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Settembre 2017

Cari Cafoscarini, il Servizio Disabilità e DSA promuove varie iniziative a carattere inclusivo non solo di supporto allo studio durante la carriera universitaria ma anche extra-didattiche.

Per questo motivo, terminata la stagione estiva, abbiamo deciso di dedicare questa newsletter alle attività e alle vittorie sportive di alcuni dei vostri compagni di corso.

Vi proponiamo le storie di Giulio, Luca, Salvatore, Arianna e Alberto che ci raccontano e ci insegnano come volontà e dedizione permettano di raggiungere qualsiasi obiettivo.

Buona lettura!

Giulio, studente di Informatica

Pratico nuoto a livello agonistico e ho partecipato agli Special Olympics a Rovigo e a gare della FISDIR.

Domenica 16 luglio 2017 ho partecipato a Caorle ai 600 m. stile libero: ci ho messo 22 minuti e 30 secondi e sono arrivato 1° su 75 persone della mia categoria (si erano iscritti ben 930 atleti!).
L'1, 2, 3 settembre sono stato selezionato per delle gare a Malmö in Svezia dove sono arrivato 2° ai 100 m di dorso e 3° ai 100 m di rana.

Il nuoto mi è sempre piaciuto e lo pratico da quando ero piccolo anche se non mi tuffo di testa per paura. Le emozioni che provo sono contentezza e soddisfazione soprattutto quando sono tra i primi arrivati!

Salvatore, studente di Lettere

Lo sport che pratico da oramai cinque anni è il futsal, comunemente noto come calcio a 5. Il mio avvicinamento a questa disciplina sportiva si deve ad un ragazzo montebellunese che riuscì a contattare mia mamma dicendole che sarebbe stato entusiasta se fossi venuto un giorno a conoscere i ragazzi della squadra di cui io poi avrei preso parte. In un primo momento ero riluttante ma decisi di non perdere quest’opportunità dato che nutro una grande passione per questo sport. Inizialmente ero all’oscuro della presenza di squadre di futsal aventi disabilità visiva e che esistesse una federazione che si occupa dell’organizzazione di competizioni nazionali specifica per questa peculiarità.

In modo particolare nel mio caso lo sport è fonte di soddisfazioni, ma soprattutto conserva un valore profondo di condivisione e di relazione interpersonale. Lo sport inoltre nel caso specifico della disabilità gioca un ruolo cruciale per l’integrazione sociale, riuscendo talvolta ad abbattere le barriere delle insicurezze.

Personalmente il momento di maggior soddisfazione raggiunta con la convocazione in nazionale under 22 avvenuta nell’anno appena conclusosi.

Luca, studente di Economia e Gestione delle Arti e delle attività culturali

Ho cominciato a nuotare quando avevo 8/9 anni in quanto la mia passione è vivere nell’acqua! Già a10 anni ho partecipato a gare a livello agonistico e la mia specialità è lo stile farfalla (o delfino).

Ho preso parte per tre volte alle Deaflympics ottenendo successi importanti. A luglio di quest’anno alle Deaflympics a Samsun in Turchia ho vinto il bronzo nei 200m farfalla e l’argento nei 100m farfalla: è stata una grande emozione salire sul podio accompagnato dall’inno di Mameli! Era stato inoltre un grande onore per me essere scelto in questa occasione come portabandiera dell’Italia alla cerimonia di apertura.

Ci sono voluti anni di allenamento e di sacrifici per riuscire ad arrivare a questi risultati e fortunatamente non ho mai dovuto abbandonare gli studi.

Online potete trovare un video con una intervista rilasciata dopo Samsun.

Arianna, studentessa di Conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali

Pratico canoa dalla terza media; ho iniziato con un progetto scolastico e poi ho deciso di continuare. In inverno ci alleniamo in palestra due volte a settimana tutti insieme: grandi, piccoli, abili e disabili, e il sabato se è bel tempo usciamo. Dalla primavera cominciamo ad allenarci tre volte a settimana. Il gruppo che si è creato è veramente affiatato!

 Ho scelto questo sport perché mi mette in contatto con la natura e il territorio. Quando vado in canoa mi sento capace di fare qualcosa che potrebbe sembrare difficile ma in realtà non lo è. La parte più difficile per me è salire e scendere ma poi mi sento sicura e in grado di farcela.

Alberto, studente di Storia

Pratico il nuoto da quando avevo 5 anni; inizialmente ero obbligato da mia madre e per me era una tragedia al punto di sentirmi male.  In seguito gradualmente mi abituai e presi confidenza con l'acqua grazie all'istruttrice Mary. Qualche anno fa sono andato a nuotare nella ex Iugoslavia con il nonno che è un nuotatore esperto e da quel momento non ho più avuto paura e mi sono appassionato.

Il terzo anno che ho partecipato al Miglio Marino (gara al Lido di Venezia) sono stato scoperto da Michele, un campione paraolimpico. Mi ha chiesto se appartenevo a una squadra e quando gli risposi di no lui mi disse:" te ne troveremo una noi". Così cominciai la mia nuova avventura.  

L' emozione più grande che mi ha dato questo sport è la voglia di sfidare se stessi e far comprendere agli altri che c'è la posso fare non solamente a livello agonistico, ma anche nella vita quotidiana.   


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