Photo credits: "Shibuya" by nakashi from Chofu, CC BY-SA 2.0.

Autocontrollo senza previdenza sociale, affrontare il Covid-19 in Giappone

Seguendo i pareri della comunità medica e scientifica, il Giappone è riuscito ad evitare gli effetti peggiori della pandemia senza ricorrere a misure particolarmente rigide di lockdown e isolamento, riportando dall’inizio della pandemia ad oggi circa 23.000 contagiati e meno di 1.000 morti.

Il ‘modello giapponese’ non ha previsto la chiusura obbligatoria di alcuna attività, lasciando i cittadini pressoché libere di muoversi, ma sconsigliando loro di farlo. 

Per ciascun paese impegnato nella lotta all’epidemia, la regolamentazione degli spostamenti sembra al momento essere una delle misure più efficaci per limitare i contagi.
Ad ogni modo, le restrizioni negli spostamenti sono inevitabilmente accompagnate da un rallentamento dell’attività economica e di conseguenza, dalla necessità di compensare le perdite subite dagli individui.
Perciò, la combinazione tra controllo degli spostamenti e compensazione dei danni economici è diventata uno degli argomenti più controversi in tutti i paesi del mondo.

Blande restrizioni nella mobilità delle persone accompagnate da una magra compensazione per le perdite subite: potremmo riassumere così le misure adottate inizialmente dal Governo giapponese - spiega Hirofumi Utsumi, Professore Associato del Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea di Ca’ Foscari - Con la parola jishuku (自粛) però non si intende una libertà assoluta dei movimenti, in quanto viene implicata l’idea di autocontrollo

Questo concetto molto sentito nella società giapponese ha fatto in modo che, nonostante le poche restrizioni legali imposte dal Governo, i cittadini decidessero volontariamente di autoisolarsi e limitare le attività.
“Allo stesso modo, il Governo non ha forzato nemmeno la chiusura delle attività commerciali e produttive, perciò, qualsiasi perdita economica è derivata dalla chiusura volontaria degli esercizi che ricade sotto il concetto di jikosekinin (自己責任), o autoresponsabilità. Ciò che ne consegue è una mancata presa di responsabilità da parte del Governo nel compensare le perdite subite da imprenditori e lavoratori.”

Molti cittadini giapponesi si sono opposti alla contraddizione dell’ “autocontrollo senza compensazione”, una misura che - nonostante abbia funzionato nel contenimento del virus - ha ricevuto aspre critiche non solo da partiti di opposizione e opinione pubblica, ma anche all’interno dello stesso partito liberale democratico attualmente al governo.
“A seguito di queste contestazioni, il Governo giapponese ha gradualmente migliorato le misure previdenziali. In aggiunta, alcuni governi locali come quelli di Tokyo e Osaka hanno implementato in autonomia ulteriori azioni di risarcimento delle perdite economiche”

Ma la reticenza del Giappone a mettere in atto misure di protezione sociale non è una novità comparsa solo durante la pandemia di Covid-19.
“Negli ultimi 30 anni, il Giappone ha seguito la tendenza globale al capitalismo di stampo neoliberale, istituendo un tipo di società che prevede sempre meno misure di protezione sociale, come dimostrato dal rapido incremento del precariato e dalla scarsità di iniziative di welfare.
La tendenza all’autocontrollo senza protezione sociale nasce per ridurre al minimo il peso del singolo sulla collettività, rendendo il rischio una responsabilità dell’individuo e massimizzando la produttività dell’intera società.
Da questo punto di vista, le misure adottate dal Giappone durante l’epidemia sembrano essere una manifestazione, in forma estrema, dell’erosione a livello sociale che si è verificata globalmente nelle ultime decadi”

Quali saranno gli effetti della pandemia sulla configurazione sociale giapponese terminata l'emergenza?
“Non so se i cittadini giapponesi continueranno sulla strada dell’autocontrollo senza protezione sociale nel mondo post coronavirus, ma credo che questa emergenza sanitaria abbia messo sotto gli occhi di tutti i grossi difetti della nostra società.
A differenza di ciò che sostiene la dottrina neoliberale, il mercato libero non è in grado di risolvere tutti i problemi umani e la vita del singolo non può essere adeguatamente salvaguardata senza il ricorso a misure di tutela previdenziale.
Per fare un esempio concreto di queste grosse falle nel sistema, la ricerca di una maggior efficienza attraverso la privatizzazione di molte strutture mediche e ospedaliere non è stata efficace nella lotta al coronavirus.  Dall’altro lato, l’emergenza sanitaria ci ha dimostrato come esistano rischi che nessun paese è in grado di gestire adeguatamente in autonomia nell’era della globalizzazione, sottolineando il bisogno di un nuovo sistema di sicurezza complementare allo stato-nazione. Il miglioramento della sicurezza sociale è la chiave per la sicurezza umana al giorno d’oggi. ” 

Francesca Favaro