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Il monastero perduto e ritrovato di Jesolo. Il campanile di San Mauro riemerge dopo gli scavi

Dopo la mansio tardoantica esplorata lo scorso anno in località “Le Mure”, quest’anno gli archeologi dell'équipe di archeologia medievale del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari Venezia hanno concentrato la loro attenzione nell’area di San Mauro, sempre nel comune di Jesolo.

Nel 1954 l’assistente della Soprintendenza archeologica di Padova, G. Longo, aveva messo in luce, a nord della località "Le Mure" di Jesolo, le strutture di quello che aveva riconosciuto come il monastero di San Mauro, citato nelle fonti antiche e i cui ruderi venivano ancora rappresentati nelle mappe cinquecentesche, contraddistinti da un alto campanile.

Aveva rinvenuto una piccola chiesa con tre absidi, dotata di arredi architettonici tipicamente altomedievali, affiancata da altre strutture murarie, ricondotte ad una fase monastica, probabilmente l’ultima, prima che il complesso venisse definitivamente abbandonato nel XII secolo, a causa delle condizioni ambientali avverse.
Un sito fondamentale, dunque, per la storia di questo territorio all'inizio del medioevo.

L'importanza della scoperta del secolo scorso, tuttavia, non impedì che il sito venisse lasciato in stato di abbandono e ricoperto da un'ingente quantità di macerie e di vegetazione che hanno, in 60 anni, obliterato qualsiasi traccia archeologica, facendo ritenere che ormai le strutture murarie fossero irrimediabilmente compromesse se non, addirittura, distrutte.

Ma gli archeologi dell'équipe di archeologia medievale del Dipartimento di Studi Umanistici hanno riportato alla luce ciò che sembrava perduto.

Per la campagna di scavo 2018, infatti, si sono ripromessi di ridare nuova vita a quel sito e di indagare l’intera area di San Mauro per comprendere le dinamiche insediative sviluppatesi a nord dell’isola tardoantica (già indagata tra 2013-2016), riportando alla luce le eventuali strutture del complesso religioso, che potevano essersi conservate sotto il peso delle macerie, e valutandone lo stato di conservazione.

L’indagine, svolta sempre in collaborazione con il Comune di Jesolo e con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha finora riportato alla luce l’abside laterale della chiesa confermando, da una parte, i risultati dello scavo svoltosi nel 1954 e raccogliendo, dall'altra, numerosi dati del tutto inediti. E’ stato possibile infatti individuare e indagare depositi mai scavati in precedenza, sia all’interno che all’esterno dell’edificio.

Inaspettato il rinvenimento di 15 sepolture di adulti e bambini, pertinenti ad una fase cimiteriale per ora indagata solo parzialmente.

Eccezionale è la messa in luce delle fondazioni del campanile, costituite da un esteso basamento in legno e grandi pietre squadrate, dotato di perimetrali spessi ben 160 cm.

L'area di San Mauro è considerata, dagli archeologi di Ca' Foscari, un punto nodale all'interno del progetto di scavo e ricerca che stanno portando avanti a Jesolo sin dal 2011. Attraverso lo studio di questa zona, sviluppatasi a nord dell'isola della mansio tardoantica, nei secoli successivi rispetto al primo nucleo abitato, sarà possibile infatti gettare luce sulle dinamiche ambientali e insediative che hanno coinvolto questo luogo tra l’età tardoantica e quella bassomedievale.

In questa zona il Comune di Jesolo ha annunciato un progetto di restauro e valorizzazione dei resti archeologici per sviluppare una vasta area di interesse culturale e turistico in un’ottica di fruizione anche per la cittadinanza

FEDERICA FERRARIN