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Vivere d'acqua: in mostra un territorio tra terre, mare e lagune

Riscoprire un territorio dinamico, in sospeso tra terre, mare e lagune, grazie all’archeologia. La mostra “Vivere d’acqua. Archeologie tra Lio Piccolo e Altino” che sarà inaugurata venerdì 2 agosto alle 18.00 al Centro Culturale Manin di Ca’ Savio (via Treportina, 1) esporrà per la prima volta i materiali archeologici che sono stati rinvenuti negli ultimi decenni in occasione delle indagini subacquee e sul campo, mettendo in risalto le strutture e le forme del paesaggio dell’area lagunare/litoranea antica dell’attuale territorio di Lio Piccolo e Cavallino/Treporti.

Il visitatore potrà comprendere così le complesse vicende insediative legate al territorio. In questi luoghi le comunità, profondamente collegate al centro di Altino, hanno imparato a costruire, vivere e “dare forma e struttura” alle acque ed alle barene della Laguna. La mostra, che rimarrà aperta fino al 13 ottobre, è organizzata dal Comune di Cavallino Treporti, dall’Università Ca’ Foscari Venezia, dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna – MiBAC Polo museale del Veneto e dal Museo nazionale e Area archeologica di Altino – MiBAC. Per approfondimenti e informazioni: www.unive.it/viveredacqua

“Questa mostra è un viaggio alla riscoperta del nostro passato più remoto e nascosto nelle profondità – afferma Roberta Nesto, Sindaca del Comune di Cavallino Treporti - La laguna Nord e la sua vita prima di Venezia rappresentata da reperti archeologici che riemergono dalle acque e che ci fanno scoprire i paesaggi nascosti di un nostro luogo antico: Lio Piccolo. Prosegue così il cammino culturale e museale che vogliamo condividere con la nostra comunità e con tutti i visitatori che a Cavallino-Treporti vorranno venire per vedere la mostra. Con questa esposizione si arricchisce il percorso su Lio Piccolo che diventa ancor di più luogo da visitare, da conoscere e da approfondire in tutti i suoi aspetti. Orgogliosi che i nostri luoghi siano oggetto di studio presente e futuro”.

Michele Bugliesi, Rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia: “La ricerca archeologica rappresenta uno dei punti di forza della nostra ricerca e le molte iniziative sostenute dall’Ateneo confermano come questa possa diventare veicolo di valorizzazione del nostro territorio, producendo delle ricadute positive anche nel consolidamento delle collaborazioni tra enti e istituzioni coinvolti a vario titolo nelle diverse attività. L’università si è proposta come tessuto connettivo, collegando istituzioni statali, enti di ricerca innovativa e comunità locali, consapevole che essere “Università Ca’ Foscari Venezia” significhi dare voce all’identità e alla memoria, per leggere meglio il nostro presente”.

“Questa iniziativa riannoda i fili tra il territorio, la sua storia ed i resti materiali del nostro passato, raccontandoli alla cittadinanza che qui trascorre la propria quotidianità – commenta Emanuela Carpani, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna - La Mostra costituisce un’occasione importante, non solo per presentare un’attenta ricostruzione del litorale in un ampio arco cronologico, ma anche per raccontare la storia dell’archeologia più recente, dall’attività appassionata di Ernesto Canal all’impegno scientifico dell’Università Ca’ Foscari”.

La narrazione, infatti, ha come filo conduttore l’importante attività pionieristica condotta da “Tito” Ernesto Canal alla fine del secolo scorso, nonché i più recenti interventi della Soprintendenza archeologica e delle Università, seguendo un percorso che nel tempo si snoda dall’età imperiale romana fino al VI-VII secolo d.C.

Oggi conosciamo il territorio in questione come eminentemente lagunare, protetto dal mare da cordoni sabbiosi e ampie spiagge. Tra l’epoca romana e il primo medioevo, però, le numerose trasformazioni ambientali e le variazioni nella presenza di acque dolci, acque salate e di terre emerse hanno determinato un assetto dell’area complesso, e a tutt’oggi non ancora completamente spiegato.

Le fonti antiche ci fanno intuire un paesaggio litoraneo articolato, profondamente collegato al suo entroterra e al suo sistema viario, dove infrastrutture portuali, saline e peschiere erano associate a insediamenti, alcuni dei quali si possono definire ville marittime.

Gli oggetti esposti, tutti visibili per la prima volta al pubblico, sono i materiali che ci narrano la complessità delle vicende antiche degli spazi acquei intorno ad Altino. Ceramiche, metalli, anfore, materiale edilizio, intonaci, marmi trovano negli spazi espositivi la giusta collocazione, immaginandoli all’interno delle strutture antiche documentate dall’archeologia.

Sono state allestite alcune ricostruzioni dei principali siti archeologici lagunari, utilizzando i materiali originali rinvenuti nel corso degli interventi di scavo e riassemblati seguendo scrupolosamente la disposizione antica rilevata nel corso delle indagini.

Gli spazi espositivi sono organizzati nelle 6 tappe:

  • Ernesto Canal: 50 anni di ricerche in Laguna
  • Le ville marittime del territorio di Altino
  • Le infrastrutture a servizio della navigazione
  • Le economie della laguna antica: sale, pesce e trasporti
  • Nuovi porti diffusi. La fine del mondo antico - La Laguna dal cielo.

Enrico Costa

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Commenti :

  • user
    ZAP 09/14/2019 alle 23:48