Le crisi del sistema politico internazionale: verso un nuovo (dis)ordine mondiale?

“La copertura mediatica della strage di Khan Sheikhoun” -  in cui martedì mattina sono morte più di 80 persone, fra cui 28 bambini - “potrebbe segnare un cambiamento nella politica estera degli Stati Uniti, che finora hanno permesso ai gruppi che avevano armato di essere sconfitti da Assad”. Sono le ore 12 di giovedì 6 aprile e la previsione del Prof. Aldo Ferrari, docente cafoscarino e direttore del team di ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), entro poche ore si è avverata: nella notte tra il 6 e 7 aprile, il presidente Donald Trump ha dato l’ordine di bombardare con 59 missili Tomahawk la base siriana ritenuta responsabile dell’incidente, dando una svolta a sei anni di guerra in Siria.

Solo una delle numerose crisi che agitano il sistema politico internazionale, e che verranno discusse da geopolitologi, economisti e esperti provenienti dal mondo accademico durante il convegno La crisi e le crisi del sistema politico internazionale, che si terrà giovedì 13 aprile a partire dalle ore 10 a Ca’ Dolfin, nell’Aula Magna Silvio Trentin. L’appuntamento, organizzato dall'Ufficio Relazioni Internazionali di Ca’ Foscari insieme all’ISPI, ha l’obiettivo di mettere insieme due approcci per lo studio della materia che fino ad ora sono rimasti sostanzialmente separati nell’ambito nazionale: da una parte lo studio storico-culturale insegnato nelle università, dall’altro quello politologico praticato dai grandi istituti di studi internazionali.

“Per comprendere i nuovi equilibri del sistema politico internazionale” – dice Ferrari – “è necessario coniugare questi due aspetti”.  “Il sogno dell’unipolarismo, del mondo dominato dall’egemonia occidentale degli Stati Uniti, sorto dopo la fine dell’URSS, è definitivamente tramontato. Si va verso un equilibrio multipolare, in cui attori come Cina, Russia e India si divideranno con gli Stati Uniti le zone di influenza. Non altrettanto si può dire per l’Unione Europea, che si sta suicidando.”

Uno scenario a cui si accompagna il fallimento di tutti gli organismi sovra-nazionali (Onu, Nato), che non stanno riuscendo ad affrontare con decisione le crisi internazionali, e dei valori fondamentali del pensiero occidentale, primo fra tutti la democrazia. “Inutile farsi illusioni: l’idea che non ci possa essere benessere senza democrazia sta tramontando”, dice Ferrari. “Basta guardare la Cina, che sta diventando il Paese più importante del mondo anche senza democrazia”.

“Quello che è importante capire” – continua Ferrari – “è che le guerre di oggi sono fondamentalmente guerre di propaganda.  Tutti i commentatori analizzano i fatti a partire da una propria idea predefinita, che viene puntualmente riconfermata, col risultato che rimane sempre incertezza su come siano andati i fatti”. Anche nel caso della strage di bambini in Siria, sono state fornite due versioni diametralmente opposte, a cui i media si sono poi allineati: da una parte le potenze occidentali hanno incolpato con sicurezza Assad e quindi la Russia, mentre questi ultimi hanno parlato dell’esplosione di un deposito di armi chimiche in possesso dei “ribelli”. “Per quanto mi riguarda” – commenta Ferrari – “penso che sarebbe stato stupido da parte di Assad e Putin rischiare così tanto, dal momento che fino a ieri stavano vincendo la guerra contro i ribelli. Non penso che siano andate così le cose.”


Giorgio Bonomi

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