Addio al prof. Sergio Corduas, a lungo docente di Lingua e letteratura ceca

Il 15 ottobre, pochi giorni fa, ci ha lasciato Sergio Corduas, traduttore, studioso e a lungo professore di Lingua e letteratura ceca a Ca’ Foscari.

Dall’a.a. 1971-72 fino a quello del suo pensionamento, nel 2010, Sergio Corduas ha coperto il ruolo di docente di letteratura e di lingua, come tipico per quegli insegnamenti detti “monocattedra”. In quello che era comunemente conosciuto come lo “studio di ceco”, ovvero il suo studio docente, Corduas era riuscito a creare un microcosmo dove far rivivere agli studenti le parole e i pensieri di  Comenio, di Mácha, di Hašek, di Seifert e di Hrabal ma anche dei grandi studiosi della scuola di Praga, in primis Mukařovský.  

Il lavoro di traduttore e la passione per questa forma d’amore verso la letteratura non sono mai stati del tutto separati dalla sfera dell’insegnamento, come dimostrano i numerosi appunti e osservazioni fatti su tesine e lavori degli studenti riguardo testi su cui lui stesso stava lavorando o aveva lavorato.  Una visione della traduzione, e della didattica, come un dialogo mai concluso, un continuum a 360 gradi tra originale e testo tradotto, tra autore e traduttore, tra maestro e alunno.

Con altrettanta passione Corduas ha dedicato la sua attenzione allo studio della letteratura. Molti dei suoi lavori si trovano come postfazioni, ad aiutare il lettore a conclusione dell’esperienza ricca e affascinante che insieme a lui ha appena vissuto attraverso la lettura. Culmine dalla sua ricerca è la curatela, insieme ad A. Cosentino, del Meridiano Mondadori dedicato a Bohumil Hrabal (2003).

Il suo nome è infatti legato a doppio filo con quello di Bohumil Hrabal, scrittore ceco di fama mondiale, di cui è stato uno dei traduttori più proficui; basta ricordare solo Treni strettamente sorvegliati, Ho servito il re d’Inghilterra, Una solitudine troppo rumorosa. Corduas però ha fatto conoscere al lettore italiano anche altre opere magistrali della letteratura ceca. All’interno della Collana praghese Corduas traduce I dolori del principe Sternenhoc di L. Klima (in collaborazione con D. Amici), perla della letteratura nera, mentre con Einaudi dà una veste italiana al premio Nobel Jaroslav Seifert (Vestita di luce: poesie 1925-1967), agli studi del teorico dell’avanguardia Karel Teige (Arte e ideologia: 1922-1933 e Surrealismo, realismo socialista, irrealismo: 1934-1951), alle ricerche di Jan Mukařovský (La funzione, la norma e il valore estetico come fatti sociali, Il significato dell’estetica), oltre ai lavori sulla società di Robert Kalivoda (La realtà spirituale e il marxismo) e Josef L. Fisher (La crisi della democrazia).

Uno dei suoi ultimi lavori è stato un libro dedicato a Praga (Un’altra Praga), in collaborazione con F. Jappelli, città che ha amato tanto e che ha anche visto trasformarsi nel corso dei decenni: dalla Primavera di Praga, alla Normalizzazione e poi alle mutazioni repentine della transizione post-comunista.
Spirito eccentrico, spesso sopra le righe, amante delle strade poco battute, Sergio Corduas ha lasciato il suo segno in chiunque lo abbia incontrato o l’abbia avuto come docente o collega.  

L’intera Sezione di Studi sull’Europa Orientale del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati esprime il proprio profondo cordoglio per la grave perdita della boemistica e dell’accademia italiana tutta.