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Io speriamo che me la cavo? L'italiano scritto all'Università

In occasione del convegno Scrivere in italiano, dall’università a giornali tv e web, abbiamo posto alcune domande al Professor Daniele Baglioni, esperto di Storia della lingua italiana, Linguistica italiana e Dialettologia italiana.

Il seminario ha affrontato diversi temi come l’italiano all’università, nei giornali e sul web. Come si è evoluto l'uso della lingua italiana nel contesto universitario?

Secondo la mia esperienza, ritengo che non sia facile dire se ci sia stata o meno una reale evoluzione della lingua scritta degli studenti, ma sicuramente è avvenuto un cambio radicale nella frequenza e nelle tipologie delle scritture universitarie. Prima della riforma del 1999, che ha istituito l’articolazione dell’istruzione universitaria su più livelli (il famoso 3+2), all’università si scriveva molto meno, la gran parte degli esami era esclusivamente orale e il grande momento di scrittura era la tesi finale. C’era una minore abitudine alla scrittura, ma allo stesso tempo l’elaborazione della tesi finale era percepita come un momento fondamentale e importante. Data la struttura e l’impostazione annuale dei corsi di vecchio ordinamento, lo studente che si accingeva a preparare la tesi avvertiva questo momento come cruciale e prestava attenzione sia alla scrittura, sia all’editing del prodotto. Con la riforma, gli studenti hanno iniziato a scrivere di più, infatti è aumentato il numero degli esami scritti e delle tesine richieste per i corsi seminariali. D’altra parte questa suddivisione su più livelli ha avuto un effetto negativo nella percezione della produzione degli elaborati scritti da parte degli studenti, che ha portato a volte ad una minore cura relativa alla qualità della scrittura, all’impostazione del macro-testo e al confezionamento degli elaborati. Prima della riforma, la tesi richiedeva sei mesi o un anno, ma ad oggi è difficile dedicarvici un tempo così lungo. Si scrive di più, ma si scrive meno bene, perché, anche a causa del sistema, si è invitati a fare le cose più in fretta e a dare meno importanza al momento finale della tesi.


Alla conclusione del percorso universitario, lo studente si trova a dover mettere in pratica le competenze acquisite durante il ciclo di studi. Quanto è importante utilizzare la lingua italiana - ricca e corretta - nell'ambiente lavorativo?

La correttezza e la ricchezza, nell’utilizzo della lingua italiana, sono due elementi imprescindibili. Per questo, a Ca’ Foscari, è stato predisposto il corso di Italiano professionale, pensato per offrire agli studenti la possibilità di un avviamento della scrittura come professione, che dovrebbe essere l’obiettivo principale di un corso di studio in Lettere. Inoltre, è stato predisposto, per il Minor di Management artistico, un corso Scrittura creativa organizzato dal Professore di Letterature comparate Alessandro Cinquegrani, insieme al Professore di Management Fabio Panozzo.
Per chi si laurea in un corso di ambito umanistico, la scrittura è uno degli obiettivi principali. Laurearsi in queste discipline vuol dire di fatto fare della scrittura la propria professione, perché qualsiasi sbocco professionale si troverà il risultato sarà che bisognerà passare molto tempo a scrivere. Scrivere non vuol dire soltanto usare correttamente la lingua, ma significa soprattutto sapere costruire e intervenire su un testo, cosa che purtroppo non è sempre naturale e scontata. Le operazioni fondamentali che si aspettano le persone che assumono un laureato in Lettere è che sia capace di sintesi, di gerarchizzare informazioni, recuperarle e fonderle in un testo sintetico, efficace e chiaro. Saper scrivere vuol dire anche fare dello story-telling, sia che si lavori nel campo della pubblicità, sia con le aziende e anche laddove si prosegua con la ricerca. Nella società dell’informazione, la scrittura deve essere intesa come un’abilità che fonde l’esercizio dell’analisi critica alla capacità di decodifica delle scritture altrui.
    
Addestrare alla scrittura. I giovani di oggi sono abituati a comunicare sul web e spesso si raccontano sui canali social e sui blog in modo informale. Qual è il giusto compromesso tra italiano comune e italiano digitato?  

Ritengo che italiano comune e italiano digitato non siano da considerare come due categorie da opporre: l’italiano digitato, così come quello scritto, può essere di buona o cattiva qualità. Un testo può essere ben concepito per una tesina cartacea, come per un blog presente in rete.
Certamente, la comunicazione mediata dal computer pone una sfida alla scrittura tradizionale e richiede un apposito addestramento. Non si può pensare che per blog, articoli di giornali online e siti si possa scrivere allo stesso modo rispetto ad articoli di giornali cartacei o articoli scientifici. Le scritture nel web richiedono una segmentazione continua del testo in capoversi frequenti, è richiesta l’intertestualità tramite rimandi - impossibile in analogico - e bisogna tenere conto dell’intermedialità, il riferimento a immagini e video. Ciò non è né positivo, né negativo, queste sono semplicemente delle nozioni da apprendere. La cosa importante è avere consapevolezza del fatto che si tratta di registri diversi, perché la lingua varia a seconda dei contesti d’uso.
Le scritture in rete hanno portato diversi vantaggi: è aumentata la frequenza con cui tutti scrivono ed è aumentato il numero delle persone che scrivono. Inoltre, le scritture sul web migliorano la capacità di sintesi, poiché è fondamentale concentrare in poche parole messaggi importanti e interessanti.
D’altra parte, dalla frequenza della scrittura non consegue un aumento della qualità, né una maggiore attitudine all’approfondimento. Negli ultimi anni, si riscontra una tendenza a raccogliere ed accettare ciò che si legge in rete, senza verificarne le fonti e/o la correttezza. Ne Il curioso giornalista: vestire le notizie, Mario Nanni sottolinea proprio questa mancanza di curiosità: bisogna porsi molte domande quando si recupera un’informazione di cui non si conoscono le fonti. Nonostante le informazioni in rete siano tante e disponibili, non bisogna accettarle passivamente, ma essere curiosi di ricercare e andare a fondo, verificandone la correttezza.

A cura di Charlotte Gandi

Federica SCOTELLARO

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