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Foto di EzPzPics - Pixabay
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Mappa interculturale online per vacanze consapevoli

Chi sta preparando la valigia per la Grecia dovrà considerare che lì un nostro tipico gesto di saluto, con la mano con le cinque dita tese, è il gesto della mudza, uno dei più gravi insulti che possiamo rivolgere a una persona.

In un contesto comunicativo interculturale non è sufficiente parlare la stessa lingua per capirsi davvero. Espressioni, gesti e consuetudini hanno una profonda matrice culturale che si basa sui modelli che caratterizzano una società, ma la differenziano da un’altra. Le cause che possono generare incomprensioni sono riconducibili a fattori linguistici, differenze valoriali, codici non verbali.
Come orientarsi, quindi, in giro per il mondo evitando epic fail? Un rapido strumento è la web-mappa interculturale messa a punto da Paolo Balboni e Fabio Caon dell’Università Ca’ Foscari Venezia, che permette di consultare in modo rapido alcune delle caratteristiche culturali che possono creare potenziali problemi di comunicazione interculturale. Per ora sono presenti 15 Paesi (Argentina, Austria, Brasile, Cile, Cina, Germania, Grecia, India, Messico, Perù, Russia, Serbia e penisola balcanica, Sudan, Svizzera, Uruguay) ma la mappa è continuamente aggiornata da parte degli autori e integrata con nuovi Paesi.

“Sono indicizzate le voci (valori culturali, linguaggi verbali e non verbali, eventi comunicativi) per permettere all’utente non solo di esaminare un Paese ma anche di fare veloci confronti tra diverse realtà culturali e vedere, ad esempio, come a medesimi comportamenti corrispondano percezioni potenzialmente molto differenti” spiega Fabio Caon, direttore del LABCOM.

In tema di gesti, ad esempio, consideriamo che in Brasile - dove la distanza interpersonale scende facilmente al di sotto di quella italiana e il sorriso è considerato un vero patrimonio nazionale - il gesto di “ok” con la mano alzata e l’indice e il pollice a formare uno zero può essere interpretato come un gesto volgare.
L'”ok” è invece espresso dalla mano chiusa a pugno con il pollice alzato. Gesto usatissimo, a Rio de Janeiro con una frequenza sorprendente, non esprime solo approvazione o solidarietà, ma anche “grazie”, “prego”, “non preoccuparti”, “non c’è problema”. Se un brasiliano è particolarmente soddisfatto dal cibo, invece, si tocca l’orecchio (di solito stringendo leggermente il lobo o la parte esterna dell’orecchio poco più su).

Restando in Sudamerica, è utile sapere che in Cile è preferibile in un dialogo abbassare il tono della voce per non essere giudicati aggressivi, che il giorno più infausto è il martedì 13 e che se si deve organizzare un viaggio d’affari è meglio tenere d’occhio le sacrosante feste nazionali, fiestaspatrias, che sono numerose e un vero orgoglio pubblico.
Las once o la once (alla lettera “le undici”, o “la undici”) è un evento che caratterizza la giornata cilena. Si tratta di un pasto che ha luogo verso le 17 e che si può paragonare a una merenda o a un aperitivo molto ricco, tanto da poter sostituire la cena. L’origine del nome once è incerta e ci sono diverse versioni curiose, più o meno accreditate. L’once può avere luogo sia in ambito privato che lavorativo. Tradizionalmente, a “le undici” si prende una tazza di tè o di caffè, del pane con burro, avocado, marmellata o paté.

Profondamente diversa tra i paesi è la concezione del tempo. Mentre il ritardo nei paesi germanofoni, Germania, Austria e Svizzera, non è tollerato e viene considerato un segno di scarsa affidabilità e professionalità, nei paesi musulmani – Sudan, ad esempio - non è concepito come maleducazione. In questi ultimi il tempo è una variabile appartenente a Dio, non gestibile dall’essere umano e ogni riferimento al tempo, allo scorrere dello stesso, a scadenze o ad eventi sono sempre accompagnati dall’espressione Inshallah, “se Dio vuole”, concetto che ricorda vagamente la forma italiana “a Dio piacendo”.

Frasi come ‘non ho tempo’ sono frequenti nel mondo tedesco mentre suonano scortesi, per esempio, per un italiano, che per mantenere i rapporti e salvaguardare l’amicizia preferisce utilizzare espressioni quali: ‘mi spiace, ma non posso’, in cui non viene proprio menzionato il termine ‘tempo’.

Interessante però considerare che il valore del tempo, nei paesi germanofoni, si applica anche al tempo libero, come per esempio il cosiddetto Feierabend, il dopolavoro. A quanto pare una vera e propria istituzione.

Altra peculiarità della cultura e società tedesca è il naturismo, forse considerata curiosa perché in contrasto con l’assunto della riservatezza tedesca e, agli occhi di un italiano, poco compatibile con le condizioni climatiche della Germania.
Il naturismo però, noto a molte culture nel corso della storia, ha radici profonde tra le pratiche della società tedesca già da fine Ottocento. Secondo la Freikörperkultur (letteralmente “cultura del corpo libero”, abbreviata in FKK), l’abbigliamento era un elemento costrittivo e limitativo della civilizzazione e la nudità si armonizzava al meglio con l’ambiente.

Se, cambiando Paese e usanze, ci capitasse di essere invitati a cena in Russia: presentiamoci con un regalo, non stringiamo la mano sulla soglia, che secondo la superstizione porta a lite e ricordiamoci che in casa ci si deve togliere le scarpe.

Solitamente in Russia si versa da bere con la mano destra evitando di puntare il fondo della bottiglia verso di sé, ed è considerato di malaugurio lasciare le bottiglie vuote sul tavolo.
Durante la conversazione teniamo presente che il passaggio dal “lei” al “tu” avviene in modo molto lento e meno automatico rispetto all’Italia e le parolacce e i termini volgari vanno evitati nel modo più assoluto, soprattutto da parte delle donne. Nella lingua russa le bestemmie non esistono: il ruolo della religione nella società non è così significativo da giustificare l’esistenza di espressioni blasfeme.

La mappa interculturale analizza: valori culturali, linguaggi non verbali, linguaggi verbali ed eventi comunicativi .

Ogni scheda-paese ha un autore o un gruppo di autori di partenza, individuati e formati dal Laboratorio di Comunicazione interculturale di Ca’ Foscari: madrelingua stranieri che da anni vivono in Italia o italiani che hanno a lungo soggiornato nel Paese straniero; in alcuni casi si tratta di coppie, un italiano e uno straniero, che lavorano insieme; in altri casi, si tratta di équipe più articolate. La scheda-paese dedicata a un Paese o a un’area culturale è quindi firmata da questo primo autore o gruppo di autori.
L’autore o il gruppo di ricerca lavora sulla base di una griglia di osservazione (Balboni P., Caon F., La comunicazione interculturale, Venezia, Marsilio, 2015), che costituisce la base delle voci nella descrizione dei punti critici relativi alle singole culture

“La mappa è da intendersi continuamente in fieri, grazie al continuo aggiornamento da parte degli autori e all’integrazione di nuovi Paesi in virtù delle relazioni che come Labcom abbiamo avuto e stiamo intessendo con persone ed istituzioni italiane ed estere – spiega Caon. - Tale carattere dinamico e non definitivo deve essere anche la chiave di lettura di questa risorsa, che non pretende di offrire verità stabili e incontrovertibili ma piuttosto, poiché le culture sono fatte da persone, delle indicazioni che vanno sempre messe al vaglio dell’esperienza”.

 

 

Federica SCOTELLARO

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