Come cambia il mare? Gli oceanografi fanno il punto a Ca' Foscari

Acidificazione, inquinamento, alterazioni nei flussi di nutrienti sono solo alcuni dei cambiamenti in atto negli ambienti marini, causati da clima e attività umane. Comprendere tutte le interazioni dei fattori in gioco è uno dei rompicapi più complessi per gli scienziati. Climatologi, ecologi, oceanografi e metereologi si riuniranno a Ca' Foscari dal 23 al 25 novembre per confrontarsi sullo stato dell'arte e sulle prospettive di ricerca in questo ambito. I promotori del workshop, Themes 2016, sono Angelo Rubino e Davide Zanchettin, oceanografi e climatologi al Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica

Professor Rubino, quali sono gli interrogativi irrisolti nello studio del sistema climatico?
Studiare il clima significa avventurarsi nei meandri intricati della complessità più spinta: fenomeni microscopici e di breve durata possono influenzare crucialmente fenomeni globali e lentissimi e viceversa. Per questo, non si può dire che vi siano interrogativi a cui sia stata data una risposta esaustiva. Ha più senso invece parlare di “interrogativi attuali”, di domande, cioè, che si ritengono importanti, in questo momento, all'interno della comunità scientifica di riferimento o, più in generale, della società.

In questo senso, l’interrogativo irrisolto più notevole a me sembra quello dell’”attribuzione”: a quali cause cioè siano riconducibili i diversi cicli di variabilità climatica osservata. Una risposta a questo interrogativo consentirebbe di quantificare con ancora maggiore precisione la componente antropica e contribuirebbe a ridurre l’incertezza attuale riguardo alla previsione di stati climatici del prossimo futuro.

Ma naturalmente gli interrogativi irrisolti di grande valenza scientifica e sociale sono numerosi e vanno dalla possibilità di prevedere fluttuazioni climatiche interannuali fino alla comprensione profonda dei meccanismi che contribuiscono a determinare il passaggio da un regime climatico ad un altro

Perché è importante comprendere ciò che accade nelle profondità marine?
La profondità media degli oceani è di circa 4000 metri. Nell’”economia” del sistema climatico, l’oceano rappresenta la “memoria storica” delle fluttuazioni interne e forzate: squilibri nel bilancio radiativo planetario, ad esempio, contribuiscono a determinare il contenuto di calore dell’oceano. E questo può essere determinato con precisione solo se si considerano attentamente le variazioni dell’oceano profondo. Negli abissi oceanici, inoltre, avviene il lento cammino delle acque più dense, formate nelle regioni polari, che contribuisce a mantenere stabile la stratificazione delle acque

Qual è il contributo di Ca' Foscari nello studio della fisica degli oceani e del clima?
Diversi ricercatori del nostro ateneo contribuiscono alla comprensione degli oceani e del clima. Il mio gruppo si interessa specificamente delle dinamiche degli oceani e dell’atmosfera. In questo senso, il ruolo delle profondità abissali nel determinare la circolazione oceanica, l’impatto delle eruzioni vulcaniche nella distribuzione termica superficiale, o le cause delle profonde variazioni climatiche secolari degli ultimi millenni sono alcuni dei nostri “cavalli di battaglia”.Il nostro approccio allo studio di tale complessità si basa sia sull’analisi di dati sperimentali, sia sulla simulazione numerica del sistema climatico e può essere classificato essenzialmente come un approccio multidisciplinare che coinvolge fisici, statistici, biologi ecc.