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De Antoni, da Ca' Foscari a Kyoto per studiare l'ecologia degli spiriti

Regan McNeil era la ragazzina di 12 anni posseduta dal demonio nel capolavoro horror L’esorcista, del 1974, cha ha causato incubi a più di una generazione. Ma cos’è l’esorcismo e come si pratica ai giorni nostri? Un esperto in materia è il cafoscarino Andrea De Antoni, che dopo un dottorato di ricerca sui luoghi connessi all’inferno e all’aldilà nel Giappone contemporaneo, è dal 2014 professore associato di antropologia e studi religiosi alla Ritsumeikan University di Kyoto

De Antoni - che è l'ospite del PhD Welcome Day di Ca' Foscari, il 14 ottobre in Aula Baratto - sta conducendo da anni una ricerca comparata su possessione spiritica/demoniaca, esorcismo cattolico romano nell'Italia contemporanea ed esorcismo shintoista in Giappone. Da tempo sta portando avanti una lunga e difficile attività sul campo.
Andrea De Antoni
Il film 'L’esorcista' a quanto pare ha avuto il suo effetto, dato che proprio nel ’74, in seguito alla distribuzione della pellicola, ci fu in Italia un boom di richieste da potenziali indemoniati, che spinse la Chiesa a far tornare in voga una pratica, l’esorcismo, che stava per essere dismessa. “Oggi in Italia ci sono circa 240 esorcisti,14 nella sola diocesi di Verona, 11 a Milano, dove la Curia ha istituito anche un call centre. L’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum del Vaticano indice annualmente un corso per i preti nominati per svolgere questa pratica”.

Ma da cosa si può identificare una persona come ‘indemoniata’? “È importante differenziare - spiega De Antoni. - Una volta che patologie o disordini fisici o mentali sono stati esclusi, nella maggior parte dei casi chi si rivolge ad un esorcista presenta una doppia combinazione di fattori che pesano sulla sua vita: una serie di situazioni avverse e di sintomi fisici di malattie non diagnosticabili e non curabili. I pazienti vengono sottoposti a determinati rituali e, qualora presentino reazioni di legate ad una ‘avversione al sacro’ viene diagnosticato un possibile problema demoniaco. Solamente in una minima parte di casi (2-4%) si procede con l’esorcismo, che è una pratica lunga e faticosa, sia per chi la conduce che per il paziente”.

Partiamo dall’inizio: come si è avvicinato a questi temi? “Ho studiato giapponese a Ca’ Foscari e con il prof. Raveri come relatore ho presentato una tesi sulla storia del concetto di inferni nel Buddhismo. Da quanto potevo vedere non era stato mai studiato il fenomeno dell’inferno in Giappone. Durante il dottorato di ricerca mi sono concentrato su questo ambito, e ho fatto ricerca sul campo per studiare la percezione delle persone verso i luoghi connessi all’aldilà, che sono teatro di riti funebri o di memorializzazione dei morti. Nel 2020 uscirà il libro sviluppato dalla mia tesi di dottorato Going to Hell in Contemporary Japan: Feeling Landscapes of the Afterlife, Othering, Memory and Materiality (ed. Routledge).
Durante le mie ricerche sono venuto a contatto con molte persone che hanno condiviso con me la loro esperienza di possessione o di incontri con fantasmi. Talmente numerose, in realtà, che ho deciso di portare avanti una ricerca su esorcismo e possessioni spiritiche/demoniache, in comparazione tra Giappone e Italia.
In Italia mi sto muovendo soprattutto nelle regioni del centro, ma parlare di esorcismo nel nostro Paese è ancora un tabù. Chi pensa di essere posseduto rischia di essere bollato come matto e la stessa Chiesa cattolica si muove molto cautamente in questo campo”.

Per il ricercatore è relativamente semplice entrare in contatto con gli esorcisti – ne ha conosciuti più di 30 -  ma quasi impossibile conoscere i pazienti. È tuttavia proprio attraverso il contatto con una di loro, una situazione molto difficile alla quale gli è stato chiesto di collaborare, che De Antoni riesce ad entrare in contatto con gli ‘indemoniati’.
Da gennaio inizierà a lavorare su una monografia sull’argomento, ma ha già pubblicato diversi articoli in merito. Al momento, sta lavorando a una mappatura dei sintomi che diventano problematici, portando ad una diagnosi di possessione. Effettuerà statistiche per abbinare i sintomi alle varie entità che li possono provocare, analizzerà quali sono gli indicatori di uno spirito interno o esterno al paziente. Farà una cernita delle pratiche e tecniche di esorcismo e di come possono portare alla guarigione.

Gli abbiamo fatto la classica domanda: lei crede agli spiriti? “Credo a quello che vedo e ai dati che posso raccogliere. Ci sono persone che esperiscono uno spirito, e le esperienze sono documentabili, quindi vere. Tecnicamente se lei sparisse dopo questa conversazione non vorrebbe dire che, mentre parlavamo, non esisteva nella mia esperienza. Sono piuttosto critico verso gli approcci cognitivisti applicati a questo ambito. Mutuo una metafora non mia: sarebbe come raccontare una partita di calcio spiegando il funzionamento della gamba”.
Una spiegazione divulgativa dell’approccio di De Antoni all’argomento, può essere trovata qui:
https://www.natcult.net/steps-to-an-ecology-of-spirits/

Federica SCOTELLARO

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