Il cortile della Niobe, memoriale dei caduti cafoscarini
Progetto di ricerca e riqualificazione.

Quali storie racconta il piccolo suggestivo cortile che si trova nel cuore della sede storica dell’Università Ca’ Foscari? Come è cambiato nei secoli?

Il progetto, curato dalla professoressa Francesca Bisutti, dà una risposta a questi e altri interrogativi esaminando le funzioni del cortile a partire dall’edificazione nel secondo Quattrocento, quando era corte di servizio per l’approvvigionamento dell’acqua della nobile residenza dei Giustinian, fino alla sua trasformazione, nell’immediato secondo dopoguerra, in Sacrario dei cafoscarini caduti nei conflitti del Novecento.

Molte le discipline messe in campo e molti i docenti e professionisti esperti coinvolti, coadiuvati da studenti e neo-laureati.

È notevole il pregio dei manufatti antichi e moderni presenti nel cortile, dove le merlature gotiche e i capitelli rinascimentali creano un contesto ideale che esalta la potenza evocativa della scultura eseguita da Napoleone Martinuzzi nel 1946. Posta al centro di uno spazio raccolto e protetto, la statua-fontana con la mitologica Niobe che eternamente piange i suoi figli uccisi è metafora del cordoglio dell’ateneo veneziano per i suoi caduti, i cui duecento e più nomi, incisi su lastre di marmo, occupano tutto il porticato che chiude il cortile a ovest.

A partire dalla ricostruzione delle biografie di molti studenti, ex-studenti e professori ricordati nel lungo elenco, grazie ai documenti conservati nell’archivio storico dell’ateneo e a testimonianze private come lettere, diari, fotografie, la ricerca ha permesso di guardare più da vicino sia agli ideali che ai comportamenti quotidiani in tempo di guerra del mondo universitario cafoscarino: interventismo e pacifismo, patriottismo e internazionalismo, entusiasmo e delusione, obbedienza e ribellione.

Che cosa ha voluto dire nel 1915 per gli studenti lasciare i corsi universitari e andare a combattere e morire per una causa? E che cosa possiamo dire oggi, dopo aver visto la lista dei caduti cafoscarini tristemente allungarsi a causa della Seconda guerra mondiale? Una risposta tentano di darla gli storici, il cui apporto si è integrato con il lavoro dei filosofi, degli studiosi di letteratura e degli storici dell’arte per studiare le ricadute ideologiche sull’ateneo dei diversi conflitti succedutisi nel secolo breve e per offrire riflessioni sul significato del monumento e della memoria.

Ma la salvaguardia della memoria passa anche attraverso la conservazione della materia, condizione necessaria per garantire futuro alla memoria stessa e non isolarla nell’istante celebrativo. Il progetto include quindi una parte dedicata alla materia – marmo e pietra – quale “corpo” della memoria. Tutte le superfici lapidee sono state studiate e sono in corso di restauro.

Lo stato dell'avanzamento dei lavori

  • Il DATABASE ONLINE: “I caduti cafoscarini” raccoglie notizie, documenti e immagini relativi ai 246 caduti ricordati nelle lapidi. Ideato da Alessandro Casellato, curato da Antonella Sattin, implementato dai borsisti Anna Bozzo, Elisabetta De Anna, Giulia Del Frate, Marco Romio, Luca Pizzolon, Elena Valeri, e sviluppato da Stefano Bonetta, Alberto Piotto, Mariangela Vedovo, Lorenzo Sartori e Stefania Vianello di ASIT, il database mette a disposizione notizie, immagini e documenti reperiti nel corso di una ricerca dedicata e sarà aperto agli aggiornamenti che eredi, conoscenti o studiosi desiderino apportare.
  • Le ANALISI, il RESTAURO e la MANUTENZIONE: le ANALISI scientifiche sono state svolte dal Laboratorio di Caratterizzazione Materiali (nella persona di Lavinia de' Ferri, supervisionata da Giulio Pojana) e dal laboratorio diretto da Elisabetta Zendri, che, insieme a Eleonora Balliana, ha anche supervisionato gli interventi di RESTAURO e MANUTENZIONE sulle parti lapidee del cortile con la collaborazione di Elisabetta Longega, coordinando i borsisti Elisa Goldin e Riccardo Trazzi e i due gruppi di studenti del III anno del Corso di Laurea in Tecnologie per la Conservazione e il Restauro. L’intervento di restauro della loggia e la ripulitura della statua sono stati svolti in accordo e collaborazione con Jacopo Fusaro dell’Ufficio Tecnico dell’università, in qualità di direttore dei lavori. Si è provveduto anche alla ricollocazione del basamento della statua nella sua posizione originaria.
  • Il TOUR VIRTUALE: tridimensionale e navigabile dell’intero spazio del cortile permette al visitatore di immergersi nella storia del Sacrario. Realizzato da Davide Vallotto con la supervisione di Giulio Pojana, comprende anche la ricostruzione 3D ad alta definizione della statua della Niobe.
  • Il CONVEGNO: Il cortile della Niobe, memoriale dei cafoscarini caduti: storia e recupero di un monumento si è svolto nei giorni 13 e 14 giugno presso l'Aula Baratto di Ca' Foscari. Sono intervenuti i componenti dei gruppi di lavoro impegnati nel progetto e un’ospite esterna (Renate Lunzer, Università di Vienna).
  • Il VOLUME COLLETTANEO: gli esiti delle ricerche presentati negli interventi tenuti dai relatori nel corso del convegno sono stati pubblicati in forma estesa e integrale nel volume LA CORTE DELLA NIOBE. Il Sacrario dei Caduti cafoscarini, curato da Francesca Bisutti ed Elisabetta Molteni (Edizioni Ca’ Foscari). La presentazione del volume si è tenuta martedì 18 dicembre 2018 alle ore 17.30 presso l’Aula Baratto di Ca’ Foscari. Alle 18.30, è seguita l’inaugurazione della ‘Corte della Niobe’ restaurata. Il programma completo al link www.unive.it/data/16437/1/15270.
  • Lo SPETTACOLO TEATRALE: E serbi un sasso il nome: memorie dei cafoscarini caduti, nato dalla collaborazione tra Teatro Ca’ Foscari e Accademia Teatrale Veneta, è stato rappresentato nei giorni 18 e 19 dicembre al Teatro di Santa Marta con la drammaturgia di Paola Bigatto e la regia di Stefano Pagin. Gli interpreti erano diciannove allievi dell’Accademia. Il cortile-sacrario rievocato in scena è diventato il palinsesto su cui leggere in trasparenza la vita in tempo di guerra del mondo universitario di allora, misurandola con quella del presente. Coordiamento organizzativo di Donatella Ventimiglia e supervisione di Maria Ida Biggi.