Giorgia Favaro

Giorgia Favaro, McDonald’s Italia: il 'Food' richiede nuove professionalità

La nuova Chief Marketing Officer di McDonald’s Italia è la cafoscarina Giorgia Favaro, già nell'azienda da due anni come Head of Retail & Core Marketing. Classe 1974, Favaro ha una laurea in Economia Aziendale all’Università Ca’ Foscari Venezia e una solida esperienza nel marketing maturata in contesti multinazionali. L'abbiamo intervistata per scoprire come si è sviluppato il suo percorso e quali sono le sfide quotidiane del suo lavoro.

Come pensa sia cambiato il mondo del marketing negli ultimi anni, specialmente in seguito alla rivoluzione dei social media?

Fare marketing oggi rappresenta una sfida del tutto nuova rispetto a pochi anni fa. I consumatori e le loro abitudini sono cambiati rapidamente, e anche i modi e i luoghi in cui entrare in contatto con loro sono molto differenti da qualche anno fa. Per instaurare una relazione duratura con il cliente oggi è necessario creare, attraverso un costante ascolto delle sue richieste, un’attenta comprensione delle sue abitudini sempre in evoluzione e un suo coinvolgimento attivo nelle attività del Brand. I social media hanno sicuramente un ruolo importante: se un tempo potevano essere sufficienti affissioni e pubblicità televisive, oggi bisogna raggiungere il consumatore su tutti i canali e i social network consentono di avere un coinvolgimento diretto e un’interazione più personale.

Com’è stata la Sua esperienza a Ca’ Foscari? Perché l’ha scelta, di cosa ha approfittato e come pensa Le abbia giovato?

Io sono nata e cresciuta nella provincia di Venezia, Ca’ Foscari è stata una scelta naturale. Sono stati anni bellissimi, in una città unica e stupenda, e in un Ateneo dal respiro internazionale che offriva grandi opportunità per chi le sapeva sfruttare. Ho aperto il mio primo indirizzo mail proprio in facoltà, all’inizio degli anni Novanta, e l’esperienza di Erasmus all’estero è stato ciò che mi ha fatto innamorare del Marketing, dato che ho poi fatto la tesi proprio su questa materia. Infine mi ha dato opportunità di confronto che offrivano le grandi aziende dove ho iniziato il mio percorso.

Ca' Foscari offre un Master in Cultura del cibo e del Vino, e organizza un laboratorio innovativo - del ciclo ContaminationLab - sul tema 'Food', in particolare sulla tracciabilità di prodotti italiani. Cosa ne pensa del dialogo tra questi due mondi, Università e settore agroalimentare? Ci sono nuove professioni che si prospettano per laureati?

Ormai lo sappiamo, l’agroalimentare è uno degli asset chiave del sistema Paese, e quello con il maggior portato valoriale: si pensi al concetto di Made in Italy, al tema delle contraffazioni, al più vasto indotto turistico che può portare con sé. Per questo un dialogo continuativo tra il mondo universitario e quello delle realtà imprenditoriali che operano nel settore agroalimentare è molto importante, perché permette per un verso di portare innovazione e per l’altro verso di focalizzarsi su aspetti di filiera realmente capaci di portare valore. Dal punto di vista degli sbocchi professionali posso sottolineare alcuni aspetti del comparto che sono in questi anni sempre più rilevanti: il tema della tracciabilità dei prodotti, ad esempio, al quale anche noi di McDonald’s siamo molto sensibili. Per garantire l’origine, la storia e la qualità di ogni singolo ingrediente, infatti, McDonald’s richiede un sistema di tracciabilità attraverso il quale ogni fornitura e fase produttiva è totalmente documentata. L’evoluzione di questi sistemi implicherà necessariamente la formazione di nuove professionalità sempre più specializzate.

Il brand McDonald’s non sempre è percepito come portatore di valori positivi. Dal punto di vista del marketing come affrontate queste sfide? Quali sono le caratteristiche di McDonald’s Italia? Come si posiziona nel mercato italiano l'offerta di McDonald’s?  

Il mio lavoro è quello di valorizzare al meglio quanto l’azienda è in grado di offrire; in particolare, per quanto riguarda i nostri prodotti, è molto chiaro a tutti che la qualità delle materie prime e la sicurezza alimentare sono principi dai quali non si può prescindere, specialmente in un paese come l’Italia. A oggi l’80% dei fornitori di materie prime e servizi di McDonald’s sono italiani, 85.000 tonnellate di prodotti per un investimento nel comparto agroalimentare del nostro paese di oltre 250 milioni di euro. Non solo, abbiamo anche instaurato importanti collaborazioni con i consorzi dei prodotti tipici italiani DOP e IGP. Un sodalizio che ha preso il via nel 2008 con il Parmigiano Reggiano DOP e che prosegue arricchito da nuove partnership.

Come ha vissuto l’esperienza di italiana all’estero?

Le mie esperienze lavorative all’estero sono state estremamente positive, sia dal punto di vista dell’arricchimento personale che professionale: uscire dalla propria comfort zone ti fa inevitabilmente crescere e imparare. È necessario capire le dinamiche delle culture più diverse per potersi integrare: compreso il modo di comunicare e interagire. Inoltre, lavorare in contesti internazionali offre un respiro totalmente diverso, sia come opportunità di apprendimento che di crescita. Infine, lontani da casa, si apprezza ancora di più l’unicità della nostra cultura e del nostro paese: la cucina in particolare. Cibo e sole sono forse le cose che mi sono mancate di più, e per le quali poi sono tornata molto volentieri - oltre alla famiglia ovviamente.

Un consiglio per i giovani, in particolare cafoscarini/e, con le Sue stesse ambizioni?

Consiglio ai giovani con ambizione di continuare ad essere curiosi e di fare diverse esperienze, cercando di fare quello che più da loro soddisfazione. Credo che fare esperienza all’estero anche per un periodo limitato sia importantissimo, un valore aggiunto per il futuro delle imprese Italiane. La velocità con cui sta cambiando il mondo ci impone di essere sempre pronti ad evolvere e ad adattarci a contesti mutevoli, attrezzarsi al cambiamento è fondamentale. Se poi si lavora divertendosi è ancora meglio.

A cura di Andrea Carboni