Opinioni degli studenti e occupazione

AlmaLaurea è un Consorzio interuniversitario a cui oggi aderiscono 73 Atenei Italiani, oltre allo stesso MIUR. Ha tra i propri obiettivi principali quello di facilitare e migliorare l’ingresso e la collocazione dei giovani nel mondo del lavoro nonché quello di agevolare le aziende nella ricerca del personale qualificato. Il Consorzio raccoglie inoltre dai laureati informazioni sulla loro condizione occupazionale e valutazioni sul percorso di studi svolto.

Il corso valutato dagli studenti

Leggi come valutano il corso gli studenti che lo frequentano; puoi trovare le loro opinioni sull'attivita' didattica e sul docente ma anche sui servizi, l'organizzazione del corso, le attrezzature didattiche dell'Ateneo;  le valutazioni vengono raccolte in un questionario on line che ciascun iscritto compila al termine di ogni insegnamento.

Perché Ca' Foscari

Le motivazioni degli immatricolati alle lauree triennali e magistrali di Ca' Foscari raccolte in una indagine in cui gli studenti spiegano i motivi per cui hanno scelto l'Ateneo veneziano

Lo stage valutato da studenti e aziende

Leggi le opinioni delle aziende e degli studenti cafoscarini al termine dello stage. Puoi trovare informazioni e consigli interessanti su come affrontare questa esperienza

Testimonianze

Nel 2015, i vincitori del Premio di Laurea "Giuseppe Del Torre" sono tornati a Ca' Foscari per festeggiare i primi cinque anni di edizione del Premio e raccontare la loro tesi di laurea ed esperienze personali: alcuni hanno proseguito con il Dottorato di ricerca, altri sono entrati nel mondo del lavoro. Ne sono scaturite quattro mini autobiografie, per dare un'idea della ricchezza dei percorsi possibili durante e dopo la laurea in Storia.

Chiara Passarin, insegnante

Per parlare della mia tesi devo partire della mia esperienza universitaria che si è mossa molto tra Venezia e la Gran Bretagna. Credo di aver sfruttato tutti programmi di scambio a disposizione. Ho iniziato con l’Erasmus a Londra, nel 2006-2007, per lavorare alla tesi triennale. Frequentando i corsi alla UCL mi è nato l’interesse per la mia tesi specialistica, sulla politica estera inglese nel secondo dopoguerra. Per andare in archivio era necessario spostarmi nuovamente in Gran Bretagna. Ho fatto domanda per l’Erasmus Placement, una borsa di studio che dà la possibilità di spostarsi all’estero in Europa con un programma di scambio che porti a fare un tirocinio di lavoro.

Quando ho fatto la domanda, a Ca’ Foscari ero l’unica che veniva da un dipartimento umanistico. Ho trovato un’università, la St. Andrews University in Scozia, che mi ha chiesto di collaborare con loro, lavorando in un dipartimento universitario. Già questa sembrava una cosa strana, perché non era il classico inserimento in azienda. Forse anche perché ero l’unica mosca bianca che veniva da un dipartimento umanistico, sono riuscita a partire.

Una volta laureata nel 2009 avevo desiderio di continuare negli studi. Venivo da 5 anni in cui era chiaro cosa fare: studiare. Trovarsi dopo 5 anni con la laurea, ti apre un mondo che è completamente nuovo: e adesso? Il periodo non offriva molto. Sono tornata in Scozia per altri 6 mesi; ho fatto tante domande di dottorato, ma ero sempre la prima tra i vincitori senza borsa di studio. Per me non era fattibile. Il progetto di dottorato prevedeva di viaggiare molto. C’era una necessità economica evidente.

Sono tornata nel mio paese d’origine nella bassa veronese, e presa un po’ dallo sconforto ho cominciato a mandare qualche curriculum. A giugno ho fatto un colloquio in una scuola media privata e a settembre sono stata assunta, in realtà molto sconfortata inizialmente, perché ero legata all’idea di continuare a studiare. Se mi avessero chiesto vuoi fare l’insegnante, io avrei detto no, assolutamente no. In realtà nel giro di un paio di mesi ho capito che non sarei mai andata via da lì perché ci stavo proprio bene. Non pensavo che sarei stata portata per l’insegnamento, e a dei bambini della scuola media che al giorno d’oggi fanno impazzire. Però dopo solo un paio di mesi ho scoperto che è proprio il mio lavoro. Sono passati 4 anni e mezzo e sono ancora lì, sto bene e sono contenta.

Francesca Poggetti, archivista

Io ho avuto un percorso un po’ bizzarro: ho cambiato quattro corsi di laurea, ma il primo e l’ultimo sono stati in Storia. Ho cominciato a studiare Storia, ho interrotto gli studi, poi quando li ho ripresi ho fatto la triennale in Conservazione dei beni culturali indirizzo demo-etno-antropologico, che ho concluso con una tesi in cui ho scoperto la ricerca in archivio. Dopo la triennale ho deciso di iscrivermi alla specialistica in Antropologia culturale e contemporaneamente alla Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica presso l’Archivio di stato di Venezia, che è una scuola che consiglio molto.

L’università e la scuola di archivistica sono due tipologie di studio che non entrano in conflitto, perché la scuola non richiede esami intermedi ma solo un grande e molto impegnativo esame finale, che io ho fatto nel 2009. E dopo mi sono accorta che volevo fare Storia e non Antropologia e dunque ho cambiato e sono tornata alla prima scelta.

Il diploma di archivistica è un titolo richiesto per lavorare negli archivi e da quattro anni lavoro come archivista. Mi sono occupata tanto degli archivi del Genio civile di Padova, di Este, di Vicenza, e di tutto il versamento dell’Archivio del Magistrato alle acque nella nuova sede di Mestre. Poi lavoro spesso anche con privati che mi commissionano ricerche.

Lavoro tramite delle cooperative. Purtroppo la realtà attuale del lavoro come archivista vede questi due estremi: c’è la fortezza inespugnabile delle persone che stanno dentro gli archivi di stato, e fuori c’è il precariato più selvaggio.

È un lavoro che mi piace molto. Ordino archivi, redigo inventari, mi sono occupata anche di sgomberi, che trovo anche abbastanza divertente. Non potresti mai immaginare che dentro certi edifici esistono degli archivi abbandonati, è affascinante. Solo mi pesa lavorare spesso da sola. Mi manca il lato di relazioni umane. Per questo ultimamente sto pensando di cambiare lavoro. 

Tommaso Saggiorato, costruttore di muri a secco

Mi sono laureato nel 2011, il titolo della mia tesi era Battaglie vinte tante, ma la guerra persa, che è un estratto di un’intervista sul tema della casa e degli sfratti a Venezia nel ’900. L’interesse per questo argomento è nato fuori dall’università. Vivere quattro anni a Venezia è stata un’esperienza bella e drammatica. Ho conosciuto tante persone che negli anni ’70 e ’80 avevano fatto parte di associazioni di inquilini per il diritto alla casa e per me è importante calare gli studi umanistici nella tua esperienza.

Adesso non vivo più a Venezia. Ho scelto di trasferirmi da quasi due anni in montagna, a Dordolla, in un villaggio di 45 abitanti nel comune di Moggio Udinese. Arrivarci è stato un caso, decidere di rimanerci no: ho scelto di scommettere su questo villaggio non perché sia solo un bel posto, ma perché io sono l’ultimo dei nuovi arrivati. Questo villaggio è l’unico della valle in cui la popolazione cresce. Le persone sono lì per sviluppare progetti comunitari.

Sono arrivato come volontario agricolo, ospite di un tedesco che ha investito in un’azienda agricola e fatto famiglia lì; e ho conosciuto una coppia di ragazzi inglesi, di cui uno è un regista e sta facendo un film sulla vita nelle terre abbandonate; io collaboro facendo ricerche sulla demografia storica e l’utilizzo del territorio in relazione all’emigrazione. Siamo una comunità piccola ma molto attiva. Ci hanno scoperto i dipartimenti di geografia delle università di Padova e di Innsbruck: siamo diventati un caso di studio.

Ho deciso di occuparmi di lavorare con il paesaggio, in particolare con i muri a secco e i terrazzamenti di contenimento destinati all’agricoltura. Sono entrato a far parte dell’Alleanza mondiale per i paesaggi terrazzati che promuove la cultura e il recupero di una tradizione costruttiva, che significa ripristinare non solo i manufatti ma mantenere in vita le terre di mezzo, quelle comprese tra l’alta montagna degli sciatori e degli alpinisti e la pianura delle città. Tramite loro ho imparato a costruire i muri a secco, in una scuola in Liguria, e da un anno a questa parte mi dedico alla costruzione di muri a secco, non solo dove sono io ma anche in altre valli del Friuli. Ora sto cercando di sviluppare il mio lavoro tramite progetti culturali e corsi di formazione.

Alice Tumminello, responsabile della qualità

Mi sono laureata nel 2010; l’oggetto della mia tesi era un monastero di Venezia, il monastero di Santa Maria delle Vergini, che per una serie di motivi è andato incontro a una vicenda di riforma un po’ sui generis, dal 1519 al 1525. Era un monastero conventuale agostiniano le cui monache non facevano una professione regolare; essendo quasi tutte di provenienza nobiliare continuavano dopo l’ingresso nel monastero a condurre una vita secolare: entravano, uscivano, si vestivano come nobildonne, e questo era ampiamente tollerato.

Sfortunatamente per loro arriva il Patriarca Antonio Contarini che vuole imporre l’osservanza, cioè l’aderenza completa al voto di castità, povertà e, per le monache, la clausura più stretta. C’è un diario scritto dalle monache che racconta dal loro punto di vista questa vicenda vissuta come un’estrema ingiustizia.

La ricerca è stata prevalentemente un lavoro d’archivio: nell’Archivio del Patriarcato, anche nell’Archivio Segreto Vaticano, e poi nella biblioteca del Museo Correr, che ha il diario scritto dalle monache che è bellissimo, anche perché ha delle miniature in oro meravigliose.

Una volta laureata sono tornata a casa – io sono lombarda – e ho mandato in giro dei curricula. Sono stata chiamata da una società di ingegneria che si occupa di impianti elettrici. Mi hanno offerto inizialmente un contratto come impiegata in amministrazione, che nel giro di sei mesi si è trasformato in una proposta di formazione per gestire la parte del sistema di qualità, con un contratto a tempo indeterminato come responsabile qualità per la parte di certificazione ISO 9001.

Questo della certificazione è un grandissimo strumento per gli umanisti: i miei colleghi che si occupano di qualità sono per la gran parte laureati in Storia, in Lettere e in Filosofia. La certificazione di qualità richiede una parte di formazione abbastanza noiosa, mnemonica, pedante, ma in realtà poi prevede l’applicazione alla produzione di norme che sono molto interessanti, utili e logiche. Questo è un campo in cui un laureato in una materia umanistica ha una marcia in più.

Faccio un esempio. La società per cui lavoro si occupa di progettazione di impianti elettrici soprattutto per commesse molto grandi. Stiamo facendo la Gran Moschea d’Algeri e il Centro internazionale conferenze d’Algeri, e abbiamo fatto l’Hotel Sheraton ad Orano, quindi commesse molto importanti. Il mio compito durante la commessa è affiancare il Project Manager e fare in modo che tutta la documentazione venga raccolta secondo determinati criteri. Questo non è importante solo per ottenere la certificazione, ma anche per tenere traccia di quelli che sono i processi di commessa. Ad esempio il fatto che venga fatto un crono programma e che venga rispettato, o che venga fatto un calcolo di preventivazione sempre più preciso, e questo è possibile solo facendo una raccolta di dati molto puntuale. In cinque anni abbiamo fatto dei progressi enormi. Poi c’è l’aspetto che prevede l’archiviazione, che è fondamentale per ritrovare le cose.

Mi trovo anche a viaggiare parecchio, ed è un lavoro che mi piace veramente tanto e in modo del tutto sorprendente, perché mai avrei pensato di fare un lavoro del genere, tra l’altro per una società che fa cose di cui io non capisco niente!

Last update: 26/07/2021