"Un'occasione unica per scoprire il Giappone", Sara Maragno racconta MIRAI

La cafoscarina Sara Maragno, studentessa di Relazioni Internazionali e del Collegio Internazionale di Ca’ Foscari, è stata selezionata assieme ad altri 4 ragazzi italiani per partecipare a MIRAI 2019, un programma di scambio accademico organizzato dal Ministero degli Affari Esteri del Giappone.

MIRAI, che in giapponese significa “futuro”, invita periodicamente studenti meritevoli da diverse regioni per discutere su temi di interesse comune, dall’economia alla politica, dalla tecnologia alla scienza. 

L’edizione 2019 del programma ha trattato temi riguardanti “Politica e Sicurezza”, coinvolgendo 39 studenti da 20 paesi diversi.
Durante il soggiorno, i partecipanti hanno avuto la possibilità di visitare importanti istituzioni governative e accademiche, ma anche luoghi di interesse storico e culturale.
Abbiamo chiesto a Sara di raccontarci le sue impressioni al ritorno da questa incredibile esperienza. 

“MIRAI è stata un’opportunità unica e meravigliosa grazie alla quale ho potuto conoscere un Paese così diverso e peculiare.  

Nella fase iniziale il programma ha previsto la visita ai Ministeri degli Esteri e della Difesa, dove ci è stata illustrata la posizione del Giappone in merito a politica estera e sicurezza.
A più riprese, i funzionari hanno sottolineato l’importanza che il Paese riserva alla cooperazione con l’Europa, citando a riguardo iniziative congiunte come il “Japan-EU Strategic Partnership Agreement”. L’incontro è stato decisamente formativo dal punto di vista accademico, ho ritrovato concetti studiati come il “two-level game” nelle negoziazioni internazionali. Un focus speciale è stato dedicato alla cooperazione bilaterale con alcuni Paesi  e l’attenzione che il Giappone ripone nella sicurezza sanitaria.

Il giorno seguente siamo stati ospitati alla Waseda University, una delle più importanti università di tutto il Giappone, dove il Professor Paul Martyn Bacon ha tenuto una lezione sull’importanza della connettività nello scenario geopolitico globale e sul modo in cui Giappone e Unione Europea possono offrire narrative alternative e complementari al piano cinese della “Belt and Road Initiative”.

Oltre al valore educativo dell’esperienza, ho potuto prendere parte a visite guidate in posti meravigliosi come Miyajima Island e Tokyo Asakusa.
Miyajima Island, nella baia di Hiroshima, è un posto incantato. Il sito, patrimonio UNESCO, ospita un meraviglioso tempio Shintoista, l’Itsukushima Shrine dove si respira una spiritualità dal sapore millenario. Dello stesso complesso fa parte il Daisho-in, un santuario buddista ai piedi del monte Misen.

Per giungervi si segue un percorso in salita disseminato di piccole statuine di Buddha, tutte con un colorato  berrettino di lana per proteggerle dal freddo.
 Visitare l’isola è un’esperienza quasi surreale, anche   per la   presenza di centinaia di cerbiatti che girano   liberi lungo le   viuzze (gli animali sono considerati messaggeri degli dei).
 Imperdibile anche il cibo venduto dai piccoli   ristoranti lungo l   la  via principale, ostriche e dolcetti   al succo d’acero.

 Altrettanto suggestiva è Kyoto, l’antica capitale. In   alcuni   parti della città sembra che il tempo si sia   fermato, con le   antiche vie costeggiate da piccole   case in legno e lanterne. A   nord della città si può visitare il famoso Kinkakuji (o Golden     Pavilion), un   tempio Zen i cui ultimi piani sono interamente     ricoperti da foglia d’oro. 


A Kyoto abbiamo assistito anche ad una rappresentazione del teatro Noh, una delle tradizioni teatrali più antiche del Giappone. Tre suonatori accompagnano la danza dell’attore vestito con un raffinato kimono di seta e celato dietro ad una maschera. Il risultato è un dramma lirico-danzato quasi catartico che lascia attonito lo spettatore.

Tokyo, la capitale, è davvero affascinante. La prima cosa che colpisce è la sua estensione: è una metropoli sconfinata, abitata  da circa 38 milioni di persone.
Il tutto si riflette in una strana combinazione tra tradizione e modernità: in mezzo agli altissimi grattacieli si può scorgere
ogni tanto un tempio; tra le strade, completi in giacca e cravatta si mescolano a kimono dai colori vivaci. 

 La parte che più mi è piaciuta è stata la visita al quartiere   Asakusa, il più antico della capitale. Qui, percorrendo strette   vie piene di negozi caratteristici, si giunge al Tempio di Sensoji   e ad una pagoda a cinque piani. Grazie   anche alla luce del     tramonto, l’atmosfera del luogo era a dir   poco magica.

 La tappa del viaggio che mi è rimasta più impressa è stata la   visita ad Hiroshima. All’arrivo si direbbe una città come le   altre, se non fosse per un edificio quasi in rovina che si staglia   lungo il fiume: l’unico residuo del bombardamento atomico del   1945. Poco distante sorge il Parco del Monumento alla   Memoria dove è tradizione che i visitatori portino un origami     in segno di rispetto per le vittime, circa 140 mila persone. 


L’esperienza più forte è stata sicuramente la visita al Museo della Pace, che raccoglie le testimonianze di vittime e sopravvissuti. Qui sono esposti oggetti personali e moltissime foto di volti: talvolta risulta addirittura difficile capire se siano umani da quanto sfigurati.

Il Giappone è un sincretismo di contrasti, un misto tra modernità e tradizione, tra ordine e caos. L’organizzazione del programma è stata impeccabile, non posso quindi fare a meno di ringraziare il Ministero degli Affari Esteri del Giappone e l’Ambasciata del Giappone a Roma, nonché la Professoressa Rosa Caroli per il supporto ricevuto. 
Alla visita è seguita la testimonianza di una signora quasi novantenne sopravvissuta, parlava giapponese ma l’emozione nell’esporre la sua esperienza era comprensibile a tutti.
La vicenda di Hiroshima mi ha fatto molto riflettere sul modo in cui la storia venga raccontata e contribuisca all’identità nazionale, sul fatto che una data che avevo studiato come la fine di una guerra sia stata per centinaia di migliaia di persone l’inizio di un inferno.

Arigato gozaimasu! Grazie mille!"

a cura di Sara Maragno