Evan Parker

sax soprano

performance + conduction

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

sabato 28 ottobre
16.00 Fondazione Ugo e Olga Levi

 

Come affronto un workshop sull’improvvisazione - di Evan Parker

"Gli unici elementi che porto con me in un workshop sull’improvvisazione sono l’esperienza, i pregiudizi e forse qualche divieto. La mia esperienza è iniziata con un’antica collaborazione con John Stevens: il suo 'Search and Reflect' mi ha insegnato che cosa significhi pensare chiaro e al tempo stesso è costituito di materiali che limitano con precisione la libertà del singolo musicista per sviluppare le sue capacità critiche di ascolto e di interazione. Se avessi a disposizione molte settimane, mesi o addirittura anni di insegnamento per affinare queste capacità adotterei senza dubbio un approccio simile.
In tempi più recenti ho lavorato sotto la severa ma entusiasmante bacchetta di Butch Morris e ho assorbito qualcosa dei suoi metodi di 'direzione'. Suonare con la London Improvisers’ Orchestra per oltre dieci anni mi ha permesso di analizzare criticamente molti approcci diversi, tra cui quelli di Steve Beresford, Dave Tucker, Caroline Kraabel, Robert Jarvis.
Sono contrario all'esercizio arbitrario dell’autorità – preferisco piuttosto incoraggiare i musicisti che hanno paura di sbagliare o, all’estremo opposto, quelli che sono fin troppo sicuri di sé. Se devo pensare ai 'miei' divieti, di solito sono contrario all’impiego superfluo dell’amplificazione. Mi auguro prima di tutto di riuscire a capire subito la situazione, così da mettere rapidamente a punto la formula capace di sfruttare al meglio il tempo a disposizione". 

 

Biografia

Nato a Bristol nel 1944, ha inziato a suonare il sassofono a quattordici anni. Fu influenzato da Paul Desmond, Eric Dolphy e su tutti John Coltrane. Dopo aver assistito al trio di Cecil Taylor con Jimmy Lyons e Sunny Murray nel loro apice a New York nel 1962, ne fu, come afferma, "segnato per la vita", convertito alle intensità del free jazz. Tornato in Inghilterra, ha gradualmente trovato musicisti con cui condividere il suo fervore, tra cui John Stevens e i membri del gruppo Spontaneous Music Ensemble - Dave Holland, Kenny Wheeler, Paul Rutherford, Derek Bailey e altri - e, soprattutto, Peter Kowald, che lo introdusse alla scena tedesca. Parker suonò nel ’68 con Peter Brötzmann per l’album Machine Gun. Nel 1970 si unì al Schlippenbach Trio, del quale è ancora membro, e successivamente alla Globe Unity Orchestra. A questo punto erano già visibili i segni che contraddistinguono il suo stile unico: combinazione di respirazione circolare, tonguing, pattern ritmici, sovrapposizioni e multifoni, che rendono il suo suono immediatamente riconoscibile.

I suoi sassofoni sono stati ascoltati all'interno di grandi gruppi di jazz guidati da Kenny Wheeler, Chris McGregor, Barry Guy, Stan Tracey e Charlie Watts e, nella musica da camera, da Michael Nyman, Gavin Bryars, Frederic Rzewski e altri.
Parker ha collaborato anche con gli "Innovatori americani" tra cui Cecil Taylor, Paul Bley, Anthony Braxton, Roscoe Mitchell, George Lewis, Matthew Shipp e Wadada Leo Smith. La maggior parte delle attività di Parker degli ultimi quarant'anni, sia in solo che in gruppo,  può essere inserita nella categoria della free improvised music. È stato anche ricercato da artisti delle frange più estremiste della musica pop quali Scott Walker, Robert Wyatt, Annette Peacock, David Sylvian, Jah Wobble, Spring Heel Jack e Squarepusher.

I pattern reiterativi e intricatamente dettagliati delle improvvisazioni che Parker esegue con il suo sax soprano possono richiamare i loop della systems music. Alcuni aspetti dell’elettronica lo interessano da tempo, già nel ’69 le frasi del suo sassofono rispondevano al live electronics di Hugh Davies; nel duo successivo con Paul Lytton il crudo live electronics veniva ancora fortemente in primo piano. Dal 1990 Parker ha guidato l’Electro-Acoustic Ensemble di cui i radicali riferimenti incrociati di improvvisazione e produzione del suono in tempo reale hanno portato nuovi sound alla musica e, non da ultimo, nuovi metodi di lavoro. Richard Barrett, membro dell’ensemble, ha parlato dell’EAE come di un modello per un nuovo genere di orchestra di improvvisazione. I concerti in solo, in trio e con l’Electro-Acoustic Ensemble, con organici variati, continuano ad occupare la sua vita di performer anche nel nuovo secolo. 

evanparker.com