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#edizioniCF: lo sciamanesimo giapponese tra spiritualità e web

Quando si parla della figura dello sciamano si pone subito il problema della definizione del suo ruolo nella società e come individuo. Secondo una definizione di Thomas Karl Alberts, lo sciamano è colui il quale, mentre si trova in uno stato alterato di coscienza, entra in contatto con gli spiriti con l’intenzione di influenzare gli eventi e la sorte degli altri, siano essi individui o gruppi sociali. Il riferimento all’individualità in particolare risulta cruciale all’interno delle pratiche riguardanti lo sciamanesimo contemporaneo.

Artistic Representations of Urban Shamans in Contemporary Japan è un articolo pubblicato nel volume numero 54 della Serie orientale degli Annali di Ca’ Foscari, di Edizioni Ca' Foscari, a cura della docente Silvia Rivadossi, che tratta la figura dello sciamano nel moderno contesto urbano, analizzando in particolare alcuni casi in cui questa viene rappresentata nella cultura popolare.

La diffusione del termine sciamano in Europa è da attribuirsi soprattutto a Mircea Eliade e alla sua monografia Shamanism: Archaic Techniques of Ecstasy, pubblicata in lingua inglese nel 1964. Nonostante non avesse mai incontrato uno sciamano, l’autore presentò un serie di caratteristiche che riteneva fondamentali nella figura descritta e diverse tecniche per il raggiungimento dell’estasi, come il titolo stesso dell’opera suggerisce. L’influenza del lavoro di Mircea Eliade tutta via non si fermò all’Europa, infatti è dopo un incontro con l’antropologo che lo studioso Hori Ichiro introdusse nella lingua giapponese la parola shaman, scritta in katakana.

Successivamente, nel 1971, pubblicò a sua volta una monografia che diventò fondamentale nello studio di questo argomento: Nihon no shamanizumu, Sciamanesimo Giapponese. Tuttavia, al di là del mondo accademico, l’opera di Mircea Eliade ebbe un forte impatto anche nella costruzione del ruolo dello sciamano nel contesto urbano moderno in Giappone, in cui convivono figure “tradizionali” di sciamano e una varietà di sciamani urbani, soprattutto nelle grandi città dell’arcipelago.

Così inserita nel tessuto urbano giapponese, la parola sciamano inizia anche ad apparire nei diversi media sempre più frequentemente e nelle diverse rappresentazioni della cultura popolare.
Un esempio di rappresentazione di questo fenomeno si può ritrovare nelle opere di Taguchi Randy, autrice di Kosento, Antena e Mozaiku. Questa trilogia è stata definita come una denpakei shosetsu, ovvero una storia riguardante i denpakei, coloro i quali sembrano disconnessi dalla realtà ordinaria e connessi ad un altro piano di realtà. La figura di sciamano presentata nella trilogia ha il compito di riconnettere le persone con sé stesse al fine di ricreare un’armonia perduta, lo sciamano diventa un intermediario tra i vari flussi di energia, luce, pensieri e memorie, senza il coinvolgimento di divinità o spiriti. Inoltre, Taguchi Randy si è fatta portavoce della riscoperta del ruolo dello sciamanesimo sul suo blog e scrivendo su questo tema per il magazine online , traslitterazione del francese nous, ovvero noi. Interessante notare come l’autrice sia passata dallo scrivere di sciamani ad assumere lei stessa una specie di rappresentante del mondo sciamanico moderno, tanto che lo scrittore AKIRA ha definito i suoi testi come una sorta di allucinazioni create dallo sciamano Taguchi in grado di portare il lettore in mondi paralleli.

Un secondo caso preso in analisi nell’articolo è quello dell’artista Mori Mariko, le cui rappresentazioni dello sciamanesimo si dividono in tre fasi. La prima fase va al 1996 all’inizio del nuovo millennio e tra tutti i suoi lavori risulta emblematico per questo studio la video installazione intitolata Miko no inori. Link of the Moon, nella quale appare una miko con fattezze da cyborg che interagisce con un altro piano di realtà usando una sfera di cristallo. Il video fu proiettato anche al Kansai International Airport di Osaka, luogo scelto in quanto costruito interamente su un’isola artificiale, senza traccia alcuna di elementi naturali.

Secondo l’artista, quello che la sciamana nel video sta cercando di fare è ricreare il senso di armonia e pace che è stato perso nel secolo in cui l’opera è stata creata. Nella seconda fase, Mori Mariko cerca una connessione col passato, creando opere che suggeriscano allo spettatore un collegamento con forme più pure di religione e spiritualità, che, secondo l’artista, sarebbero in grado di connettere umani, spiriti e natura. In occasione di alcune mostre in cui venivano presentate queste opere, tra cui Primal Memory, l’artista performava dei rituali del periodo Jomon, così da dare ancora più forza ed intensità alle sue creazioni. Infine, la terza fase è quella in cui il ruolo dell’arte performativa diventa più prominente. Mori Mariko ha acquisito una nuova consapevolezza riguardante il suo ruolo nella società urbana contemporanea, grazie all’incontro con una sacerdotessa avvenuto a Kudakajima, che l’ha ispirata ad iniziare un progetto per portare quei rituali a cui aveva potuto assistere alle future generazioni. Per fare ciò, ha fondato un’organizzazione non profit, la Faou Foundation, il cui scopo è quello di connettere umani e natura attraverso sei opere d’arte, la prima delle quali è stata installata a Miyakojima e prende il nome di Primal Rhythm.

Viene infine presa in considerazione la figura dello Sciamano Sugee, un vero e proprio toshi no shaman, ovvero uno “sciamano urbano”. Lavora principalmente a Tokyo, dove si offre di portare, tramite diversi canali di comunicazione, quello che può essere riassunto nel  termine tsunagari, ovvero una connessione. Il mezzo principale con il quale cerca di stimolare questa connessione è la musica, la quale, secondo Sugee, si pone esattamente tra il mondo degli uomini ed il mondo degli spiriti ed è in grado di veicolare messaggi da uno all’altro. Lo sciamano è per altro molto attivo tramite seminari e lezioni, senza contare le sue attività online: ha un sito web in cui descrive le sue attività, un profilo Facebook che utilizza per condividere quotidianamente i suoi pensieri e su Youtube è possibile trovare video sia delle sue performance che delle sue lezioni alla Freedom University di Tokyo.

In tutti e tre i casi di studio presentati nell’articolo si nota il bisogno di un nuovo collegamento con la natura, probabilmente una reazione alla vita in grandi città come Tokyo: in un contesto urbano in cui la tecnologia è così predominante sulla natura, il ritrovamento di un contatto con quest’ultima può aiutare l’individuo a ritrovare sé stesso e guidarlo verso l’armonia con gli altri.
Inoltre, le opere di questi artisti non solo contribuiscono nel dare una forma alla figura dello sciamano moderno e alla sua nuova spiritualità, ma determinano anche la creazione di comunità di individui che, pur non conoscendosi, si sentono parte di un gruppo che condivide esperienze, forme di conoscenza e bisogni.

In conclusione, lo sciamano moderno del contesto urbano giapponese si muove nel presente proiettandosi nel futuro e riprendendo elementi dal passato. Si riappropria del proprio bagaglio spirituale, attingendo alle proprie tradizioni e attribuendole ad un termine accademico quale sciamano, così da attivare il capitale simbolico dietro il termine e legittimare le nuove pratiche all’interno di un contesto moderno. Si tratta di un insieme di elementi che aiuta a creare e cristallizzare l’immagine e la percezione dello sciamanesimo giapponese, una nuova spiritualità che si muove tra tradizione e nuovi mezzi di comunicazione.

A cura di Alessia Zannoni