del volume, due delle storie contenute nell’antologia come aneddoti per leggere alcuni fatti della politica italiana contemporanea, sulla prima pagina del quotidiano La Stampa."

“Settecento Sipari del Cuore”, Rumi

“Si tratta del libro di gran lunga più breve tra i tre, ma è anche quello che forse, come traduttore, amo di più. Pubblicata nel 2020 nella collana di poesia dell’editore Ponte alle Grazie, questa raccolta di 30 poesie (anche in questo caso si tratta di ghazal) è stata per me una vera sfida creativa e stilistica

Rumi è un classico della letteratura persiana superficialmente noto a quasi tutti, diffuso a livello globale con versioni e pseudo-versioni (talora vere e proprie invenzioni) dal valore filologico e interpretativo non sempre superbo, che tendono a concentrarsi sulla sua opera più conosciuta, il cosiddetto “Poema interiore” (masnavi-ye ma’navi).

Per questa piccola raccolta, mi sono occupato invece della sua opera relativamente meno nota, il Divan di Shams, una collezione di poemi mistico-filosofici che nella sua versione originale contiene diverse migliaia di componimenti. 

In questo caso ho operato una scelta completamente diversa, cercando di dare a Rumi una lingua nuova, una contemporaneità poetica, comprensibile e in grado di parlare al lettore italiano di oggi. A partire dal consueto e rigoroso scavo filologico, ho frammentato e ricostruito i 30 ghazal selezionati, utilizzando metri e forme diverse e cercando di mettere in risalto le specificità tematiche e il peculiare ritmo di ciascuno.”

Francesca Favaro